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Parte I – Dottrina
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Parte II – Giurisprudenza
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RGL N. 3/2024 Osservatori
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RGL N. 3/2024
4,500.00
€
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Gaza
15.00
€
Il saggio offre una chiave di lettura storica e geopolitica sull’importanza globale del Medio Oriente, sugli interessi e i conflitti delle potenze mondiali per l’egemonia nell’area mediorientale, sul piano micidiale del sovranismo sionista israeliano nella realizzazione della Grande Israele che mira, non nto all’annessione dell’intera Palestina allo Stato sovrano di Israele, ma anche ai territori limitrofi del Libano e della Siria. L’attacco efferato di Hamas del 7 ottobre 2023 e il massacro degli israeliani da parte dei miliziani di Hamas hanno prodotto la guerra totale a Gaza. Guerra e Vendetta, la risposta di Israele al massacro di Hamas. Obiettivo del Primo ministro Bibi Netanyahu e dei sionisti ultra ortodossi nazionalisti, membri del «gabinetto di guerra del governo israeliano», è stato: radere al suolo la Striscia, attuare il Nishul dei palestinesi, identificati come nazisti. La nazificazione dei palestinesi ha avallato la percezione degli israeliani di essere vittime che devono difendersi e giustifica gli interventi militari, la guerra distruttiva a Gaza e l’annientamento dei palestinesi. La posizione dei governi occidentali di fronte al massacro di Hamas, e alla conduzione della guerra israeliana a Gaza, è di sostegno a Israele, con invio di armi e finanziamenti soprattutto da parte americana. Israele è stato più volte criticato dall’Occidente per la violazione dei diritti umani a Gaza, ma i paesi occidentali hanno sempre sostenuto il diritto di Israele a difendersi. Di fatto, Israele funge da testa di ponte degli interessi occidentali in Medio Oriente. L’autrice testimonia, a partire dalla data dell’8 ottobre 2023, la conduzione distruttiva israeliana della guerra. Una conduzione che non ha, in apparenza, una strategia. Ma la guerra ha un piano: annullare la Palestina dalle carte geografiche.
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CM N. 4/2024
15.00
€
Editoriale
Aldo Tortorella,
Libertà e liberal-schiavismo
Osservatorio
Vincenzo Vita,
Chiamale se vuoi estrazioni
Piero Di Siena,
La destra avanza ma non sfonda.
La crisi europea ora rischia la catastrofe
Franco Astengo,
Geografia politica dell’Italia che non vota
Donald Sassoon,
Più che la vittoria del Labour è la grande sconfitta dei tories
Laboratorio culturale
Aldo Tortorella,
Rossana e la Antigone ricorrente
Lenin cent’anni dopo
Michele Prospero,
Tutto il potere ai soviet o al partito?
Stefano Petrucciani,
Tempi storici e tempo della rivoluzione
in Lenin
Roberto Finelli,
Lenin come «individuo cosmico-storico»
Nerio Naldi,
Tatiana Schucht e la numerazione dei quaderni gramsciani
Sebastiano Taccola,
Cesare Luporini e l’autofondazione della critica dell’economia politica
Lelio La Porta,
Lukács tra etica e politica
Schede critiche
Marcello Mustè,
Angell: interdipendenza mondiale e inutilità della guerra
Guido Liguori,
Storie di dissidenti del Pci
Lelio La Porta,
Dialoghi con Fortini
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La bracciante digitale e altre storie
10.00
€
La bracciante digitale e le altre protagoniste di questo libro vivono tra le rovine del neoliberismo e del maschilismo. In poche battute raccontano il lavoro e la sua assenza, la guerra, l’ingiustizia sociale, sempre con l’intento di farci ridere e sorridere. Con leggerezza evocano e risvegliano la bracciante che è in noi, quella presenza antica che cova in chi non ha potere ma tiene acceso il desiderio di una libertà condivisa. Cinque capitoli scandiscono il percorso: Braccianti in lotta, Multitasking, Bombe e margherite, SOS Sanità, Bracciante del fumetto. Pagina dopo pagina, vignetta dopo vignetta, lottano contro i latifondisti del web e del pianeta, in cerca di un senso e di una terra in cui radicarsi. Braccianti di tutto il mondo, uniamoci!
