• L’articolo analizza l’ascesa e il declino dell’utopia della doppia transizione – «verde» e digitale – mettendo in luce come la promessa di prosperità sostenibile, fondato sulla convergenza tra innovazione tecnologica e protezione ambientale, si vada frantumando. Attraverso una genealogia congiunta di «digitalizzazione» e «sviluppo sostenibile», si mostra come – a partire dagli anni Ottanta – tali processi abbiano trasformato il capitalismo, intrecciando crescita economica, espropriazione della natura e ridefinizione del lavoro. Si sottolinea inoltre il ruolo degli immaginari legati alla digitalizzazione green: da un lato l’idea della sostituzione del lavoro umano con quello delle macchine, dall’altro la prospettiva di una sua emancipazione grazie all’automazione. Entrambe risultano funzionali all’occultamento delle gerarchie sociali, razziali e di genere che strutturano il capitalismo contemporaneo, in cui il lavoro più svalutato – manuale, di cura, migrante – rimane centrale, eppure invisibile. Si propone infine una critica degli effetti materiali e degli immaginari sociali della doppia transizione, avanzando piuttosto la plausibilità di una «giusta transizione» capace di legare ecologia e lavoro in un progetto comune.
  • Questo lavoro è frutto di una riflessione sulle IA generative nata dall’incrocio di due prospettive: quella di chi traduce testi stranieri in italiano e quella di chi traduce il pensiero in immagini, nell’attuale contesto di radicale trasformazione dei processi produttivi dell’industria culturale e, più precisamente, dell’editoria. Assumendo il punto di vista del lavoro creativo di traduzione letteraria e il lustrazione, si esplorano i meccanismi e le possibili conseguenze – sull’organizzazione del lavoro autoriale e creativo, sulla cultura e sulla società – dell’introduzione massiccia dell’IA generativa nella produzione dell’editoria li braria e periodica. Per quanto riguarda l’organizzazione del lavoro, si esaminano le implicazioni a monte e a valle del processo produttivo, per mostrare le nuove strategie di produzione ed estrazione di valore rese possibili dall’applicazione di IA. Si procede con una riflessione sulle trasformazioni in ambito culturale, adottando un approccio critico per dimostrare l’esigenza di una visione antropologica e la non neutralità dello sviluppo tecnologico in questione. Si conclude presentando alcune possibili soluzioni alla luce dei principali rischi in termini di impatto sociale.
  • L ’articolo esamina la relazione tra sistemi educativi e intelligenza artificiale, categorizzandola in cinque domini d ’azione: sovranazionale, nazionale, singole istituzioni, livello classe/corso e livello personale. Sottolinea che la comprensione di questa relazione dipende dalla chiarificazione degli obiettivi educativi, se formare cittadini informati o fornire competenze per il mercato del lavoro. Vengono identificati tre tipi principali di IA nell ’educazione: Aied (Artificial Intelligence in Education), alfabetizzazione all ’IA e impatto organizzativo amministrativo. Il dibattito pubblico spesso si concentra su principi astratti (come il controllo umano e la privacy) trascurando questioni essenziali quali la trasparenza procedurale e la responsabilità democratica. A livello sovranazionale, organizzazioni come l ’Unesco e l ’Ue mirano a stabilire linee guida etiche, tuttavia l ’AI Act europeo è largamente inefficace a causa di varie eccezioni. L ’influenza delle grandi aziende tecnologiche pone sfide significative all’autonomia educativa nazionale, che diventa cruciale per sviluppare politiche democratiche di alfabetizzazione digitale. Le singole istituzioni gestiscono aspetti organizzativi, mentre l’IA a livello di classe offre personalizzazione dell ’apprendimento ma rischia discriminazioni sociali e monitoraggio invasivo. A livello personale, educatori e studenti sperimentano un cambiamento nei metodi di insegnamento e apprendimento, particolarmente con l’IA generativa. L ’articolo critica la nozione di «apprendimento personalizzato» come strumento ideologico che rinforza le disuguaglianze sociali. Conclude evidenziando la mancanza di prove scientifiche che supportino l’efficacia dei sistemi digitali nel migliorare il successo educativo, sottolineando la necessità di decisioni politiche chiare sugli obiettivi educativi per valutare correttamente l ’impatto dell’IA.
