• Le crisi economiche, politiche e sociali portano inevitabilmente alla luce le contraddizioni presenti nei processi di riproduzione sociale. È stato così negli anni ’70 in corrispondenza dello shock inflattivo legato al rialzo del costo del petrolio, poi nel 2007 in coincidenza della crisi economica e finanziaria, e più recentemente nel 2020, con la sindemia da Covid19. Queste crisi, pur diverse nella loro manifestazione, hanno ridefinito i confini tra pubblico e privato, soprattutto attraverso l’arretramento dello Stato, e la conseguente riduzione delle risorse da destinare alle politiche sociali, generando l’aumento delle diseguaglianze, di genere in primis. L’analisi dei settori della cura, per la loro stretta connessione con la riproduzione sociale, è cruciale per indagare più a fondo la società in cui viviamo. Attraverso l’analisi delle retribuzioni, delle differenze retributive di genere presenti e di altri elementi che caratterizzano le condizioni di lavoro nel settore dell’istruzione e in quello sanitario e socio-assistenziale in Europa, questo contributo si propone di interrogare i dilemmi presenti e le prospettive future della cura.
  • This paper revisits the Purple economy framework, a feminist vision for a gender-equal and caring economic order, amid rising authoritarian pronatalism and neoliberal austerity. Drawing on feminist critiques of market fundamentalism and conservative familialism, it frames gender equality and care as complementary goals. The paper proposes guiding principles for transformative policies aligned with global agendas (Un, 2024; Ilo, 2024), including expanding paid/unpaid care work, promoting men’s caregiving, ensuring decent care jobs, and advancing time justice via shorter working hours. Two main pillars are discussed: (1) building universal care infrastructure with quality jobs; (2) regulating labor markets for care-responsive workplaces and work-life balance. As care becomes ideologically contested – used to reinforce traditional gender roles –, this framework emphasizes caregivers’ rights, quality services, and strategic alignment of care with employment, inclusive growth, and sustainability.
  • Il contributo analizza il lavoro di cura come elemento strutturale nella produzione e riproduzione delle disuguaglianze di genere, collocandolo all’intersezione tra dinamiche familiari, mercato del lavoro e assetti istituzionali. L’approccio adottato evidenzia come la cura, lungi dall’essere una pratica privata residuale, rappresenti una componente fondamentale dei sistemi di welfare e della coesione sociale. Attraverso l’analisi comparata di dati empirici e l’utilizzo di contributi teorici specifici, il lavoro mette in luce le contraddizioni tra la crescente domanda sociale di cura e la perdurante svalorizzazione simbolica ed economica di tali attività, spesso svolte in condizioni precarie e irregolari. L’articolo sottolinea l’urgenza di un ripensamento delle politiche pubbliche che riconosca la cura come infrastruttura sociale, favorendo una più equa redistribuzione dei carichi tra i generi e una maggiore sostenibilità dei sistemi di protezione sociale.
  • L’articolo esplora qualitativamente l’esperienza di cura dei caregiver informali di persone con demenza, facendo riferimento all’etica della cura di impostazione femminista. Si studiano le pratiche quotidiane di assistenza (care) interconnesse con la cura formale (cure). L’obiettivo è studiare come i caregiver affrontano le sfide emotive, fisiche e sociali derivanti dall’assistenza a familiari, creando un ecosistema di supporto che sopperisce alle lacune dei servizi sociosanitari formali. Il lavoro di cura, considerato come un’attività complessa e socialmente irrinunciabile, richiede un impegno significativo spesso non riconosciuto, ma che è fondamentale per garantire il benessere delle persone assistite. La metodologia coinvolge colloqui in profondità a 21 caregiver familiari e 13 operatori sanitari. La cura informale emerge come elemento fondamentale nell’offerta complessiva di assistenza, posizionandosi in uno spazio intermedio tra cure formali e informali che, forte della lay-expertise, sostiene individui più fragili. L’etica della cura, portata avanti dai caregiver, basata sull’interdipendenza e la vulnerabilità, pone le basi per una società che valorizzi e renda visibili gli individui curanti.