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Il difficile equilibrio: il trinomio lavoro tecnologia libertà
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Relazioni industriali al lavoro per il futuro. La transizione digitale e i nuovi bisogni
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Ritorno alla democrazia
I sistemi democratici sono in crisi ed è una crisi di portata storica, che va di pari passo con l’evoluzione dei diversi modelli capitalistici compresenti a livello mondiale e con la frammentazione e l’indebolimento delle istanze dei lavoratori, in particolare nei paesi occidentali. In questi paesi le difficoltà della rappresentanza sociale si accompagnano al venir meno della funzione di filtro e di mediazione della domanda sociale a cui i partiti politici per alcuni decenni hanno assolto. In questo contesto il sindacato è obbligato ad andar oltre la sfera della sua rappresentanza più consolidata e a ripensare le forme e gli strumenti attraverso i quali esprime la propria influenza sulle scelte e le decisioni di carattere generale.
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Per una nuova cultura del lavoro
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La vertenza dell’ex GKN e gli insegnamenti su una possibile convergenza, tra
L’articolo analizza la storia della vertenza della fabbrica dell’ex-Gkn di Campi Bisenzio (Fi). A partire dalla genesi della lotta operaia, viene analizzata la capacità degli operai, in collaborazione con alcuni accademici solidali con la loro lotta, di proporre un progetto di reindustrializzazione della fabbrica dal basso e orientata alla transizione ecologica. La loro lotta rappresenta un tentativo riuscito di dialogo tra il movimento operaio e il movimento ambientalista
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I sindacati in Italia dopo il 2008 tra forme organizzative e dinamiche di mobilitazione politica
L’articolo esamina le recenti forme di rappresentanza dei lavoratori distinguendo tra sindacati confederali e autonomi e alcune nuove forme di auto-organizzazione dei lavoratori emerse di recente. A partire da alcuni risultati ottenuti dall’analisi di dati relativi alle azioni collettive dei lavoratori registrate in Italia tra il 2008 e il 2018 e i risultati di una ricerca condotta tra il 2021 e il 2023 su alcune forme di rappresentanza e organizzazione alternativa nel settore agricolo in Italia, si delinea un quadro che segnala la diversità delle pratiche sindacali e di auto-organizzazione dei lavoratori. I sindacati confederali sono attivi in forme di conflitto istituzionale mediante un’ampia partecipazione alle contrattazioni con la controparte datoriale e politica e negli scioperi; i sindacati autonomi sostengono sia lo sciopero che forme di protesta più dirompente come le occupazioni. La novità è rappresentata dalla diffusione di forme alternative e innovative di auto-organizzazione e rappresentanza dei lavoratori agita all’interno di forme partecipative comunitarie
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Risorse di potere e nuovi conflitti. Il caso di Mondo Convenienza
L’articolo analizza l’uso di varie risorse di potere da parte diversi attori che intervengono nel corso di campagne di protesta contro forme estreme di sfruttamento sul lavoro, in particolare nel settore della logistica. Costruendo su un approccio alle risorse di potere che collega gli studi sui movimenti sociali con quelli sulle relazioni industriali, e inquadrando le azioni dei lavoratori all’interno delle lotte di riconoscimento, lo studio prende in considerazione le mobilitazioni avvenute a Mondo Convenienza, in particolare a Campi Bisenzio (Fi). La ricerca mostra come diverse risorse di potere siano state attivate grazie all’intervento di diversi tipi di sindacato, ma anche di soggetti diversi quali organizzazioni di movimento sociale, associazioni di società civile, e istituzioni locali. In particolare, e in linea con la ricerca su nuovi conflitti sul lavoro legati innanzitutto al riconoscimento, emerge l’importanza delle risorse di solidarietà mobilitate sul territorio
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Conflitti sindacali in Francia: grandi mobilitazioni, ma pochi scioperi nel settore privato
Dalla fine degli anni Novanta, i progetti di riforma delle pensioni e delle leggi sul lavoro hanno provocato diversi movimenti sociali con la mobilitazione dei lavoratori sotto forma di manifestazioni, occasionalmente accompagnate da scioperi mirati. Gli scioperi erano concentrati nei settori della pubblica amministrazione e dei trasporti pubblici, ma non si estendevano a tutte le aziende del settore privato. I movimenti hanno talvolta assunto proporzioni considerevoli, ma raramente sono riusciti a fermare i piani dei governi. Possono, tuttavia, avere un impatto politico a lungo termine, segnando un cambiamento nel rapporto di forze.
