• La legge 53/2000 ha introdotto strumenti innovativi per conciliare vita e lavoro, promuovendo pari opportunità e congedi parentali condivisi. Tuttavia, in un contesto segnato da precarietà, tagli al welfare e diseguaglianze persistenti, la sua applicazione è rimasta par ziale. Le donne italiane continuano a essere penalizzate da occupazioni precarie, carichi di cura non condivisi e servizi pubblici insufficienti. Misure concrete di conciliazione vitalavoro sono promosse dalla contrattazione di secondo livello: flessibilità oraria, smart working, congedi parentali integrati, permessi aggiuntivi, bonus economici. Sebbene le soluzioni siano spesso pensate per le madri, cresce l’attenzione verso la genitorialità condivisa. Ad essere sottolineata è la necessità di una cultura contrattuale sensibile al genere, che affronti anche gap salariali, riconoscimento professionale e salute delle donne.
  • Attraverso una ricerca empirica, un’analisi computazionale e un approccio intersezionale, l’articolo prende in esame la figura lavorativa delle donne migranti che prestano attività di cura e di assistenza familiare a persone non autosufficienti. Nel farlo, sommano in sé diversi profili di subordinazione, in quanto donne, in quanto straniere, in quanto bisognose di un salario, in quanto impegnate in un lavoro dequalificato (eppure così importante). Se a ciò aggiungiamo eventuali difficoltà linguistiche, un credo religioso non cristiano, una pelle non bianca e la probabile assenza di capitale relazionale, ne viene fuori un quadro di criticità che contrasta con la funzione sociale svolta da queste lavoratrici: porre rimedio all’assenza italiana di politiche di Long-term care, fornendo un servizio che sia contemporaneamente professionale e familiare.
  • L’articolo esplora qualitativamente l’esperienza di cura dei caregiver informali di persone con demenza, facendo riferimento all’etica della cura di impostazione femminista. Si studiano le pratiche quotidiane di assistenza (care) interconnesse con la cura formale (cure). L’obiettivo è studiare come i caregiver affrontano le sfide emotive, fisiche e sociali derivanti dall’assistenza a familiari, creando un ecosistema di supporto che sopperisce alle lacune dei servizi sociosanitari formali. Il lavoro di cura, considerato come un’attività complessa e socialmente irrinunciabile, richiede un impegno significativo spesso non riconosciuto, ma che è fondamentale per garantire il benessere delle persone assistite. La metodologia coinvolge colloqui in profondità a 21 caregiver familiari e 13 operatori sanitari. La cura informale emerge come elemento fondamentale nell’offerta complessiva di assistenza, posizionandosi in uno spazio intermedio tra cure formali e informali che, forte della lay-expertise, sostiene individui più fragili. L’etica della cura, portata avanti dai caregiver, basata sull’interdipendenza e la vulnerabilità, pone le basi per una società che valorizzi e renda visibili gli individui curanti.
  • Il contributo analizza il lavoro di cura come elemento strutturale nella produzione e riproduzione delle disuguaglianze di genere, collocandolo all’intersezione tra dinamiche familiari, mercato del lavoro e assetti istituzionali. L’approccio adottato evidenzia come la cura, lungi dall’essere una pratica privata residuale, rappresenti una componente fondamentale dei sistemi di welfare e della coesione sociale. Attraverso l’analisi comparata di dati empirici e l’utilizzo di contributi teorici specifici, il lavoro mette in luce le contraddizioni tra la crescente domanda sociale di cura e la perdurante svalorizzazione simbolica ed economica di tali attività, spesso svolte in condizioni precarie e irregolari. L’articolo sottolinea l’urgenza di un ripensamento delle politiche pubbliche che riconosca la cura come infrastruttura sociale, favorendo una più equa redistribuzione dei carichi tra i generi e una maggiore sostenibilità dei sistemi di protezione sociale.
  • This paper revisits the Purple economy framework, a feminist vision for a gender-equal and caring economic order, amid rising authoritarian pronatalism and neoliberal austerity. Drawing on feminist critiques of market fundamentalism and conservative familialism, it frames gender equality and care as complementary goals. The paper proposes guiding principles for transformative policies aligned with global agendas (Un, 2024; Ilo, 2024), including expanding paid/unpaid care work, promoting men’s caregiving, ensuring decent care jobs, and advancing time justice via shorter working hours. Two main pillars are discussed: (1) building universal care infrastructure with quality jobs; (2) regulating labor markets for care-responsive workplaces and work-life balance. As care becomes ideologically contested – used to reinforce traditional gender roles –, this framework emphasizes caregivers’ rights, quality services, and strategic alignment of care with employment, inclusive growth, and sustainability.
  • Le crisi economiche, politiche e sociali portano inevitabilmente alla luce le contraddizioni presenti nei processi di riproduzione sociale. È stato così negli anni ’70 in corrispondenza dello shock inflattivo legato al rialzo del costo del petrolio, poi nel 2007 in coincidenza della crisi economica e finanziaria, e più recentemente nel 2020, con la sindemia da Covid19. Queste crisi, pur diverse nella loro manifestazione, hanno ridefinito i confini tra pubblico e privato, soprattutto attraverso l’arretramento dello Stato, e la conseguente riduzione delle risorse da destinare alle politiche sociali, generando l’aumento delle diseguaglianze, di genere in primis. L’analisi dei settori della cura, per la loro stretta connessione con la riproduzione sociale, è cruciale per indagare più a fondo la società in cui viviamo. Attraverso l’analisi delle retribuzioni, delle differenze retributive di genere presenti e di altri elementi che caratterizzano le condizioni di lavoro nel settore dell’istruzione e in quello sanitario e socio-assistenziale in Europa, questo contributo si propone di interrogare i dilemmi presenti e le prospettive future della cura.
  • L’Italia è agli ultimi posti per tasso di occupazione femminile e ai primi per divario di genere. In tutti i paesi europei la genitorialità è associata positivamente allo stato occupazionale degli uomini, mentre rappresenta il principale ostacolo alla piena affermazione lavorativa delle donne: la cura dei figli ha dunque un impatto diverso tra uomini e donne. Nel presente contributo, dopo aver commentato i principali indicatori sull’occupazione per genere e ruolo in famiglia, utilizzando i dati della Rilevazione forze lavoro, si illustreranno alcuni risultati del modulo di approfondimento tematico dell’Istat «Conciliazione lavoro e famiglia», armonizzato a livello europeo (Eurostat) e riferito al 2018, che permetteranno di analizzare come le responsabilità di cura impattano sulla partecipazione al mercato del lavoro in Italia e in Europa. Infine, si presenterà la nuova edizione del modulo europeo inserito nella Rilevazione forze lavoro del 2025, in particolare saranno evidenziate le differenze con il precedente modulo e le novità apportate per tenere conto dei cambiamenti nell’organizzazione del lavoro in seguito alla pandemia.
  • Ordine nuovo