  • Attraverso una ricerca empirica, un’analisi computazionale e un approccio intersezionale, l’articolo prende in esame la figura lavorativa delle donne migranti che prestano attività di cura e di assistenza familiare a persone non autosufficienti. Nel farlo, sommano in sé diversi profili di subordinazione, in quanto donne, in quanto straniere, in quanto bisognose di un salario, in quanto impegnate in un lavoro dequalificato (eppure così importante). Se a ciò aggiungiamo eventuali difficoltà linguistiche, un credo religioso non cristiano, una pelle non bianca e la probabile assenza di capitale relazionale, ne viene fuori un quadro di criticità che contrasta con la funzione sociale svolta da queste lavoratrici: porre rimedio all’assenza italiana di politiche di Long-term care, fornendo un servizio che sia contemporaneamente professionale e familiare.
  • La legge 53/2000 ha introdotto strumenti innovativi per conciliare vita e lavoro, promuovendo pari opportunità e congedi parentali condivisi. Tuttavia, in un contesto segnato da precarietà, tagli al welfare e diseguaglianze persistenti, la sua applicazione è rimasta par ziale. Le donne italiane continuano a essere penalizzate da occupazioni precarie, carichi di cura non condivisi e servizi pubblici insufficienti. Misure concrete di conciliazione vitalavoro sono promosse dalla contrattazione di secondo livello: flessibilità oraria, smart working, congedi parentali integrati, permessi aggiuntivi, bonus economici. Sebbene le soluzioni siano spesso pensate per le madri, cresce l’attenzione verso la genitorialità condivisa. Ad essere sottolineata è la necessità di una cultura contrattuale sensibile al genere, che affronti anche gap salariali, riconoscimento professionale e salute delle donne.
  • Le attività di assistenza alle persone anziane e non autosufficienti in generale rappresentano ormai uno degli ambiti di maggiore domanda di lavoro ma anche quello in cui continuano a perdurare critiche condizioni di lavoro. Questa attività di lavoro viene interpretata dalle famiglie non come tale. A tale criticità si aggiunge quella specifica dell’incontro tra domanda e offerta di lavoro e della difficile applicazione delle norme contrattuali. Il caso dello sportello badanti dell’Unione dei Comuni del Chianti costituisce a questo riguardo un interessante caso di riflessione sulla portata di tali criticità e del loro tentativo di superamento.
  • Il contributo si propone di analizzare i concetti di lavoro di cura e intersezionalità. In Latino America e nei Caraibi, il tema della cura è divenuto oggetto di elaborazione teorica e di una specifica attenzione accademica nel corso degli ultimi vent’anni. L’intersezionalità viene qui assunta come categoria teorico-metodologica, che, in questo articolo, sarà analizzata adottando la prospettiva di Mara Viveros Vigoya, al fine di interrogare le pratiche di cura svolte dalle lavoratrici domestiche, intese come espressione di un intreccio di relazioni di dominio storicamente costruite.
  • In un contesto globale segnato da guerre, tensioni geopolitiche, disuguaglianze crescenti e crisi climatica, il modello neoliberista continua a dominare grazie alla capacità di adattarsi, sfruttando le innovazioni tecnologiche e i cambiamenti globali. L’Europa d’altro canto attraversa una fase di crisi profonda: divisa politicamente, in difficoltà economicamente, incapace di affrontare le sfide globali. La Cgil reagisce proponendo una nuova centralità del lavoro e anche attraverso i referendum ha rilanciato il valore del lavoro dignitoso come fondamento democratico e sociale, sollecitando una nuova stagione di investimenti sostenibili, inclusivi e innovativi. Contrastare la precarietà, ridare senso e dignità al lavoro, affermare il diritto alla cittadinanza rappresentano elementi costitutivi dell’iniziativa e della battaglia del sindacato. Il referendum va considerato dentro questo percorso. Non si è raggiunto il quorum per abrogare leggi sbagliate approvate nel corso degli anni da governi di diverso segno politico. Ma il solco aperto dall’iniziativa referendaria non può essere né sottovalutato né rappresentare una spiacevole parentesi. Tutt’altro: rappresenta un patrimonio importante su cui investire per il futuro della Cgil.
