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Ue: la politica sociale e dell’occupazione
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Ultime notizie dalla terra
13.00
€
Un viaggio in Campania dopo la crisi della Terra dei fuochi, per capire come stanno veramente le cose. Nonostante l’emergenza abbia interessato un’area assai ristretta, la diffidenza dei consumatori ha finito per coinvolgere il territorio di un’intera regione. Ricerche appro fondite hanno accertato che si tratta di un timore del tutto infondato, ma il danno, per una delle agricolture più importanti del paese, è stato enorme. Il libro è il racconto di ecosistemi e di paesaggi agrari della Campania del terzo millennio: da quelli universalmente noti, come la Penisola, i Campi Flegrei e il Vesuvio, a quelli meno conosciuti, come il Cilento interno e il Fortore. Un racconto di luoghi, ma soprattutto di persone: gli agricoltori che in questi paesaggi vivono e operano ogni giorno. Si tratta di cittadini assai particolari, invisibili ai più: nel sostanziale disinteresse della politica e dell’opinione pubblica, le loro imprese continuano a produrre qualità e innovazione, insieme al servizio pubblico forse più importante, cioè la cura e il presidio del paesaggio, la manutenzione dei suoli del paese, in quel novanta per cento del territorio campano e italiano che non è fatto di città, ma di coltivazioni, pascoli e boschi. Le esperienze narrate nel libro evidenziano come gli interrogativi e i problemi posti dalla Terra dei fuochi riguardino l’intero paese nel suo rapporto con l’agricoltura e lo spazio rurale. Continua infatti a mancare un progetto collettivo del territorio che regoli e risolva i rapporti tra un sistema urbano sempre più fuori controllo e il mosaico fragile degli ancora straordinari e bellissimi paesaggi rurali d’Italia.
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Un “eroe” del nostro tempo
8.00
€
La vita di Giuseppe Di Vittorio è stata una bellissima avventura di un «eroe» del nostro tempo, di un eroe del movimento sindacale italiano e mondiale che si presta ad essere raccontata con tutti i mezzi di espressione; gli storici e gli scrittori hanno scritto molto di lui, autori teatrali hanno messo in scena le sue gesta, molti cineasti hanno tra i loro progetti futuri la vita di questo grande personaggio. Come è stato per altri strumenti in passato, il fumetto rappresenta l’espressione più spontanea e diretta della cultura popolare dei nostri tempi. Raccontare a fumetti la vita di Giuseppe Di Vittorio è perciò anche il modo più immediato e appassionante per raccontare un eroe popolare. La narrazione ha il ritmo di una solida sceneggiatura cinematografica. Inizia con un flashback: due giovani donne ritrovano in una vecchia valigia la fotografia di Di Vittorio, grande amico del loro nonno. Da questa foto con la scritta «Una vita al servizio del popolo» si snoda la straordinaria avventura politica e umana del personaggio, con pagine che coinvolgono e commuovono. -È un susseguirsi di dure fatiche e di azioni coraggiose, tra scioperi, denunce e arresti. Un’altalena drammatica tra sconfitte ed entusiasmanti vittorie. Dignità e orgoglio. Di Vittorio, da ragazzo bracciante lui stesso, raccontava sovente: «...insistevo perché i braccianti imparassero a non togliersi la ‘coppola’ per salutare gli agrari». Così il libro ci propone la lettura di un lungo tratto della nostra storia, di personaggi ed eventi che non vanno dimenticati, ma, al contrario, proposti e fatti conoscere alle nuove generazioni.
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Un accerchiamento che si può rompere
Mimmo Carrieri e Serafino Negrelli recensiscono il recento volume di Guido Baglioni, intitolato "L'accerchiamento" e dedicato ai temi della crisi sindacale nell'epoca della globalizzazione e del post-fordismo.
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Un accordo necessario, da attuare e non stravolgere
Una disamina del contesto politico, economico e sindacale nel quale prende corpo l'accordo interconfederale del 28 giugno. La scelta, a quel punto tutt'altro che scontata, di salvaguardare il primato del CCNL in un quadro che riafferma l'articolazione bipolare del nostro modello contrattuale. L'uso attento delle parole, grazie: non si parla mai di "deroghe". La certificazione della rappresentatività. L'efficaica erga omnes dei contratti aziendali su base maggioritaria. Le clausole di tregua solo per le ooss. L'art. 8 e le sue conseguenze devastanti.