    17.50 
    Ordine Nuovo fu un movimento neofascista ispirato al pensiero della filosofia della Tradizione di Julius Evola. Il gruppo, che in una prospettiva nazional-rivoluzionaria si opponeva al sistema democratico e partitico, nacque nei primi anni Cinquanta come centro studi all’interno del Movimento Sociale Italiano e se ne distaccò nel 1956, pur mantenendo con esso a fasi alterne rapporti che talvolta erano finalizzati a un possibile rientro, il quale avvenne nel 1969. Questo studio indaga gli aspetti politico-culturali di un importante movimento del neofascismo italiano, attraverso l’analisi di documenti di polizia, riviste e materiali prodotti dal gruppo. Il motto «Il nostro onore si chiama fedeltà», ripreso dalle SS naziste, esprime l’identità e lo stato d’animo, nelle sue espressioni culturali e antropologiche prima che politiche, di quel microcosmo dei vinti di Salò, che si sentiva legato a un passato «glorioso» e in nome del quale intendeva riconfermare la scelta compiuta anni prima. Il volume, muovendo dall’analisi del contesto segnato dal paradosso dell’essere «fascisti in democrazia», ricostruisce lo sviluppo di questo movimento tra i primi anni Cinquanta e la metà degli anni Settanta, delineando un percorso oscillante tra spinte all’integrazione politica e derive radicali che condussero una parte di esso verso la clandestinità, dopo il suo scioglimento, avvenuto nel 1973.
  • CM N. 4/2025

    15.00 
    Guido Liguori, Ricordo di Aldo Zanardo Osservatorio
    • Giorgio Mele, La storia è scoppiata 
    • Daniele Di Nunzio, Salari, precarietà, innovazione: le nuove sfide per il sindacato. Un'inchiesta della Cgil sul lavoro 
    • Sergio Brasini, Demetrio Panarello, Giorgio Tassinari, L’inverno demografico e la politica di popolazione del (neo)fascismo
    • Agustín José Menéndez, La “legge fondamentale” tedesca riscritta con un blitz
    La lezione di Aldo Tortorella
    • Aldo Tortorella, Dal “primo” al “secondo” Berlinguer 
    Laboratorio culturale
    • Andrea Pannone, Capitale fittizio o capitale reale? Qualcosa è cambiato dai tempi di Marx 
    • Giovambattista Vaccaro, Axel Honneth e la teoria critica
    • Lorenzo Capitani e Roberto Villa, Benigno: un partigiano “disarmato”. Dossetti e un «irriducibile antifascismo»
    • Alessia J. Magliacane, Frantz Fanon e la nascita della psicologia di massa del colonialismo 
    Schede critiche
    • Guido Liguori, Di cosa parliamo quando parliamo di rivoluzione
    • Stefano Petrucciani, Lavoro e democrazia
    • Matteo Bifone, Dalla Pantera ai populismi
    • Antonino Infranca, Ipotesi per il socialismo
  • RPS N. 2/2025

    22.00 
    Lavoro e responsabilità di cura
    • Il contributo della purple economy allo sviluppo equo e sostenibile
    • Scenari per il futuro della democrazia
    • L’urgenza della pace