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L’Europa del terzo millennio
10.00
€
Dal «Programma di Lisbona» e dalla «Carta di Nizza» del 2000, alla conclusione della presidenza Sarkozy del Consiglio europeo a dicembre del 2008, passando attraverso l’adozione dell’euro, l’allargamento della UE del 1° gennaio 2004, il faticoso compromesso realizzato dalla Convenzione con il progetto di Trattato costituzionale della UE a giugno del 2004, poi clamorosamente bocciato dai referendum di Francia e d’Irlanda nel 2005, l’apertura del negoziato per la partecipazione della Turchia, sullo sfondo delle guerre e delle crisi monetarie, economiche, diplomatiche, che in Europa e nel mondo hanno chiamato a nuove responsabilità un’Unione intanto passata, con l’entrata di Romania e Bulgaria, dal 1° gennaio 2007, a 27 paesi: è questo lo scenario che si dispiega nelle pagine del volume. Attraverso le cronache scritte dall’autore per
il Piccolo
di Trieste e raccolte nel volume, si rincorrono così tutti i momenti importanti vissuti dall’Europa in questo inizio di terzo millennio, che Olivi, seguendoli passo dopo passo nella loro successione, commenta con la sapiente intelligenza del profondo conoscitore non solo dei problemi, ma anche degli ambienti e delle persone che ne rappresentano il teatro e gli attori.
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L’Europa e le Regioni
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L’Europa possibile
15.00
€
Nel volume vengono ricostruite le articolate vicende dell’atteggiamento delle due maggiori confederazioni sindacali d’Italia e di Francia verso i processi di integrazione europea, prendendo in esame il lasso temporale che dal 1957 - anno dei Trattati di Roma istitutivi del MEC - giunge al 1973 - anno in cui la CGIL in concomitanza con la costituzione della CES decide di mutare la propria collocazione internazionale cambiando il proprio status all'interno della FSM da «affiliata» ad «associata». Al centro del volume si situano le complesse e non sempre congruenti relazioni fra la CGIL e la CGT, dalla presenza nella maison comune, la Federazione Sindacale Mondiale, al fallimento del Comitato Permanente CGIL/CGT. Dopo un'iniziale convergenza di posizioni rispetto al processo di integrazione, si assiste, negli anni cinquanta e sessanta, a un progressivo accumulo di dissintonie dovuto alle differenti risposte date ai mutamenti intervenuti negli ambienti politici, in particolare in relazione al rapporto con i rispettivi partiti di riferimento e con le altre organizzazioni sindacali, e alle congiunture economiche critiche che avevano posto alle rappresentanze del movimento operaio l'esigenza di un riesame delle proprie concezioni teoriche, strategiche e organizzative. L’intera vicenda si inserisce, infatti, in uno dei periodi più ricchi e intricati della storia politica ed economica europea che va dalla rivolta ungherese agli avvenimenti del 1968, e che investe tutta la parabola del boom proprio fino al 1973, anno in cui il lungo ciclo di sviluppo delle economie europee giunge al suo termine simbolicamente e materialmente rappresentato dal primo shock petrolifero.
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L’Europa sociale vista dagli Usa
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L’evasione spiegata a un evasore
12.00
€
L’evasione spiegata a un evasore (e all’evasore dentro di noi) è un dialogo tra un piccolo evasore fiscale e un tributarista. Alla base è l’idea di discutere il problema dell’evasione fiscale affrontando i principali argomenti – morali, politici ed economici – ai quali, di solito, si ricorre per giustificare il mancato pagamento delle tasse, il rifiuto di rilasciare una ricevuta o uno scontrino. Il dialogo non è solo il confronto tra due differenti punti di vista ma si spinge oltre. Dalla discussione nasce infatti una proposta, nascono le soluzioni che potrebbero essere adottate per voltare pagina e costruire tra i cittadini un nuovo patto di lealtà fiscale per il bene comune. Soluzioni ricavate dall’analisi dei tentativi fatti per sconfiggere il fenomeno dell’evasione fiscale in Italia e per restituire fiducia ai cittadini sulla possibilità di costruire un sistema fiscale equo, semplice e non invasivo. Soluzioni che partono dalle politiche fiscali adottate in altri Paesi, dove il livello dell’evasione, anche se non azzerato, è notevolmente ridotto rispetto a quello italiano.
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L’evoluzione della contrattazione aziendale in provincia di Torino tra il 1993 e il 2007
I risultati di una indagine su innovazione, contrattazione collettiva e rappresentanza sindacale realizzata nella provincia di Torino
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L’evoluzione della contrattazione aziendale in provincia di Torino tra il 1993 e il 2007
I risultati di una indagine su innovazione, contrattazione collettiva e rappresentanza sindacale realizzata nella provincia di Torino
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L’Health Equity Audit per un welfare equilibrato: dalle disuguaglianze sociali e di genere alle capacità di controllo sulla s
L'equità di salute è un obiettivo del welfare, essendo un macroindicatore degli effetti delle disuguaglianze sociali sulle capacità di controllo che donne e uomini riescono a esercitare sulla propria salute. A partire dalla letteratura, l'articolo avanza l'ipotesi secondo cui la persistenza delle disuguaglianze non deriva solo da limiti di conoscenza o da un'insufficienza delle politiche, ma scaturisce dalla riproposizione di relazioni asimmetriche di potere e di modelli culturali tradizionali connotati per genere. Essi operano sottotraccia, condizionano i nuovi interventi e resistono al cambiamento. Per fronteggiare le manifestazioni di un welfare «asimmetrico», il contributo suggerisce di potenziare i sistemi di osservazione istituzionale sulla dimensione di genere. Propone inoltre in questo ambito l'utilizzo sistematico e diffuso di strumenti di Health Equity Audit di genere, attuando forme di valutazione ex ante ed ex post, agili e praticabili nel contesto italiano delle politiche sociali e della salute.
