• La contrattazione collettiva aziendale fa parte di una storia importante del movimento sindacale ma proprio lo svolgimento di questa storia ha rivelato l’incompiutezza della sua funzione negoziale e di rappresentanza. Difatti l’esercizio contrattuale di secondo livello ha oscillato tra la sua specificità rivendicativa, offuscata dalle limitazioni delle politiche generali, e le assegnazioni di ruolo che le relazioni industriali costantemente hanno stabilito. Il volume si sofferma sugli aspetti di questa caratterizzazione, valutando il restringimento della portata rivendicativa e la convenzionalità degli approfondimenti e dei contenuti. Questioni complesse, le cui manifestazioni sono esplicate nel presente studio per poter essere comprese e valutate eventualmente nelle attuali complessità sindacali.
  • Il saggio analizza i recenti sviluppi della contrattazione collettiva in Europa del Sud all'insegna del trinomio aziendalizzazione-europeizzazione-americanizzazione: nonostante le differenze strutturali, i sistemi analizzati hanno notevolmente rafforzato il ruolo del contratto aziendale nel sistema delle fonti rispetto alla legge e al contratto nazionale, oltre che funzionalizzato la rappresentanza dei lavoratori in azienda a meccanismi di verifica effettiva del consenso. Tale traiettoria, frutto della governance economica europea quale risposta alla crisi, porta a una convergenza funzionale dei sistemi sud-europei verso quello statunitense, ove prevale la regolazione di prossimità.
  • Mentre il mondo rischia di cadere nel double dip, l’Europa sceglie la via di una drastica austerity. Nonostante che tra le cause della stessa crisi finanziaria, ci sia la caduta della quota distributiva del lavoro, anche nei sistemi di relazioni industriali europei, dall’Italia fino alla Svezia, si registrano forti tensioni e le imprese tornano a porre la questione del contenimento dei costi del lavoro. Intanto in Italia la mancata crescita dei salari fa aumentare diseguaglianze e povertà più che in altri paesi.
  • Una doppia recensione alla luce delle trasformazioni più recenti nelle relazioni industriali, nel settore privato e in quello pubblico. Il libro di Cella e Treu "Relazioni industriale e contrattazione collettiva", e quello di Carrieri e Nastase "Spazio e ruolo delle Autonomie nella riforma della contrattazione pubblica".
  • Una disamina dei sistemi di regolazione del lavoro nell'UE e i vari strumenti per disciplinare quello dei dipendenti pubblici. Fra gli estremi della contrattualizzazione esplicita e quelli della regolazione unilaterale, attraverso varie forme di negoziazione più o meno informale. Il diverso grado di centralizzazione. I nuovi metodi gestionali per accrescere l'efficienza e la flessibilità delle PP.AA.. Le forti differenze fra paesi sugli esiti di queste riforme, ma anche la loro natura trasversale e relativamente comune. Il bivio tra fine del metodo consensuale e ruolo della contrattazione.
  • La possibilità di applicazione dei contratti collettivi coordinati multi-employer, caposaldo della regolamentazione del mercato del lavoro nei paesi dell’Europa occidentale, è stata ulteriormente indebolita con l’avvento della crisi. La spinta continua al decentra- mento aveva già nel tempo ridotto la capacità degli accordi di settore di definire stan- dard universali applicabili a livello aziendale. I meccanismi procedurali di articolazio- ne tra i due livelli di contrattazione sono, infatti, divenuti progressivamente più deboli e incerti. Con l’avvento della crisi, nei paesi dell’Europa settentrionale questo processo si è spinto ulteriormente avanti; nell’Europa meridionale è invece in corso un vero e pro- prio attacco – sostenuto dalle istituzioni europee – nei confronti degli accordi di contrattazione multi-employer. Le misure di rafforzamento della governance economica europea indotte dalla crisi rendono più urgente la necessità di un coordinamento transnazionale della contrattazione; tuttavia l’indebolimento delle capacità di coordinamento effettivo dei sistemi nazionali di contrattazione indebolisce questa prospettiva.
  • La possibilità di applicazione dei contratti collettivi coordinati multi-employer, caposaldo della regolamentazione del mercato del lavoro nei paesi dell’Europa occidentale, è stata ulteriormente indebolita con l’avvento della crisi. La spinta continua al decentramento aveva già nel tempo ridotto la capacità degli accordi di settore di definire standard universali applicabili a livello aziendale. I meccanismi procedurali di articolazione tra i due livelli di contrattazione sono, infatti, divenuti progressivamente più deboli e incerti. Con l’avvento della crisi, nei paesi dell’Europa settentrionale questo processo si è spinto ulteriormente avanti; nell’Europa meridionale è invece in corso un vero e proprio attacco – sostenuto dalle istituzioni europee – nei confronti degli accordi di contrattazione multi-employer. Le misure di rafforzamento della governance economica europea indotte dalla crisi rendono più urgente la necessità di un coordinamento transnazionale della contrattazione; tuttavia l’indebolimento delle capacità di coordinamento effettivo dei sistemi nazionali di contrattazione indebolisce questa prospettiva.
  • La contrattazione aziendale ha certamente sofferto la dura recessione che ha colpito per lungo tempo l’economia italiana, ma ha mantenuto una sua capacità di diffusione. L’Ocsel, Osservatorio sulla contrattazione di secondo livello della Cisl, ha potuto monitorare tuttavia una inversione di tendenza nell’ultimo biennio. Da contrattazione difensiva e incentrata sulla gestione delle crisi occupazionali si torna a veder prevalere negli anni 2015-2016 la definizione di premi salariali per obiettivi, la ripresa di interesse in materia di orari e mercato del lavoro, un vero e proprio salto di qualità nella diffusione del welfare contrattuale, fino a poco tempo fa residuale. La contrattazione aziendale sembra essere radicata non solo nelle aziende grandi e nei gruppi, ma mantiene il proprio ruolo regolatore anche in molte Pmi. Certamente è maggiormente diffusa nel tessuto economico del Centro-Nord, ma non è più limitata ai comparti manifatturieri tradizionali. Se ad essa affianchiamo la contrattazione territoriale di secondo livello possiamo dire che la contrattazione decentrata in Italia mantiene una sua capacità di azione e diffusione. La contrattazione decentrata supera la crisi diventando molto più fluida nella tempistica e nella durata ed evolvendo verso contenuti sempre più innovativi, cercando di regolare in modo più partecipativo le relazioni tra impresa e lavoro.. La contrattazione è destinata a misurarsi con nuovi temi sempre più centrali nel rapporto tra impresa e lavoro (organizzazione del lavoro, politiche attive, creazione delle competenze, apprendistato e rapporto con scuole tecniche e professionali, diritto alla formazione) e inediti rispetto al recente passato.
  • A partire dalla metà degli anni novanta, sostanzialmente grazie alle attività realizzate con il contributo reso disponibile dalle circolari applicative della legge 236/1993, ha cominciato a svilupparsi, molto in ritardo rispetto ad altri paese europei, un sistema nazionale di formazione continua, frutto della progressiva attuazione di importanti politiche pubbliche di sostegno che, via via, ne hanno definito l’assetto e le priorità. ...