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Il conflitto nel lavoro in Italia dal 1994 al 2021: l’ipotesi del Social Movement Unionism
Questo studio si concentra sull’analisi della mobilitazione sindacale in Italia negli ultimi tre decenni utilizzando la metodologia Protest Event Analysis (Pea), alla luce del concetto di Social Movement Unionism emerso dalla contaminazione del campo delle relazioni industriali con quello dei movimenti sociali. I risultati indicano che i sindacati tendono a impegnarsi in un lavoro di ridefinizione dell’identità collettiva, includendo attori sociali marginali, adottando nuove forme di espressione collettive e ampliando il loro frame al di là delle questioni lavorative e dei confini nazionali, quando coordinano la loro protesta in coalizione con altri attori sociali. In particolare, i sindacati di base sono più propensi a catalizzare il Social Movement Unionism più dei sindacati confederali. Questa discrepanza ha implicazioni significative per l’inclusività sociale delle proteste e per la rivitalizzazione dell’identità sindacale.
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Le Casse di resistenza e la sostenibilità finanziaria dell’autotutela sindacale dei lavoratori
Le Casse di resistenza nascono e si sviluppano in Italia tra autotutela mutualistica e sindacalizzazione dei lavoratori. Nell’età liberale concorrono a definire i caratteri distintivi dei principali modelli sindacali nel rapporto tra solidalità di classe, sindacalizzazione e forme di lotta. Il fascismo distrugge con la violenza, con la dittatura politica e con il sindacato di Stato l’autotutela sindacale del lavoro. Nella Repubblica democratica, ancorata alla costituzione, questo istituto diretto della solidarietà operaia si integra nel complesso meccanismo finanziario della sindacalizzazione confederale del lavoro. La discussione sul ruolo specifico delle Casse, dopo la lunga onda della riscossa padronale, riemerge con l’inversione a livello internazionale del ciclo conflittuale prolabour.
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Solide casse di resistenza ma pochi scioperi: il caso svedese
Circa il 70% dei lavoratori sono iscritti ai sindacati. I sindacati hanno fondi per lo sciopero ben forniti. Insieme agli ampi diritti di conflitto, ciò significa un grande potenziale per scioperi lunghi ed estesi, ma la frequenza dei conflitti in Svezia è estremamente bassa, anche dal punto di vista nordico. Spesso è sufficiente una notifica di sciopero, per esercitare pressione sui datori di lavoro. Fino agli anni ‘30 il numero di giorni lavorativi persi a causa di conflitti era tra i più alti al mondo, ma due accordi di cooperazione tra le parti del mercato del lavoro hanno cambiato la situazione: l’Accordo di Saltsjöbaden del 1938 e l’Accordo industriale del 1997. Secondo quest’ultimo, i sindacati e le associazioni dei datori di lavoro dell’industria manifatturiera fissano il «marchio» per gli aumenti salariali nell’intero mercato del lavoro.
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Gli scioperi in Europa oggi: un trend al ribasso interrotto da sporadiche impennate
Quando si studiano gli scioperi in Europa negli ultimi vent’anni circa, emergono due osservazioni. In primo luogo, si registra complessivamente una tendenza sul lungo termine al ribasso. Tale diminuzione complessiva viene tuttavia «interrotta», di tanto in tanto, per via di relativi picchi nel volume degli scioperi – a esempio nel 2002, 2010 e 2019 – per lo più a causa di scioperi del settore pubblico. Inoltre, in gran parte alimentato dall’inflazione in vari paesi, un nuovo picco si è registrato nel 2022. In secondo luogo, il quadro appare più sfumato a livello dei singoli paesi. Persistono nel tempo differenze tra paesi nel volume complessivo dei conflitti (con i paesi dell’Europa centrale e orientale che si collocano a un livello molto basso), spiegate dagli scioperi su vasta scala nel settore pubblico e dagli scioperi generali, che sono particolarmente diffusi nei paesi dell’Europa meridionale, tra cui Italia e Belgio. Si consideri che, dal 2009 in poi, mancano dati ufficiali sugli scioperi in Italia.