  • La legge sull’autonomia differenziata 186/2024 che prevedeva la devoluzione delle norme generali dell’istruzione è stata pesantemente ridimensionata dalla Corte costituzionale. Abbiamo sempre sostenuto che le norme generali dell’istruzione, inquadrate nella complessità dei diritti e delle libertà declinate con chiarezza nella nostra Costituzione, non potevano essere regionalizzate, pena la rottura della coesione sociale, della universalità e unitarietà del fondamentale diritto all’istruzione, la messa in discussione di diritti e tutele omogenee per il personale scolastico. Siamo anche consapevoli che il fiume carsico della secessione e della devoluzione tornerà ancora come accaduto negli ultimi trent’anni e che la Flc Cgil sarà pronta ad affrontarlo con grande determinazione.
  • A partire da Il suicidio di Israele di Anna Foa (2024), il contributo riflette sulla profonda crisi dello Stato israeliano dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, inserendo la tragedia in un più ampio contesto di guerra, repressione interna e derive autoritarie. Ad essere denunciato è il massacro dei civili a Gaza, la repressione del dissenso, l’indebolimento della democrazia israeliana e il crescente isolamento internazionale. Il 7 ottobre ha segnato un punto di svolta: la possibilità di una soluzione a due Stati si allontana sempre più, lasciando spazio a una guerra permanente che colpisce soprattutto i più vulnerabili. Continuare su questa strada significa condannare i palestinesi a una sofferenza senza fine e Israele a una pericolosa insicurezza destinata a durare nel tempo.
  • Il contributo propone un commento critico al libro di Anna Foa, Il suicidio di Israele (2024), di cui si valorizzano il coraggio civile e la profondità dell’analisi storica. Lontano da un approccio ideologico, il saggio della Foa è interpretato come una riflessione lucida sulle derive politiche e morali dello Stato israeliano. Particolarmente condivisa è l’impostazione che restituisce la complessità del sionismo nelle sue diverse declinazioni, mettendo in luce le fratture originarie all’interno del progetto nazionale israeliano. La scelta del titolo viene letta come un gesto consapevole di allarme e responsabilità, in un contesto segnato dalla crescente radicalizzazione del governo israeliano. Il commento si conclude con un appello implicito alla responsabilità collettiva: fermare tale deriva non è solo un’urgenza per Israele, ma una questione cruciale per l’intero Occidente.
  • L’industria della difesa europea ai tempi della guerra

    Fascia di prezzo: da 16.99 € a 22.00 €
    Lo scoppio della guerra in Ucraina e l’aumento dei conflitti internazionali hanno trasformato in profondità l’industria europea della difesa, avviando una riorganizzazione produttiva, segnata da contraddizioni e nuove traiettorie. Questo volume analizza l’evoluzione del complesso militare-industriale europeo e i suoi intrecci con la politica, l’economia e la finanza. Si tratta di un settore atipico, dominato da una struttura di tipo monopsonico: un unico acquirente – di norma lo Stato – concentra quasi tutta la domanda di beni e servizi militari. Questa peculiarità gli consente di incidere profondamente sulle scelte di sicurezza, sulle politiche industriali e sulle relazioni internazionali. Le dinamiche dell’industria militare europea si collegano così alle tensioni geopolitiche, alla fragilità di una politica estera e di difesa comune e alle trasformazioni economiche più ampie: dal rapporto tra profitti e salari, alla concentrazione del capitale e della finanza, fino al rallentamento della globalizzazione e alla crisi della democrazia. Il volume offre dati, analisi e solide chiavi interpretative da prospettive disciplinari e punti di vista diversi, con l’obiettivo condiviso di promuove re una consapevolezza critica, che ispiri politiche industriali ed estere davvero democratiche e orientate al bene comune. Curato da Chiara Bonaiuti, Achille Lodovisi e Roberto Antonio Romano, il testo raccoglie contributi di autrici e autori provenienti dal mondo accademico e della ricerca, sindacale, militare e aziendale, uniti da competenza consolidata e onestà intellettuale: Riccardo Alcaro, Gianni Alioti, Pol Bargués, Giorgio Beretta, Franco Bortolotti, Maurizio Brotini, Paolo Cecchi, Vincenzo Comito, Pasquale Cuomo, Rossana de Simone, Gianandrea Gaiani, Barbara Gallo, Achille Lodovisi, Francesco Lombardi, Mauro Lombardi, Stefano Lucarelli, Nicholas Marsh, Jocelyn Mawdsley, Fabio Mini, Bruno Oliveira Martins, Annamaria Romano, Simone Siliani, Maurizio Simoncelli, Francesco Sinopoli, Wolfgang Streeck e Alessandro Volpi.
