Guerra, pace e armi nell’Europa di oggi
12
Gennaio
2026

Guerra, pace e armi nell’Europa di oggi

Intervista a Franco Bortolotti, economista tra gli autori del volume collettaneo “L’industria della difesa europea ai tempi della guerra”, che analizza il rapporto dell’industria continentale con il mercato delle armi, la politica e la finanza internazionali

Come è stato costruito questo libro?

Il libro è cresciuto per approssimazioni successive all’idea di avere qualcosa che esaminasse le contraddizioni dell’evolversi di un’economia di guerra in Europa, testimoniando anche il segno del tempo che passa, ad esempio attraverso articoli concepiti prima dell’elezione di Trump. Si tratta di un’analisi in evoluzione, dove si è cercato di raccogliere una serie di voci partendo dai contatti degli annuari dell’Osservatorio Ires Toscana sui temi della pace e del disarmo.

Un tema centrale del volume è il contrasto tra le logiche speculative del mercato delle armi, e la funzione pubblica della sicurezza.

La contraddizione di fondo sta nell’evoluzione dell’economia postbipolare e neoliberale, il ricorso nel mercato del prevalere di una logica finanziaria che non risponde a esigenze di efficacia, per definirla in questo modo. malgrado il taglio dei costi. Alcuni dei saggi presenti nel volume cercano di approfondire temi già contenuti nel dibattito sull’economia di pace e guerra degli anni ’50-’60 negli Usa, l’eccesso di spesa nel settore dell’industria militare, che si continua a produrre avendo di fronte un unico acquirente, che sono gli Stati, sul lungo e breve termine. Un’anomalia di mercato non da poco.

Nel volume si sottolinea anche il recente accordo Nato riguardo un aumento delle spese militari da 181 a 570 miliardi entro i prossimi dieci anni. Cosa comporta tutto questo per i cittadini europei?
Di certo un aggravio delle condizioni di vita, in quadro economico europeo, che già fatica a difendere le sue acquisizioni di welfare-state. In più viene meno quella capacità di traino tecnologico, che ancora una volta evidenzia una generale dipendenza dell’Europa dagli Stati Uniti. Si insegue un’efficacia degli apparati di sicurezza senza trovare la strada giusta, perché si perseguono obiettivi in modo frammentato tra tutti i paesi, obiettivi di spesa senza aver affrontato e risolto i problemi di integrazione tecnologica e di mercato, che rimandano a una più generale integrazione politica europea: accordi su base militare e non su base politica, laddove dovrebbe verificarsi esattamente l’inverso, per ottenere una certa solidarietà tra cittadini europei. Ma prima di una volontà comune di politica estera e di difesa, la solidarietà si costruisce con la difesa del welfare state.

Quale futuro rispetto agli attuali scenari di guerra, in particolare per quello tra Russia e Ucraina?
Scenari difficili. Leggendo il saggio nel libro scritto da Wolfang Streeck, riguardo L’Unione Europea in guerra, si troverà una riflessione proprio sul ruolo effimero nella ricerca di mediazioni, o di soluzioni almeno parziali svolto dall’Europa, che sembra essersi rinchiusa in una sacca di intransigenza da cui non riesce a uscire, la condizione di non poter influenzare nulla, laddove l’Europa dovrebbe aumentare la sua ricerca di elementi di soluzione, anche su questioni apparentemente sganciate dal tema delle armi, come i trattati sullo spazio, la difesa in ambito spaziale. Ci sarebbero dei margini su cui intervenire, ma non vengono seguiti.