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Presentazione. Una nuova stagione di conflitti, ma una generalizzazione incompleta
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QRS N. 1/2024
22.00
€
I nuovi conflitti
Il conflitto di lavoro in Italia
Tempo e spazio del lavoro
Per una nuova cultura del lavoro
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RGL N. 2/2024 Osservatori
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Parte I – Dottrina
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Parte II – Giurisprudenza
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Il lungo trentennio della stagnazione salariale: dinamiche retributive della Pa, cenni comparativi con i settori privati, e contrattazione decentrata
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La formazione continua tra cambiamenti, criticità e nuovi scenari di intervento
Details
L’impatto della digitalizzazione sul lavoro e sulle relazioni industriali. Un’analisi comparativa in tre servizi pubblici di otto Paesi europei
Details
Traiettorie labour oriented per la conversione ecologica del modello di sviluppo: il caso delle industrie energy intensive in Italia
Details
Il cambiamento delle migrazioni: questioni per l’azione sindacale
Details
Conoscenza, azione sindacale e paradigma di sviluppo: esperienze di ricerca-intervento
Details
La disoccupazione sostanziale e il disagio lavorativo: una proposta per comprendere meglio le dinamiche del mercato del lavoro in Italia
Details
Democratizzare e demercificare
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QRS N. 3/2023
22.00
€
Ricerca, azione sindacale e paradigma di sviluppo A cura di Daniele Di Nunzio Introduzione di Francesco Sinopoli
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RGL N. 2/2024
45.00
€
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CM N. 2-3/2024
15.00
€
Editoriale
Aldo Tortorella,
Occhi ridenti
Osservatorio
Pietro Folena,
La lezione di Berlinguer per le sfide odierne e la lotta contro la guerra
Alfonso Gianni,
“Sorvegliare e punire” o della governance europea
Massimo Cavallini,
La rivolta degli studenti Usa per Gaza tra i fantasmi del ’68 e del maccartismo
Anna Maria Merlo,
Contro la destra in ascesa Macron gioca la carta della guerra
Denis Y. Sindete,
L’Africa che cerca la pace. Luci e ombre nel ruolo delle istituzioni continentali
Maria Turchetto,
Sul “tutto strutturato” della guerra e della pace capitalista
Alberto Leiss,
Il patriarcato, la violenza maschile e la violenza bellica
Laboratorio culturale
Roberto Finelli,
L’utopia della terza via. La lezione politica della psicoanalisi
L’antifascismo di Matteotti, a cento anni dal suo assassinio
Andrea Ricciardi,
L’eredità di Giacomo Matteotti
Fabio Vander,
Matteotti: le deformazioni di un centenario
Da Lenin a Gramsci
Guido Liguori,
Il concetto di rivoluzione da Lenin a Gramsci
Gianni Fresu,
Lenin, Gramsci e il paradosso ermeneutico dell’egemonia
Giacomo Tarascio,
La questione agraria dalle «Tesi di aprile» alle «Tesi di Lione»
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L’edile numero 33
13.00
€
Il 9 ottobre del 1963 gli operai edili della capitale, organizzati dai sindacati confederali di categoria, rispondono con una manifestazione di protesta alla serrata decisa dall’associazione dei costruttori (il contesto storico è quello segnato dall’imminente ingresso del Psi nel primo governo di centro-sinistra). In Piazza Santi Apostoli la manifestazione, molto partecipata, viene repressa con inusitata durezza dalle forze di polizia: 500 lavoratori vengono fermati, per 33 di loro scatta l’arresto. Ci vorranno quasi trent’anni per scoprire che a ispirare (e a provocare) l’attacco della Celere ai danni degli operai edili erano stati agenti di Gladio: una sorta di prova generale in vista della progettata liquidazione per vie illegali del Pci e del movimento operaio organizzato da parte dei «poteri forti» dell’epoca. Il libro ricostruisce gli avvenimenti occorsi sessant’anni fa attraverso la voce narrante di Luciana Castellina, al tempo giovane funzionaria del Partito comunista e testimone oculare degli scontri al termine della manifestazione sindacale (fu una dei 33 edili finiti in prigione e in seguito processata e condannata): «Non una manifestazione come un’altra – ricorda oggi – ma uno dei più incredibili, illegali complotti che hanno segnato la storia del nostro Paese».
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