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L’idea sociale di sviluppo
10.00
€
Nella storia sociale e culturale italiana l’idea di sviluppo si è coniugata con l’immagine di una società ordinata. È un’idea che ha avuto espressione politica a destra come a sinistra, tra le componenti conservatrici del pensiero sociale come in quelle progressiste. Un’idea che vive di coppie di concetti (insediamento e produzione, industrializzazione e governo locale, proprietà e controllo, inclusione dei ceti sociali emergenti e ordinamento sociale stabile, gerarchia e antiurbanesimo) e la cui costruzione, che data dal Settecento, accelera nel Novecento a ridosso del boom degli anni Cinquanta/Sessanta. Le origini dell’idea di sviluppo nella storia culturale italiana non vanno rintracciate solo nella storia del pensiero economico. Vi rientrano anche altre discipline e sensibilità: la pedagogia, la demografia, lo studio delle tecniche agrarie, la nascente scienza della politica e il ruolo pubblico degli intellettuali. Infine la riflessione morale e l’etica. Oggi l’idea di sviluppo come equilibrio è il risultato di questo viaggio culturale nel tempo, in cui essa si è presentata talvolta nelle vesti di una figura arretrata, antimoderna, e tuttavia, come altre volte è accaduto nella vicenda italiana, ha precorso a suo modo i tempi, trovandosi in assonanza con quel linguaggio dell’antindustria elaborato intorno alla via antiutilitarista in economia che ispira molta riflessione critica sulla globalizzazione, e che è parte essenziale del dibattito odierno sui destini possibili dello sviluppo «governabile».
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L’identità a più dimensioni
12.00
€
È stato detto che l’identità ha assunto nelle nostre società la stessa importanza che la scoperta della sessualità ebbe ai tempi di Sigmund Freud. Il volume intende chiarire quando e perché l’identità è diventata tanto rilevante. Intende inoltre metterne in luce il carattere eminentemente sociale e processuale, sviluppando una critica a due prospettive riduzioniste, anche se da punti di vista antitetici. Esse, infatti, tendono ad enfatizzare un solo aspetto della nozione di identità, riducendola l’una a un «noi» omogeneo e statico, l’altra a un «io» fluttuante e frammentario. In alternativa a queste due concezioni che postulano una «identità a una dimensione» viene sviluppata, nel corso del volume, una concezione multidimensionale dell’identità. Quante «facce» ha l’identità e come si connettono tra di loro? Che ruolo svolge il riconoscimento dell’altro? Quali sono le strategie che l’individuo mette in atto per far fronte a dissonanze, eventi traumatici, affiliazioni multiple? In che senso si può dire che l’identità è un problema moderno? E infine, come si formano e perché sono ritornate alla ribalta, nel cuore del mondo sviluppato, le identità di soggetti collettivi, dalle identità nazionali a quelle etniche e culturali?
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L’imbarbarimento del linguaggio politico
13.00
€
Questo libro analizza le esternazioni volontarie e involontarie dei politici nel periodo da agosto 2005 a settembre 2006, uno dei più conflittuali della nostra storia recente, in cui un’escalation di violenza trasforma l’insulto volgare nella forma ordinaria di espressione nei rapporti tra le forze politiche. Mostra le motivazioni di questo imbarbarimento e ricostruisce il messaggio che si nasconde dietro il velo del politichese: dall’aggressione mascherata da difesa alla difesa-complotto, dalla difesa-fiaba alla presa-di-distanza e alla gaffe involontaria (primatista mondiale lo stesso Berlusconi ma Prodi - vedi il caso Telecom - sembra intenzionato a superarlo). Ma al di là dello scontro delle logiche guerresche impersonate da Berlusconi da un lato e dalla sinistra antagonista dall’altro si fa strada, tra le forze intermedie, la tentazione di passare dall’insulto al dialogo. Si diffonde la sensazione che il paese, stanco di contrapposizioni feroci, sia alla ricerca di nuovi archetipi: non abbia più bisogno di Guerrieri (e tanto meno di Mercanti, Orfani, presunti Innocenti) ma di Maghi, capaci di combattere senza odiare e di fare pace senza arrendersi.
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L’immagine plurale
20.00
€
Sulla scena politica contemporanea tornano alla ribalta i movimenti di massa: dalle manifestazioni internazionali contro la globalizzazione, alle iniziative sui temi della convivenza democratica. In molti casi è scesa in campo un’agguerrita galassia di soggetti indipendenti, che hanno utilizzato il linguaggio filmico per offrire punti di vista alternativi. Ed è proprio quest’ultimo aspetto che gli Annali 2002 della Fondazione Archivio Audiovisivo si propongono di indagare: l’uso della documentazione filmica non solo come deposito di memoria, ma anche e soprattutto come settore non secondario delle stesse battaglie democratiche. Il volume si divide in tre parti. Nella prima vi sono saggi dedicati ad aspetti fondamentali dell’attività di documentazione filmica: dalle questioni metodologiche e linguistiche, all’evoluzione tecnologica dei mezzi; dai problemi relativi alla conservazione dei documenti, al loro uso nei prodotti finiti; dalla funzione della documentazione nella cultura politica e sindacale, al suo valore come fonte per la storia. Nella seconda parte sono raccolti i contributi di molti filmmaker e operatori della comunicazione. La terza parte offre i documenti relativi alle più interessanti esperienze di documentazione filmica e comunicazione alternativa progettate e realizzate in Italia. Completano il volume un inserto fotografico sul tema trattato, una filmografia ragionata e un’appendice con le attività svolte dalla Fondazione nel 2002.
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