• L’industria della difesa europea ai tempi della guerra

    Fascia di prezzo: da 16.99 € a 22.00 €
    Lo scoppio della guerra in Ucraina e l’aumento dei conflitti internazionali hanno trasformato in profondità l’industria europea della difesa, avviando una riorganizzazione produttiva, segnata da contraddizioni e nuove traiettorie. Questo volume analizza l’evoluzione del complesso militare-industriale europeo e i suoi intrecci con la politica, l’economia e la finanza. Si tratta di un settore atipico, dominato da una struttura di tipo monopsonico: un unico acquirente – di norma lo Stato – concentra quasi tutta la domanda di beni e servizi militari. Questa peculiarità gli consente di incidere profondamente sulle scelte di sicurezza, sulle politiche industriali e sulle relazioni internazionali. Le dinamiche dell’industria militare europea si collegano così alle tensioni geopolitiche, alla fragilità di una politica estera e di difesa comune e alle trasformazioni economiche più ampie: dal rapporto tra profitti e salari, alla concentrazione del capitale e della finanza, fino al rallentamento della globalizzazione e alla crisi della democrazia. Il volume offre dati, analisi e solide chiavi interpretative da prospettive disciplinari e punti di vista diversi, con l’obiettivo condiviso di promuove re una consapevolezza critica, che ispiri politiche industriali ed estere davvero democratiche e orientate al bene comune. Curato da Chiara Bonaiuti, Achille Lodovisi e Roberto Antonio Romano, il testo raccoglie contributi di autrici e autori provenienti dal mondo accademico e della ricerca, sindacale, militare e aziendale, uniti da competenza consolidata e onestà intellettuale: Riccardo Alcaro, Gianni Alioti, Pol Bargués, Giorgio Beretta, Franco Bortolotti, Maurizio Brotini, Paolo Cecchi, Vincenzo Comito, Pasquale Cuomo, Rossana de Simone, Gianandrea Gaiani, Barbara Gallo, Achille Lodovisi, Francesco Lombardi, Mauro Lombardi, Stefano Lucarelli, Nicholas Marsh, Jocelyn Mawdsley, Fabio Mini, Bruno Oliveira Martins, Annamaria Romano, Simone Siliani, Maurizio Simoncelli, Francesco Sinopoli, Wolfgang Streeck e Alessandro Volpi.
  • Il volume, introdotto da Claudio De Fiores, raccoglie i più significativi interventi sulla Costituzione di Pietro Ingrao tra il 1979 e il 2002. Sono gli anni della restaurazione capitalistica, dell’offensiva neoconservatrice contro la Costituzione, del revisionismo regressivo, della svolta maggioritaria, dell’irruzione dei primi governi tecnocratici nella storia repubblicana. Ma anche gli anni nei quali la parola guerra torna ad essere impiegata nel lessico della politica e del diritto. Chiude il volume un intervento inedito di Pietro Ingrao sui tentativi di rimozione del principio costituzionale pacifista.
  • Pensato come una check list operativa, il volume accompagna dirigenti sindacali, delegate e delegati dentro quella che chiamiamo contrattazione inclusiva: un modo di negoziare che non si ferma ai confini formali dell’impresa, ma segue il lavoro lungo tutta la filiera, là dove oggi si concentrano sfruttamento, frammentazione e ricatto.

    Lavoratrici e lavoratori in appalto, in somministrazione, in fornitura o a partita IVA non sono comparse laterali. Sono parte integrante dei cicli produttivi e ignorarli indebolisce tutti. Prendersene cura, invece, significa ricomporre tutele, difendere occupazione e rafforzare il potere contrattuale anche dei dipendenti diretti.

    Questo vademecum propone un sindacato che ascolta, connette, verifica, rivendica. Un sindacato che usa gli strumenti contrattuali, affronta i nodi di merito e costruisce solidarietà concreta, sapendo che non è la strada più facile, né la più rapida. Ma è quella che serve.

    Un piccolo strumento, pensato per chi ogni giorno tiene insieme passione, competenza e ostinazione. Niente di più. Niente di meno.