  • L’intelligenza artificiale attraversa la sua terza «primavera», caratterizzata dall’avvento dell’IA generativa e dall’accelerazione impressa dal lancio di ChatGPT nel 2022. A differenza delle precedenti stagioni, l’attuale fase di sviluppo appare destinata a un impatto duraturo anche grazie alla convergenza con altre tecnologie digitali quali Big Data, cloud computing e reti a banda ultralarga. Questo ecosistema tecnologico sta determinando trasformazioni profonde nel mercato del lavoro. Questo breve contributo si propone di analizzare queste trasformazioni passando in rassegna la letteratura scientifica che ha esaminato gli impatti dell’intelligenza artificiale sulle competenze e sull’occupazione. Vengono illustrati i due principali approcci metodologici sviluppati dalla ricerca internazionale: l’analisi task-based, che scompone le professioni nei compiti che le compongono per valutarne l’esposizione all’automazione, e l’analisi dei job posting online, che monitora l’evoluzione della domanda di competenze. Dal le evidenze esaminate emerge come l’IA colpisca prevalentemente lavoratori qualificati con mansioni cognitive avanzate, diversamente dalle precedenti ondate di automazione che interessavano principalmente il lavoro manuale. Per quanto riguarda specificamente il contesto italiano, si rilevano le criticità peculiari legate al significativo mismatch di competenze, al declino demografico e alla concentrazione territoriale dell’innovazione, sottolineando la necessità di politiche formative mirate e di un attento monitoraggio delle dinamiche del mercato del lavoro nella transizione digitale, bilanciando le opportunità di produttività con i rischi di ampliamento delle disuguaglianze.
  • Il presente saggio analizza il processo di contrattazione sulla riduzione dell’orario di lavoro all’interno di due grandi aziende metalmeccaniche in Italia, studiandone altresì le conseguenze in termini di qualità del lavoro. Lo studio rivela in primo luogo la necessità per i sindacati di possedere un elevato livello di comprensione tecnica dell’organizzazione del lavoro nella propria azienda e di coinvolgere in maniera diretta la forza lavoro durante tutta la fase negoziale. La valutazione dei lavoratori e delle lavoratrici in merito ai regimi di riduzione d’orario, ove è stato possibile raccoglierla, si è rivelata generalmente positiva, soprattutto alla luce dell’allungamento dei periodi di recupero e della maggiore disponibilità di tempo libero. Ciononostante, in entrambi i casi di studio, il rischio di dover scambiare la riduzione dell’orario di lavoro con un possibile peggioramento di altre componenti della qualità del lavoro non è stato del tutto evitato. Tale logica di scambio, più evidente del primo caso ma più limitata nel secondo, è legata al vincolo della produttività e rappresenta un limite significativo alla sostenibilità di modelli riduzione dell’orario di lavoro raggiunti attraverso la contrattazione collettiva.
  • Lo studio esplora come le caratteristiche del modello di governance nazionale e la qualità delle relazioni industriali influenzino la transizione verde delle piccole e medie imprese (Pmi) del settore gomma in due territori del Nord Ovest italiano. La ricerca si basa su interviste qualitative con testimoni privilegiati e sull’analisi di fonti secondarie relative agli interventi di governo e ai progressi delle Pmi rispetto agli obiettivi verdi. I risultati evidenziano l’assenza di relazioni industriali partecipative come fattore critico, insieme a carenze gestionali e centralizzazione decisionale. Le Pmi italiane affrontano scenari di transizione puntiformi, che rischiano di amplificare i divari territoriali, settoriali e organizzativi.
  • Prepotenti

    13.00 
    Prepotenti guarda il potere da vicino, nei suoi gesti più ordinari. Attraversa i luoghi di lavoro, i gruppi, le relazioni quotidiane e descrive i dispositivi più ordinari e più efficaci del potere tossico: autoritarismo, machismo, obbedienza. Il libro smonta, pezzo dopo pezzo, i meccanismi più invisibili ma persistenti di questo potere. Mostra come il silenziamento venga interiorizzato fino a sembrare naturale, come l’esclusione diventi metodo. Ciò che appare come fragilità personale emerge invece come l’effetto coerente di un ordine che funziona solo lasciando qualcuno ai margini. Nei contesti in cui il comando viene scambiato per competenza e l’adattamento per maturità, il potere non ha bisogno di imporsi apertamente: basta che venga accettato. È in questa zona grigia che il dominio si rende stabile, efficiente, difficilmente nominabile. In questo libro la prepotenza cambia senso: non è l’abuso di chi domina, ma l’atto scomodo di chi resta, nomina, disturba. Di chi interrompe automatismi fondati sulla paura, sull’adattamento, sul consenso passivo. Prepotenti non consola. Non pacifica. Sposta lo sguardo. E, dopo, niente torna esattamente al suo posto.