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Un accordo sulla produttività pieno di nulla (di buono)
Il testo definitivo dell’Accordo sulla produttività del 21 novembre 2012 induce preoccupazione e sconforto per quello che dice e per quello che non dice. La tesi che si sostiene è che il testo non costituisce un passo avanti nelle relazioni industriali in tema di modello di regolazione del legame tra retribuzione del lavoratore e risultati aziendali, e neppure lo strumento potenzialmente adatto per fermare il declino della produttività italiana. È un’ulteriore occasione persa per indirizzare il nostro paese su un sentiero di crescita virtuosa.
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Un alito di vita nuova: scritti 1901-1942
18.00
€
Tra le grandi figure di dirigenti sindacali e politici del Novecento italiano, Argentina Bonetti Altobelli (1866-1942) occupa una posizione di grande rilievo ed interesse, quale protagonista di una fase cruciale del cambiamento sociale e politico del nostro paese, e interprete tra le più complete dell’impegno civile e della militanza politica. Segretaria della Federazione Nazionale dei Lavoratori della Terra aderente alla CGdL, già dal 1906 fu tra i componenti della Direzione del PSI e del Consiglio Direttivo della Confederazione, rimanendovi per molti anni di seguito. Convinta sostenitrice dell’emancipazione femminile, concepì sempre questo impegno in stretta connessione con la militanza politica, al punto da individuare nel motivo del riscatto economico e morale delle donne dei campi il movente primario della sua adesione al socialismo. Nel 1912 fu una delle prime donne a partecipare a organi istituzionali, come membro del Consiglio Superiore del Lavoro, nel quale si adoperò per estendere ai lavoratori agricoli le prime misure di legislazione sociale ottenute dal proletariato urbano. Attraverso un’attenta e in larga parte inedita selezione degli interventi pubblici e degli scritti si offre qui una lettura originale della sua vicenda sindacale e politica, nella quale il protagonismo femminile si lega ai processi di sindacalizzazione e di politicizzazione dei lavoratori dei campi, che hanno accompagnato l’affermazione della cittadinanza sociale nell’Italia liberale. Il volume è a cura di Sivia Bianciardi.
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Un altro mondo è inevitabile
16.00
€
Le grandi mobilitazioni avvenute in Italia fra l’estate del 2001 e l’autunno del 2002 sono il centro di interesse del volume di Damiani e Framba. Mobilitazioni su temi «classici», quali la tutela dei diritti del lavoro aggrediti dalle ondate di ristrutturazione capitalista, come pure su questioni riguardanti l’ambiente, la pace, il moltiplicarsi delle diseguaglianze, la crisi democratica degli Stati nazionali. Dalla protesta in occasione del G8 a Genova nel luglio del 2001 alla grande manifestazione Cgil a Roma, nel marzo del 2002, in difesa dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, al Social Forum di Firenze nel novembre 2002. A promuovere le iniziative di protesta nazionali del 2001-2002 sono soggetti e associazioni non abituate a confrontarsi fra di loro, con obiettivi e metodi di lotta differenti e anche, a volte, con radicali diversità di analisi, costrette a individuare terreni di incontro unitari. Gli autori ripercorrono, con il contributo essenziale di chi allora era in prima fila nelle varie organizzazioni sociali e sindacali, le vicende del biennio, anche al fine di riportare le riflessioni e gli approfondimenti che hanno caratterizzato quel periodo storico e che possono ancora contribuire, a distanza di vent’anni, a dare risposte ai problemi attuali.