  • QRS N. 2 2025

    22.00 
    L’Intelligenza artificiale al lavoro
    • Contrattare la riduzione dell’orario di lavoro
    • Relazioni industriali e governance della transizione green
    • Rosselli, Gramsci, Trentin: lavoro, libertà, sindacato, partito
  • L’articolo analizza il lavoro nascosto che alimenta l’Intelligenza Artificiale (IA), sostenendo che essa non determini la fine del lavoro umano, ma ne ridefinisca la forma in senso precario, frammentato e invisibilizzato. A partire dalla tassonomia del modello PVI (Preparazione, Verifica, Imitazione), vengono esaminate le mansioni svolte da milioni di data worker nelle catene globali dell’IA, mettendone in luce il carattere strutturale e permanente. Lungi dall’essere un processo di sostituzione tecnologica, lo sviluppo dell’IA si fonda su strategie di esternalizzazione e svalutazione del lavoro che riproducono le gerarchie del capitalismo digitale e le disuguaglianze tra Nord e Sud globale. In questo quadro, le retoriche apocalittiche della «fine del lavoro» non mirano soltanto a occultare lo sfruttamento della manodopera, ma anche a indebolire i potenziali tentativi di sindacalizzazione. Tuttavia, l’emergere di pratiche di organizing tra i cosiddetti «operai dei dati» mostra come tali strategie risultino parzialmente vanificate. Il contributo propone infine un’agenda di ricerca-azione volta a intrecciare analisi critica e prospettive sindacali transnazionali, indicando nella regolazione del data work e nella mobilitazione collettiva dei lavoratori condizioni indispensabili per uno sviluppo dell’IA orientato alla giustizia sociale e alla democrazia del lavoro.
  • L’articolo affronta il tema dell’impatto dell’IA sul lavoro, partendo da una prospettiva che considera la tecnologia non neutrale, ma parte di un processo di rafforzamento delle strutture di potere dominanti, a partire dal capitalismo. L’autrice si interroga su quali siano le trasformazioni che l’IA determina sull’organizzazione del lavoro, in particolare nelle fabbriche, cioè laddove, storicamente, è stato più esplicito il conflitto tra Capitale e Lavoro. Mentre si attende la «fine del lavoro», l’ipotesi di fondo è che, invece, si stia determinando un processo di intensificazione del lavoro, attraverso l’uso dei dati digitali, l’estrema parcellizzazione delle mansioni e l’interiorizzazione del controllo. Si tratterebbe di una lunga catena di sfruttamento tecnologico, che va dai micro-workers del sud globale alle fabbriche digitalizzate nei paesi più industrializzati. Di fronte a questo quadro, l’autrice si interroga su quali siano i compiti – vecchi e nuovi – del sindacato.
  • L’articolo analizza l’evoluzione del capitalismo contemporaneo attraverso il prisma delle piattaforme digitali e del management algoritmico. Le piattaforme non rappresentano una rottura con il passato industriale, ma una sua radicalizzazione, in continuità con il modello lean e il toyotismo. Il management algoritmico, basato su raccolta dati, automazione e controllo in tempo reale, ridefinisce le relazioni lavorative, accentuando la flessibilità, la frammentazione e la precarietà. L’articolo esplora anche le forme di auto-organizzazione dei lavoratori migranti e le sfide normative emergenti, proponendo un nuovo quadro di tutele universali che superi la dicotomia tra lavoro subordinato e autonomo. Un focus specifico è infine dedicato al caso italiano, dove dati quantitativi e testimonianze qualitative mostrano la complessità e l’ambivalenza del lavoro su piattaforma, tra opportunità di inclusione e nuove forme di vulnerabilità.
  • L’articolo fornisce un resoconto empirico e qualitativo del cambiamento tecnologico nell’organizzazione del lavoro nei contact center in Italia. Il quadro illustrato mette in luce l’ampia gamma di applicazioni di intelligenza artificiale (IA) nel settore, informandoci empiricamente delle ambivalenti implicazioni per i lavoratori, e di come tali implicazioni siano influenzate dalle catene del valore e dalle risorse di potere a disposizione di lavoratori e sindacati. La trattazione si basa su sei casi di studio selezionati all’interno della filiera delle Telecomunicazioni e ripartiti sui due gruppi che si distinguono per il posizionamento ricoperto nella catena del valore: (i) i contact center interni ai gestori dei servizi di telefonia; (ii) i contact center che operano in outsourcing. Fra i due gruppi emerge un impatto asimmetrico e sfavorevole al segmento in outsourcing, dove la perdita di posti di lavoro, l’intensificazione dei ritmi e il monitoraggio intrusivo si presentano con forza e frequenza. Il quadro tracciato respinge le letture tecno-deterministiche del cambiamento tecnologico, indicando invece un collegamento stretto tra la political economy del settore, le traiettorie di innovazione tecnologica e gli effetti prodotti. Laddove il costo del lavoro pesa più sui margini di rendimento e le risorse di potere (istituzionali e associative) a disposizione dei sindacati risultano deboli, è più probabile che l’ingresso dell’IA giochi a sfavore del lavoro.
  • Il contributo analizza le implicazioni dell’intelligenza artificiale in relazione alle discriminazioni di genere. Si evidenzia come bias nei dati, prevalenza maschile nei processi di programmazione e opacità dei sistemi contribuiscano alla riproduzione di stereotipi e disuguaglianze. Particolare attenzione è rivolta all’impatto sul mercato del lavoro femminile e al quadro regolatorio europeo, con riferimento all’AI Act. L’analisi si conclude sottolineando la necessità di approcci educativi, culturali e giuridici capaci di garantire un utilizzo inclusivo e rispettoso dei diritti fondamentali. Viene altresì rimarcata l’urgenza di una maggiore presenza femminile nei settori Stem, condizione essenziale per influenzare i processi di progettazione algoritmica. L’IA, in definitiva, costituisce un banco di prova decisivo per il futuro delle democrazie e per la piena realizzazione del principio di uguaglianza.