COMMISSIONE DI GARANZIA PER LO SCIOPERO NEI SERVIZI PUBBLICI ESSENZIALI
Dossier
26 maggio 2021
APPALTI E CONFLITTO COLLETTIVO.
La Commissione ha pubblicato un approfondito dossier in merito al ricorso all’appalto ed al subappalto quale origine di gravi problematiche sociali che costituiscono la principale causa di insorgenza dei conflitti, essendo esso utilizzato principalmente per ragioni di risparmio e di abbattimento dei costi del lavoro, spesso anche in ambienti molto redditizi. La Commissione propone anche alcune soluzioni, al fine di sollecitare spunti di riflessione da parte delle pubbliche istituzioni e delle parti sociali. Dall’analisi del ricorso all’appalto ed al subappalto nei settori dell’igiene ambientale, del trasporto aereo, della logistica farmaceutica, del traporto merci, del multiservizi e del Pubblico impiego, la Commissione rileva tre problematiche principali: 1) il dumping salariale, possibile grazie all’applicazione lungo la filiera di CCNL diversi, all’ambito di applicazione onnicomprensivo e trasversale, che alimentano la concorrenza al ribasso; 2) il ritardo o i mancati pagamenti delle retribuzioni ai lavoratori che spesso dipendono dalla mancata erogazione da parte dell’ente locale committente delle risorse finanziarie pattuite per lo svolgimento del servizio; 3) la tutela dei lavoratori nel cambio di appalto. Per la risoluzione di essi, la Commissione propone degli interventi decisi da parte del legislatore e delle parti sociali, allo scopo di interrompere l’uso abusivo di appalto e subappalto al solo scopo di scaricare sugli anelli più deboli della catena costi e responsabilità, così determinando condizioni di sfruttamento dei lavoratori. Tra le possibili soluzioni prospettate è presente la proposta per reintrodurre il principio di parità di trattamento tra i dipendenti dell’appaltante e quelli dell’appaltatore e dei subappaltatori, quando si tratti di appalti relativi ad attività ordinarie di uno stesso ciclo produttivo. Tale principio dovrebbe avere come punto di riferimento le mansioni comparabili tra i vari dipendenti sulla base del contratto collettivo applicato dal committente. Inoltre, viene proposta dalla Commissione una revisione del Codice dei Contratti Pubblici, prevedendo: “1) razionali meccanismi di aggiudicazione che premino effettivamente le offerte più virtuose sul piano sociale: e cioè, quelle che applicano il contratto collettivo nazionale dello specifico settore merceologico e siglato dalle organizzazioni dei lavoratori e dei datori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale; 2) l’individuazione, già nel bando di gara, da parte della stazione appaltante, quale condizione di partecipazione, del contratto collettivo da applicare; 3) la garanzia che il suddetto contratto sia applicato lungo tutta la eventuale catena degli appalti; 4) forti limiti alla possibilità per l’appaltatore principale di spezzettare il servizio in vari subappalti”. Per quanto concerne, invece, la questione del “cambio di appalto”, dovrebbe essere sancito il principio del necessario riassorbimento da parte del nuovo appaltatore dei lavoratori già impiegati nell’appalto a parità di trattamenti economici e normativi. E ciò anche qualora non fosse integrata la fattispecie del trasferimento d’azienda di cui all’art. 2112 c.c., con previsione di connessa responsabilità dell’appaltante in caso di violazione di tali regole. Al fine di contrastare, poi, il fenomeno del dumping salariale, la Commissione prospetta l’approvazione di una legge sulla rappresentatività ai fini della contrattazione collettiva, a seguito della quale i contratti collettivi siglati dai soggetti più rappresentativi, sulla base dei meccanismi di misurazione ivi contenuti, acquisiscano efficacia generale nei settori di riferimento. Tale misura dovrebbe, tuttavia, essere accompagnata da un intervento limitato all’attuazione dell’art. 36 Cost. che, in linea con la proposta di direttiva comunitaria sul salario minimo adeguato al momento in discussione, contenga un rinvio mobile ai trattamenti economici determinati dai contratti collettivi sottoscritti dalle Organizzazioni sindacali dei lavoratori e dei datori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale. Con riferimento alla questione dei ritardi o dei mancati pagamenti delle retribuzioni, che ha gravissime ricadute sociali, intollerabili sul piano etico prima che giuridico, la Commissione sta cercando di creare una sinergia con la Corte dei Conti al fine di raccogliere tutti quegli elementi fattuali che possano giustificare l’eventuale apertura di azioni di responsabilità amministrativa e contabile nei confronti degli enti pubblici committenti che non erogano alle società ed enti appaltatori le risorse finanziarie che sono necessarie per l’erogazione del servizio e l’adempimento degli obblighi retributivi. Infine, va segnalato che la Commissione sta vagliando la possibilità di estendere, sul piano interpretativo, il significato ascritto al termine “parte” del conflitto che, in base all’art. 2, comma 2 della legge n. 146 del 1990, coincide con le “amministrazioni e le imprese erogatrici dei servizi” al fine di includervi i soggetti committenti che, attraverso contratti commerciali quali il contratto di appalto, esercitano un’influenza decisiva sulle condizioni di lavoro e sui livelli salariali, al fine di coinvolgere le stazioni appaltanti nelle attività istruttorie condotte dalla Commissione anche al fine di accertare le cause di insorgenza e aggravamento dei conflitti.