La memoria di Marcinelle nel sangue dei lavoratori
8
Agosto
2026

La memoria di Marcinelle nel sangue dei lavoratori

Futura Editrice pubblica un volume dell’Inca Cgil dal titolo Marcinelle 1956-2026. Settant’anni tra memoria, diritti e tutela, in edizione bilingue italiano-francese, con la prefazione di Maurizio Landini e l’introduzione di Michele Pagliaro.
Inca Cgil aveva già curato un primo libro nel 2006, a mezzo secolo dalla tragedia avvenuta l’8 agosto 1956 nella miniera di carbone di Bois du Cazier, in cui persero la vita 262 minatori di 12 nazionalità diverse, tra cui 136 italiani. Oggi, dopo 70 anni, questa edizione 2026 non è un semplice aggiornamento ma un atto di responsabilità, quello di tenere insieme la memoria di un drammatico sacrifico collettivo e la lucidità di un presente che, in forme nuove, continua a porre le stesse domande di fondo: chi tutela chi lavora? Chi garantisce la dignità di una persona, per non sacrificarla sull’altare della produzione, della competizione, dell’emergenza, della convenienza? Nel tentativo di offrire alcune risposte, il volume mette insieme voci e tempi diversi, attraverso la raccolta di alcuni contributi del precedente lavoro ancora intatti nella loro forza, come il racconto del processo di Marcinelle scritto dall’avvocato Jacques Moins, il principale consulente legale del Patronato in quella complessa fase processuale, o l’intervento del professor Gian Aristide Norelli sulla battaglia per il riconoscimento delle malattie professionali, in particolare la silicosi, che lacerò i polmoni di migliaia di minatori molto prima e molto dopo l’incendio.
Ad essi si affiancano le nuove scritture di Vincent Pestieau e Carlo Briscolini, del sindacato FGTB, sul punto di vista belga riguardo la vicenda; Giuseppe Peri (Inca Cgil) recupera invece i fascicoli dell’Archivio storico sulla presenza concreta del Patronato nei giorni immediatamente successivi al disastro, quando Inca in Belgio agiva ancora in clandestinità. Lo storico Emilio Franzina inquadra l’emigrazione italiana nel Belgio del dopoguerra, mentre Eleonora Medda e Vincenzo Sgalla (Inca Belgio) analizzano i successivi spostamenti dalla Penisola verso il Paese, divenuto nel frattempo cuore dell’Europa. In chiusura, un’appendice contenente le regioni e i comuni di provenienza delle vittime italiane, nome per nome, luogo per luogo.
Da ricordare anche come parte del libro provenga dall’Archivio storico dell’Inca, dichiarato nel 2026 dal Ministero della Cultura di interesse storico particolarmente rilevante. Sfogliando i fascicoli del settembre 1956 si avverte il peso fisico di quei giorni, a partire dalle testimonianze del presidente Giovanni Roveda e di Bruno Widmar, appena rientrati dal Belgio, caratterizzate dalla fatica concreta di tradurre il dolore in atti, e il lutto in diritti.