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Un altro mondo è inevitabile [EBOOK]
11.99
€
Le grandi mobilitazioni avvenute in Italia fra l’estate del 2001 e l’autunno del 2002 sono il centro di interesse del volume di Damiani e Framba. Mobilitazioni su temi «classici», quali la tutela dei diritti del lavoro aggrediti dalle ondate di ristrutturazione capitalista, come pure su questioni riguardanti l’ambiente, la pace, il moltiplicarsi delle diseguaglianze, la crisi democratica degli Stati nazionali. Dalla protesta in occasione del G8 a Genova nel luglio del 2001 alla grande manifestazione Cgil a Roma, nel marzo del 2002, in difesa dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, al Social Forum di Firenze nel novembre 2002. A promuovere le iniziative di protesta nazionali del 2001-2002 sono soggetti e associazioni non abituate a confrontarsi fra di loro, con obiettivi e metodi di lotta differenti e anche, a volte, con radicali diversità di analisi, costrette a individuare terreni di incontro unitari. Gli autori ripercorrono, con il contributo essenziale di chi allora era in prima fila nelle varie organizzazioni sociali e sindacali, le vicende del biennio, anche al fine di riportare le riflessioni e gli approfondimenti che hanno caratterizzato quel periodo storico e che possono ancora contribuire, a distanza di vent’anni, a dare risposte ai problemi attuali.
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Un assetto della contrattazione equilibrato e dinamico
Competere sui costi, precarizzando il lavoro e puntando esclusivamente al pareggio di bilancio, o rilanciare la crescita, sostenendo la domanda interna, l’occupazione e i redditi da lavoro? Solo questa seconda opzione ha un futuro, corredata da una politica industriale, come quella indicata nel nuovo Piano del Lavoro della Cgil, e da una riforma del sistema contrattuale più inclusivo, capace di estendere e riqualificare il secondo livello, entro regole democratiche certe, per ridare voce ai lavoratori.
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Un cammino ancora vitale
L'articolo discute su il volume "La lunga marcia della Cisl" di Guido Baglioni edito da Il Mulino nel 2011.
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Un cammino lungo cent’anni
20.00
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La storia della Camera del Lavoro di Taranto, curata con capacità e competenza da Roberto Nistri e Massimo Di Cesare, si colloca in un filone di studi ormai consolidato, avviato negli anni Novanta e giunto a maturazione negli ultimi tempi con un fiorire di saggi di notevole qualità... Se il quadro d’insieme è complesso, le stesse «microstorie», che ci restituiscono l’identità di un territorio, non sono da meno. Da questo punto di vista, la storia del territorio jonico, e in particolare la storia dei cento anni della Camera del Lavoro di Taranto, narrata in questo pregevole volume, ci offre una ricostruzione completa del passato, attraverso l’analisi delle diverse fasi storiche, dall’Ottocento alla crisi dello Stato liberale, dal ventennio della dittatura fascista agli anni della Ricostruzione, dal miracolo al declino economico, non solo di Taranto, ma di un intero paese. E lo fa offrendoci molteplici punti di vista, non limitandosi cioè semplicemente ad una storia politico-istituzionale, ma introducendo anche analisi economiche, sociali, demografiche e culturali... ...una eccezionale galleria fotografica...una straordinaria rassegna di ritratti che solca le pagine del volume, dall’inizio alla fine… riportando alla memoria figure importanti del movimento operaio... dai dirigenti di partito e sindacato ai capilega, fino ai militanti comuni... a ricordarci come la vicenda del lavoro in Italia... sia stata una straordinaria storia collettiva. (Dalla prefazione di Adolfo Pepe)
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Un cammino lungo un secolo
11.00
€
Il 2004 è stato occasione di ricorrenze di molti ed importanti eventi che in modo diverso hanno segnato la storia sociale e politica d'Italia lungo il Novecento. Con la loro celebrazione, la Fondazione Giuseppe Di Vittorio ha inteso rileggerne criticamente genesi e impatto, allo scopo di contribuire, attraverso la ricostruzione della memoria, alla migliore e netta comprensione dei fondamenti dell'identità democratica del nostro paese. Il volume raccoglie i contributi e gli approfondimenti sviluppati per alcune delle iniziative più significative realizzate dalla Fondazione, le quali, per il dipanarsi lungo il corso del secolo degli avvenimenti ed anche delle tragedie a cui si riferiscono, forniscono una chiave di lettura unitaria di passaggi chiave del grande movimento sociale che si è espresso nel Novecento. Cominciando dal 1904, secondo scansioni decennali, vengono così presi in esame l'eccidio di Buggerru e la proclamazione del primo sciopero generale in Italia, la settimana rossa di Ancona e l'assassinio di Giacomo Matteotti, risalendo progressivamente lungo il secolo fino a scavare nell'operato di grandi personalità sindacali e politiche del nostro paese, quali Giorgio La Pira, Oreste Lizzadri e Agostino Novella.
