Corte di Cassazione
RAPPORTO DI LAVORO – Cass. 25 maggio 2021, n. 14381 – Consenso informato e ranking reputazionale
Data: 25/05/2021
Tipologia: sentenza
Commento:

(Pres. Genovese, Rel. Terrusi)

Garante per la Protezione dei Dati Personali c Associazione Mevaluate Onlus
Regolamento UE 679/2016
La Cassazione stabilisce il principio del consenso informato e trasparente per il trattamento di ranking reputazionali
In una controversia estranea ad un rapporto di lavoro ma di estremo interesse per le implicazioni che discendono dalla decisione, la Suprema Corte ha stabilito che il trattamento di dati personali, connaturale ad un sistema automatizzato di ranking reputazionale, il consenso di è validamente prestato solo se espresso liberamente e specificamente in riferimento a un trattamento chiaramente individuato; ne segue che nel caso di una piattaforma web preordinata all’elaborazione di profili reputazionali di singole persone fisiche o giuridiche, incentrata su un sistema di calcolo con alla base un algoritmo finalizzato a stabilire i punteggi di affidabilità, il requisito di consapevolezza non può considerarsi soddisfatto ove lo schema esecutivo dell’algoritmo e gli elementi di cui si compone restino ignoti o non conoscibili da parte degli interessati.
Nel cassare la decisione del Tribunale di Roma che aveva ritenuto sufficiente l’adesione di potenziali aziende e professionisti ad una piattaforma finalizzata a fornire una reputazione digitale affidabile ed imparziale per i terzi, la Suprema Corte ha affermato che la liceità del trattamento basato sul consenso prestato rispetto ad un trattamento chiaramente individuato nei suoi elementi essenziali tra i quali rientrano gli elementi considerati dall’algoritmo non potendosi ritenere sufficiente un generico consenso circa il “momento valutativo”. L’adesione alla piattaforma non implica anche l’accettazione del sistema automatizzato laddove – prosegue la Corte – “non siano resi conoscibili lo schema esecutivo in cui l’algoritmo si esprime e gli elementi all’uopo considerati”.

Per un approfondimento si rinvia alla nota di Cinzia De Marco sul n. 4/2021 della Rivista Giuridica del Lavoro