  • Il volume, introdotto da Claudio De Fiores, raccoglie i più significativi interventi sulla Costituzione di Pietro Ingrao tra il 1979 e il 2002. Sono gli anni della restaurazione capitalistica, dell’offensiva neoconservatrice contro la Costituzione, del revisionismo regressivo, della svolta maggioritaria, dell’irruzione dei primi governi tecnocratici nella storia repubblicana. Ma anche gli anni nei quali la parola guerra torna ad essere impiegata nel lessico della politica e del diritto. Chiude il volume un intervento inedito di Pietro Ingrao sui tentativi di rimozione del principio costituzionale pacifista.
  • Pensato come una check list operativa, il volume accompagna dirigenti sindacali, delegate e delegati dentro quella che chiamiamo contrattazione inclusiva: un modo di negoziare che non si ferma ai confini formali dell’impresa, ma segue il lavoro lungo tutta la filiera, là dove oggi si concentrano sfruttamento, frammentazione e ricatto.

    Lavoratrici e lavoratori in appalto, in somministrazione, in fornitura o a partita IVA non sono comparse laterali. Sono parte integrante dei cicli produttivi e ignorarli indebolisce tutti. Prendersene cura, invece, significa ricomporre tutele, difendere occupazione e rafforzare il potere contrattuale anche dei dipendenti diretti.

    Questo vademecum propone un sindacato che ascolta, connette, verifica, rivendica. Un sindacato che usa gli strumenti contrattuali, affronta i nodi di merito e costruisce solidarietà concreta, sapendo che non è la strada più facile, né la più rapida. Ma è quella che serve.

    Un piccolo strumento, pensato per chi ogni giorno tiene insieme passione, competenza e ostinazione. Niente di più. Niente di meno.

  • QRS N. 2 2025

    22.00 
    L’Intelligenza artificiale al lavoro
    • Contrattare la riduzione dell’orario di lavoro
    • Relazioni industriali e governance della transizione green
    • Rosselli, Gramsci, Trentin: lavoro, libertà, sindacato, partito
  • L’articolo analizza il lavoro nascosto che alimenta l’Intelligenza Artificiale (IA), sostenendo che essa non determini la fine del lavoro umano, ma ne ridefinisca la forma in senso precario, frammentato e invisibilizzato. A partire dalla tassonomia del modello PVI (Preparazione, Verifica, Imitazione), vengono esaminate le mansioni svolte da milioni di data worker nelle catene globali dell’IA, mettendone in luce il carattere strutturale e permanente. Lungi dall’essere un processo di sostituzione tecnologica, lo sviluppo dell’IA si fonda su strategie di esternalizzazione e svalutazione del lavoro che riproducono le gerarchie del capitalismo digitale e le disuguaglianze tra Nord e Sud globale. In questo quadro, le retoriche apocalittiche della «fine del lavoro» non mirano soltanto a occultare lo sfruttamento della manodopera, ma anche a indebolire i potenziali tentativi di sindacalizzazione. Tuttavia, l’emergere di pratiche di organizing tra i cosiddetti «operai dei dati» mostra come tali strategie risultino parzialmente vanificate. Il contributo propone infine un’agenda di ricerca-azione volta a intrecciare analisi critica e prospettive sindacali transnazionali, indicando nella regolazione del data work e nella mobilitazione collettiva dei lavoratori condizioni indispensabili per uno sviluppo dell’IA orientato alla giustizia sociale e alla democrazia del lavoro.