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Un closed shop all’italiana
Il modello Marchionne scardina l'intero sistema contrattuale e della rappresentanza per come edificato nella tradizione italiana. Abroga il contratto nazionale, anche nelle forme discutibili con cui viene ridimensionato con gli accordi separati, e apre la strada a un inedito sistema di closed shop di fabbrica, in base al quale l'azienda può scegliere i sindacati che desidera avere come interlocutori interni.
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Un compromesso sociale per la concertazione
Il volume L’altalena della concertazione di Mimmo Carrieri (Donzelli, 2008) invita a una riflessione sia sulle recenti vicende dell’accordo del 2007 su pensioni e mercato del lavoro sia sull’esperienza e sul futuro della concertazione in generale in Europa e in particolare in Italia. Qui di seguito ci si sofferma e si discute su quegli aspetti che possono essere considerati più di rilievo per una prospettiva futura del dialogo tra parti sociali in un contesto molto diverso dai decenni che hanno visto nascere e crescere l’idea di concertazione. ...
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Un compromesso storico per allontanare la precarietà
Perché in Italia è così diffusa la percezione di precarietà, tanto da generare un forte sentimento di insicurezza collettiva? Si può davvero parlare di precarietà, nell’era del trionfo della flessibilità a tutti i costi? E di precarietà ce n’è davvero tanta (nel nostro paese e negli altri paesi europei)? Sono queste le domande intorno a cui ruota l’ultimo libro di Aris Accornero San Precario lavora per noi, edito da Rizzoli, dedicato al lavoro flessibile e temporaneo (interinale, tempo determinato, collaborazioni coordinate ecc.), uno spettro sfuggente – ma assai sostanzioso – che...
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Un confronto retributivo fra l’Italia e le maggiori economie dell’Eurozona
In Italia, le retribuzioni sono basse, più basse dei principali paesi europei a noi paragonabili, ad eccezione della sola Spagna. È quanto emerge da un report della Fondazione Giuseppe Di Vittorio che mette a confronto le retribuzioni del lavoro dipendente in Italia con quelle delle altre 5 maggiori economie dell’Eurozona, utilizzando dati elaborati dall’Ocse. Nel 2017 le retribuzioni medie italiane nella statistica dell’Ocse sono pari a 29.214 euro lordi annui, in lievissima crescita rispetto al 2001, in diminuzione rispetto al 2010 e rispetto al biennio 2015-2016. Il divario nei livelli retributivi rispetto alle altre economie, dunque non solo è ampio ma si è andato allargando dal 2010 in poi. Le retribuzioni annue tedesche, invece, sono cresciute in modo consistente negli anni più recenti; in Francia, e in misura più contenuta, anche in Olanda e Belgio, sono calate nel 2017 rispetto al 2015, ma registrano comunque una crescita rispetto al 2008. Come si può notare, prendendo a riferimento il periodo della crisi 2008/2015 e i due anni di cosiddetta «ripresina» 2016/2017, tutti gli altri paesi hanno nel 2017 registrato un incremento delle retribuzioni lorde annue rispetto al 2008. In Italia, invece, si registra un calo; si conferma così, anche sul versante retribuzioni, il dato generale relativo all’economia che vede l’Italia calare più degli altri paesi quando l’economia è in crisi e non recuperare adeguatamente neanche dopo le fasi di sviluppo. La scarsa crescita delle retribuzioni è uno degli effetti, ma è anche causa, dello scarso sviluppo del paese; provoca gravi disagi alla condizione delle persone, fa lievitare il lavoro povero e rappresenta una delle cause della permanente situazione emergenziale dei conti pubblici italiani.
