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Una manovra orientata all’austerità: taglio della spesa sociale e assenza di politiche per la crescita
La Legge di Bilancio 2026 si inserisce in un contesto di crisi strutturali multiple: stagnazione economica, crescita delle disuguaglianze, indebolimento del welfare e crisi demografica. La manovra privilegia la rapida riduzione del deficit pubblico attraverso il contenimento della spesa primaria e la restrizione dell’intervento pubblico, accompagnati da un incremento della spesa militare. In un’economia stagnante, tale impostazione rafforza una traiettoria di austerità che comprime la domanda interna e riduce la capacità redistributiva delle politiche sociali, senza affrontare i nodi strutturali di crescita e qualità dell’occupazione. Il Pnrr viene utilizzato prevalentemente come strumento di copertura finanziaria. Il sottofinanziamento di sanità e istruzione accentua le disuguaglianze nell’accesso ai dirittisociali. Sul piano fiscale, l’assenza di interventi sul drenaggio fiscale trasferisce il costo dell’inflazione sui redditi medio-bassi. In ambito previdenziale, l’irrigidimento dei requisiti e l’eliminazione della flessibilità in uscita aumentano il rischio di povertà previdenziale,in particolare per giovani, donne e lavoratori con carriere discontinue, rendendo centrale il tema di una pensione contributiva di garanzia come strumento di riequilibrio sociale e intergenerazionale.
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Le politiche abitative in Italia (1900-2025): ricostruzione storica e sfide attuali
La questione abitativa ha storicamente avuto un ruolo marginale nel sistema di welfare italiano, collocandosi in un equilibrio instabile tra intervento pubblico e dinamiche di mercato. L’articolo ricostruisce l’evoluzione delle politiche abitative sociali in Italia dall’inizio del Novecento a oggi, evidenziando continuità e discontinuità nei paradigmi di intervento e nelle logiche di governo, in dialogo con il dibattito politico e accademico. L’analisi si articola attorno alla trasformazione degli strumenti di intervento, all’evoluzione delle categorie interpretative e ai principali nodi critici del dibattito attuale (destinatari, modelli di governance e tensioni tra sostenibilità economica ed equità sociale). Particolare enfasi è posta sull’Edilizia residenziale sociale (Ers) e alla cosiddetta «fascia grigia», per la quale si propone una stima del bacino potenziale a livello nazionale. Nel complesso, il contributo rileva che, a fronte di un arricchimento del dibattito scientifico, le politiche pubbliche continuano a dimostrare una limitata capacità di risposta strutturale alla crisi abitativa, sottolineando l’urgenza di un approccio integrato e multilivello al welfare abitativo.
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Una nuova politica per la casa e l’abitare
Il disagio abitativo, in forte crescita nel paese, rappresenta una condizione sempre più diffusa e strutturale che richiede con urgenza nuove politiche abitative da inquadrare nell’ambito di quelle più complessive di coesione, inclusione sociale e sostenibilità. Occorre ripensare le città e i territori in termini generali per offrire le risposte necessarie a garantire i diritti delle persone e delle famiglie: dagli studenti agli anziani, dalle persone con disabilità alle giovani coppie, in relazione ai loro concreti bisogni abitativi e sociali, al diritto allo studio e al diritto a un reddito giusto e dignitoso. Sono necessarie politiche che consentano di abitare e vivere in città verdi, solidali e sostenibili dal punto di vista sociale, economico, energetico e ambientale, e che garantiscano il diritto alla casa ma anche il diritto di vivere in un quartiere, in un territorio, in una comunità accoglienti, solidali, inclusivi e sicuri. Occorre dunque una politica che agisca sia a livello centrale che locale con una strategia complessiva per affrontare i nodi del disagio abitativo con interventi e risorse adeguate, considerando la casa come una infrastruttura sociale indispensabile, potenziando e progettando soluzioni da inserire in più ampi processi di rigenerazione urbana, in particolar modo nelle aree metropolitane dove la tensione abitativa è più alta.
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Note sull’insostenibilità della transizione
Il contributo propone una lettura critica del libro di Andrea Ciarini (2025), focalizzando l’attenzione sulle ambivalenze del paradigma della sostenibilità nella doppia transizione (ecologica e digitale) e sulle trasformazioni del lavoro, la crisi del welfare e i divari territoriali. A fronte dell’inadeguatezza delle politiche di reddito e delle strategie di crescita «verde» orientate all’offerta nel contenere la riproduzione delle disuguaglianze, il contributo approfondisce la proposta di Ciarini di adottare un nuovo welfare eco-sociale radicato nei territori, fondato sulla prossimità, sul lavoro utile e decente e su un «moltiplicatore ecosociale» in grado di connettere servizi universali, occupazione dignitosa e sostegni salariali. L’obiettivo è pervenire ad un nuovo patto sociale che coinvolga Stato, mercato e società civile, fondato su coesione territoriale, prossimità e equità.
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Per una transizione giusta: welfare eco-sociale, territori e nuove coalizioni sociali
L’articolo propone una recensione critica del volume Verso un nuovo patto sociale (2025) di Andrea Ciarini, collocandolo nel dibattito sulla «policrisi» europea. Il testo decostruisce la narrazione della doppia transizione (ecologica e digitale) promossa dal Green Deal, evidenziando come l’attuale approccio basato sulla crescita verde rischi di esacerbare le disuguaglianze sociali e territoriali senza risolvere l’emergenza climatica. Ciarini supera il paradigma produttivista proponendo un modello di welfare eco-sociale fondato su due pilastri: i Servizi di Base Universali e la Job Guarantee. Questi strumenti mirano a de-mercificare i bisogni fondamentali (trasporti, energia, cura) e a creare occupazione pubblica utile, disaccoppiando il benessere dalla crescita del Pil e dallo sfruttamento illimitato delle risorse ambientali. Il lavoro sottolinea infine il ruolo cruciale dei territori come laboratori di innovazione e la necessità di nuove coalizioni sociali (sindacati, ambientalisti, terzo settore) per attuare questa transizione giusta, definendo l’opera una bussola essenziale per orientare le politiche pubbliche oltre la logica neoliberista.
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Quale sostenibilità sociale? Un’analisi critica della regolazione della finanza sostenibile in Europa
Il contributo indaga le rappresentazioni della sostenibilità sociale veicolate all’interno del quadro regolativo europeo in materia di finanza sostenibile. Attraverso la ricostruzione del percorso che ha condotto il settore finanziario a confrontarsi con le questioni socioambientali, l’analisi si concentra sul ruolo svolto dai gruppi consultivi della Commissione europea nella definizione del concetto, con particolare attenzione a due documenti elaborati dalla Piattaforma per la finanza sostenibile (Psf) nel periodo 2020-2022. Adottando l’approccio analitico del référentiel, lo studio mette in luce le rappresentazioni cognitive e normative che orientano la visione di sostenibilità sociale promossa dagli esperti coinvolti nel processo regolativo. I risultati evidenziano una tendenza prevalente a concepire tale dimensione come fattore funzionale alla crescita economica, più che come elemento costitutivo del benessere collettivo.
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