  • L’articolo affronta il tema dell’impatto dell’IA sul lavoro, partendo da una prospettiva che considera la tecnologia non neutrale, ma parte di un processo di rafforzamento delle strutture di potere dominanti, a partire dal capitalismo. L’autrice si interroga su quali siano le trasformazioni che l’IA determina sull’organizzazione del lavoro, in particolare nelle fabbriche, cioè laddove, storicamente, è stato più esplicito il conflitto tra Capitale e Lavoro. Mentre si attende la «fine del lavoro», l’ipotesi di fondo è che, invece, si stia determinando un processo di intensificazione del lavoro, attraverso l’uso dei dati digitali, l’estrema parcellizzazione delle mansioni e l’interiorizzazione del controllo. Si tratterebbe di una lunga catena di sfruttamento tecnologico, che va dai micro-workers del sud globale alle fabbriche digitalizzate nei paesi più industrializzati. Di fronte a questo quadro, l’autrice si interroga su quali siano i compiti – vecchi e nuovi – del sindacato.
  • L’articolo analizza l’evoluzione del capitalismo contemporaneo attraverso il prisma delle piattaforme digitali e del management algoritmico. Le piattaforme non rappresentano una rottura con il passato industriale, ma una sua radicalizzazione, in continuità con il modello lean e il toyotismo. Il management algoritmico, basato su raccolta dati, automazione e controllo in tempo reale, ridefinisce le relazioni lavorative, accentuando la flessibilità, la frammentazione e la precarietà. L’articolo esplora anche le forme di auto-organizzazione dei lavoratori migranti e le sfide normative emergenti, proponendo un nuovo quadro di tutele universali che superi la dicotomia tra lavoro subordinato e autonomo. Un focus specifico è infine dedicato al caso italiano, dove dati quantitativi e testimonianze qualitative mostrano la complessità e l’ambivalenza del lavoro su piattaforma, tra opportunità di inclusione e nuove forme di vulnerabilità.
  • L’articolo fornisce un resoconto empirico e qualitativo del cambiamento tecnologico nell’organizzazione del lavoro nei contact center in Italia. Il quadro illustrato mette in luce l’ampia gamma di applicazioni di intelligenza artificiale (IA) nel settore, informandoci empiricamente delle ambivalenti implicazioni per i lavoratori, e di come tali implicazioni siano influenzate dalle catene del valore e dalle risorse di potere a disposizione di lavoratori e sindacati. La trattazione si basa su sei casi di studio selezionati all’interno della filiera delle Telecomunicazioni e ripartiti sui due gruppi che si distinguono per il posizionamento ricoperto nella catena del valore: (i) i contact center interni ai gestori dei servizi di telefonia; (ii) i contact center che operano in outsourcing. Fra i due gruppi emerge un impatto asimmetrico e sfavorevole al segmento in outsourcing, dove la perdita di posti di lavoro, l’intensificazione dei ritmi e il monitoraggio intrusivo si presentano con forza e frequenza. Il quadro tracciato respinge le letture tecno-deterministiche del cambiamento tecnologico, indicando invece un collegamento stretto tra la political economy del settore, le traiettorie di innovazione tecnologica e gli effetti prodotti. Laddove il costo del lavoro pesa più sui margini di rendimento e le risorse di potere (istituzionali e associative) a disposizione dei sindacati risultano deboli, è più probabile che l’ingresso dell’IA giochi a sfavore del lavoro.
  • Il contributo analizza le implicazioni dell’intelligenza artificiale in relazione alle discriminazioni di genere. Si evidenzia come bias nei dati, prevalenza maschile nei processi di programmazione e opacità dei sistemi contribuiscano alla riproduzione di stereotipi e disuguaglianze. Particolare attenzione è rivolta all’impatto sul mercato del lavoro femminile e al quadro regolatorio europeo, con riferimento all’AI Act. L’analisi si conclude sottolineando la necessità di approcci educativi, culturali e giuridici capaci di garantire un utilizzo inclusivo e rispettoso dei diritti fondamentali. Viene altresì rimarcata l’urgenza di una maggiore presenza femminile nei settori Stem, condizione essenziale per influenzare i processi di progettazione algoritmica. L’IA, in definitiva, costituisce un banco di prova decisivo per il futuro delle democrazie e per la piena realizzazione del principio di uguaglianza.