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Un coordinamento bilanciato della contrattazione. Presentazione
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Un coordinamento bilanciato della contrattazione. Presentazione
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Un diritto all’autodeterminazione parziale
I problemi sollevati dal ricorso massiccio all’obiezione di coscienza e ai vincoli che questa pone alla possibilità effettiva di ricorrere all’aborto legale costituiscono un esempio di un nodo irrisolto della legge 194 oggetto di una controversia che ha anche diviso il femminismo e il movimento delle donne prima e dopo l’approvazione della legge: se, cioè, il diritto all’autodeterminazione fosse meglio garantito dalla «semplice» depenalizzazione o, all’opposto, da una legge che per definizione avrebbe definito i limiti dell’autodeterminazione, subordinandoli a requisiti definiti a priori e al di fuori delle condizioni soggettive. Dopo aver ripercorso sinteticamente i termini del dibattito che ha diviso il movimento delle donne, e di come questi sono stati trasformati nel tempo anche a seguito delle nuove problematiche aperte dalla riproduzione assistita, viene discusso in che misura l’introduzione della Ru486 e della pillola del giorno dopo possano modificare i termini della questione. In conclusione si ripropone la possibilità di affrontare la questione dell’aborto volontario nella prospettiva di un utilizzo mite, non univocamente prescrittivo del diritto.
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Un futuro per Roma
10.00
€
Dopo la crisi del «Modello Roma», il volume, a partire da una serie di considerazioni critiche sui lavori della Commissione Marzano, offre idee e spunti di riflessione per un possibile e diverso futuro della città che superi la stretta tra edilizia e turismo come motore tradizionale del suo sviluppo. Tra gli obiettivi considerati vi è quello di fare di Roma un esempio di città sostenibile, da ripensare in una dimensione policentricae metropolitana, incentrata su un’economia verde diffusa e a forte innovazione energetica; di mettere fine all’espansione urbana nel territorio dell’Agro romano e riqualificare le periferie con un forte decentramento di attività direzionali, di beni e servizi pubblici; di fare della città un bene pubblico usufruibile da tutti i suoi cittadini; di pensare ad uno sviluppo locale che valorizzi le risorse ambientali, culturali e partecipative del territorio metropolitano.
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Un giorno e una vita
10.00
€
Il 6 luglio 1960 a Porta San Paolo, luogo-simbolo della Resistenza romana, una manifestazione antifascista contro il governo Tambroni venne dispersa dalle violente cariche della polizia e, per la prima volta in epoca repubblicana, dei carabinieri a cavallo. Questo libro propone una puntuale ricostruzione dei fatti, una ricca selezione di immagini e documenti, ma soprattutto le testimonianze di chi c’era, come i «ragazzi con la maglietta a strisce», che si affacciarono allora alla ribalta politica e sociale. Il ricordo di una giornata particolare diventa lo spunto per un viaggio nella memoria, il racconto appassionato e intenso di vite vissute nel segno della militanza.
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Un giovane sguardo sulla vecchiaia. Nuove proposte per un sostantivo povero, precario e femminile
Nell’ultimo secolo, la vecchiaia è stata fatta coincidere con la fine del lavoro ovvero con l’inizio della pensione: è vecchio chi smette di essere un elemento produttivo all’interno della società. La vecchiaia è una questione di classe, più di quanto si pensi. Ma il nesso tra vecchiaia e improduttività è molto antico: nel 1400 nascono i primi ospedali per poveri in cui venivano rinchiuse le persone ai margini della società, coloro che non producevano valore: anziani, matti, criminali, malati. È da questi luoghi che nascono, successivamente, le residenze per anziani – istituzioni totali che, nell’ultimo anno, hanno dimostrato il loro essere luoghi di morte e non di cura. In un mondo sempre più povero e precario ha ancora senso legare la vecchiaia alla fine del lavoro? Finiamo per non smettere mai di lavorare e di non avere tempo, per esempio, come ci insegna lo scrittore Italo Svevo, per scrivere. Vedendo che la maggior parte della popolazione anziana è composta da donne, si approfondisce infine il concetto di vecchiaia al femminile e il concetto di lavoro di cura e di assistenza verso le persone anziane, sempre declinato al femminile.
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Un intenso percorso locale
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