14 Luglio 2026 Azzardo di Stato Nel libro di Stefano Vaccari, curato da Marco di Marco Ciarafoni, “Non è un gioco, è azzardo” (https://www.futura-editrice.it/prodotto/non-e-un-gioco-e-azzardo/), si analizzano le dinamiche e le conseguenze di un malessere sociale, individuale e collettivo. Intervista al curatore. Come avete lavorato insieme all’autore? Abbiamo portato avanti la nostra ricerca avendo come riferimento, come interesse primario, le persone, mettendo al centro del ragionamento le persone, perché non sono al centro del ragionamento dello Stato, che invece pensa al gioco soltanto nella logica fiscale, degli introiti fiscali derivanti dalle giocate. Cosa ne è emerso? Secondo noi siamo riusciti a mettere in evidenza le contraddizioni di un lungo percorso legislativo, partito durante la XVIIma legislatura, quando la commissione antimafia era presieduta da Rosy Bindi è si è occupata di su questo tema riguardo il coinvolgimento delle organizzazioni criminali. Ma questa è soltanto una delle proposte politiche e istituzionali rimaste nel cassetto, mentre la ludopatia diventa una realtà sempre più problematica, con infiltrazioni criminali, permeate all’interno di una società dove i più deboli sono i soggetti più a rischio. E la cronaca quotidiana continua a dimostrarlo. Direi di sì. Soltanto pochi giorni fa è accaduto nel Sud del Paese, in particolare a Bari, dove la procura è intervenuta con le forze dell’ordine, procedendo ad arresti dovuti a infiltrazioni mafiose. Situazioni che fanno emergere dove e come viene meno l’idea portata vanti dalla destra di governo, secondo la quale il gioco legale abbia canalizzato i rischi derivanti da una dipendenza individuale, e dalla presenza della criminalità organizzata. Mentre in realtà non è così… No, e lo diciamo chiaramente nel libro. D’altronde su questo terreno da moltissimi anni si spende una rete organizzazioni che hanno dato vita alla campagna “Mettiamoci in gioco”, dalla Cgil a Libera alla Caritas, in particolare grazie all’incessante lavoro di Don Armando Zappolini, grazie al quale si riesce a mantenere alto un faro su un problema di una gravità sociale più che preoccupante.