• La pandemia si è abbattuta su economie nazionali già indebolite dalle crisi precedenti e attraversate da profonde disuguaglianze. Lo shock pandemico ha determinato tuttavia anche uno scatto in avanti delle istituzioni senza precedenti. Per la prima volta dopo anni di tagli e attacchi ideologici alla sfera pubblica, è tornata al centro del discorso politico l’importanza dello stato sociale, della sanità pubblica e degli interventi redistributivi in favore delle fasce più colpite dalla recessione. Per il sistema di welfare italiano il Pnrr rappresenta un’occasione di modernizzazione in linea con i principali obiettivi posti alla base dell’Agenda sociale europea, sintetizzati nell’approccio dell’Investimento sociale. Vi sono tuttavia delle criticità da considerare che riguardano, da un lato, la sua esportabilità in contesti territoriali condizionati da una bassa e stagnante domanda di lavoro, dall’altro le spaccature sempre più evidenti che, anche nei contesti nazionali più avanzati, tendono a contrapporre le fasce più qualificate del mercato del lavoro e quelle più deboli, spesso in-trappolate in lavori precari a bassi salari, come fatto strutturale. In questo articolo vengono analizzati i principali cambiamenti delle politiche di welfare in considerazione della neces-sità di assicurare un intervento più forte dello Stato non solo nella promozione del lavoro a più alte qualificazioni, ma anche nella creazione diretta di nuova occupazione, laddove beneficiari di sussidi e categorie deboli rischiano di rimanere intrappolati o nel lavoro povero o nei circuiti dell’assistenza workfarista.
  • L’autrice si sofferma sui criteri adottati dall’ordinamento francese per selezionare le organizzazioni dei lavoratori e dei datori di lavoro al fine di evidenziare i profili che possono costituire spunto di riflessione per l’ordinamento interno, anche alla luce del percorso avviato dalle parti sociali. In particolare si evidenzia l’importanza della previsione di criteri non soltanto «quantitativi», ma altresì tesi ad accertare l’effettività dell’azione sindacale.
  • In questo articolo sono proposte alcune riflessioni circa la natura e l’evoluzione della politica industriale e il ruolo dello Stato quale attore capace di indirizzare in modo «strategico» lo sviluppo delle economie, così come descritto da Pennacchi (2016). Viene discussa, inoltre, la relazione tra la politica industriale e il contesto macroeconomico e istituzionale – con specifico riferimento alle istituzioni del mercato del lavoro – nell’ambito del quale la stessa politica è disegnata e implementata. Si sottolinea come l’efficacia della politica industriale può essere minata allorquando il contesto macroeconomico si caratterizzi per una debole dinamica della domanda aggregata (e, in particolare, della componente pubblica della stessa domanda) e per istituzioni del mercato del lavoro che tendano a facilitare l’adozione di strategie competitive basate sulla riduzione dei costi piuttosto che sulla qualità, l’innovatività dei prodotti e sull’investimento in capitale umano. Infine, si discute criticamente l’approccio di politica economica sin qui adottato in Europa identificando nell’adozione di grandi progetti «mission oriented» (a guida pubblica) una strada alternativa per stimolare efficace- mente la crescita economica e la trasformazione tecnologica dell’economia europea. L’analisi condotta si basa su una serie di recenti contributi sugli stessi temi (Cimoli, Dosi, Stiglitz 2009; Mazzucato et al. 2015; Dosi et al. 2016; Fana, Guarascio, Cirillo 2016; Guarascio, Simonazzi 2016).
  • Contributi di Cluadio Treves e Maria Letizia Pruna, sul testo di Pietro Ichino, Inchiesta sul lavoro, in cui l’autore riporta, in forma letteraria, le sue elaborazioni sui temi del lavoro pubblico, della rivisitazione delle forme contrattuali, sul collocamento e i servizi all’impiego, per finire con le famose proposte legislative in materia di riscrittura del codice del lavoro, di contratto unico, di rappresentanza sindacale e di relazioni industriali.
  • La legge quadro sull’handicap (legge 104/1992) contempla una vera e propria rivoluzione copernicana nei diritti dei disabili. Non si muove infatti nella ristretta ottica di promuovere alcuni servizi, ma al contrario pone al centro la persona disabile, la sua famiglia, i suoi bisogni e chiama in causa tutte le istituzioni, pubbliche e private, perché facciano ciascuna la propria parte per garantire alla persona disabile pari opportunità di integrazione e di affermazione di sé. Nel contempo ha posto le basi per ulteriori iniziative legislative sia delle regioni sia del Parlamento. In particolare la passata legislatura ha avuto il merito di imprimere al processo un’accelerazione senza precedenti, dalle leggi 162 e 284 sulla vita indipendente e la disabilità grave, alla legge 17 per l’accesso agli studi universitari, dalla legge 68 per il collocamento mirato al lavoro allo scivolo previdenziale per i disabili gravi, alle agevolazioni per i genitori che lavorano, al - dopo di noi - per chi resta privo del sostegno familiare, alle agevolazioni fiscali per i presìdi riabilitativi e le automobili adattate per la guida e il trasporto dei disabili. Il volume illustra in modo semplice e di facile consultazione i diritti di cittadinanza esistenti nel nostro Paese in favore delle persone disabili, offrendo ad esse e alle loro famiglie, nonché a tutti gli operatori del settore, uno strumento che le aiuti a muoversi nei meandri della burocrazia e nella complessità di norme spesso di non agevole comprensione.
  • Il volume illustra in modo semplice e di facile consultazione i diritti di cittadinanza esistenti nel nostro Paese in favore delle persone disabili, offrendo ad esse e alle loro famiglie, nonché a tutti gli operatori del settore, uno strumento che le aiuti a muoversi nei meandri della burocrazia e nella complessità di norme spesso di non agevole comprensione. Articolato in 7 capitoli, redatti dai più qualificati specialisti della materia, il volume esamina: •il quadro internazionale e dell’Unione Europea; •la legge 5 febbraio 1992, n. 104 “Legge-quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate”; •la legge 12 marzo 1999, n. 68 “Norme per il diritto al lavoro dei disabili”; •la legge 9 gennaio 2004, n. 6 “Istituzione dell’amministrazione di sostegno”; •la materia e l’esperienza del processo del lavoro in merito alla tutela della disabilità; •i contenti della normativa contrattuale riferita ai disabili; •le condizioni e i contenuti delle agevolazioni fiscali previste per i disabili. Il Cdrom allegato contiene la versione elettronica del volume.
  • Nella percezione corrente delle condizioni di vita dei migranti vi sono almeno due luoghi comuni che impediscono una corretta valutazione del ruolo del lavoro nelle vicende migratorie e che occorre cercare di sfatare: il primo è frutto di una vulgata culturalista, in virtù della quale i fenomeni migratori tendono a essere affrontati principalmente come problema di ordine culturale, sia nella versione generosamente multi-culturalista sia in quella da «guerra di civiltà» (o di religione). ...
  • «È per rendere onore alla figura di Franco Pintus, assassinato il 13 aprile 1997, la sera di una domenica, mentre rientrava a casa con la famiglia dopo una cena in pizzeria, che abbiamo deciso di pubblicare questo volume. [...] Carlo Ghezzi ricostruisce le vicende di quegli anni, di quella "battaglia politico-sindacale che con il passar del tempo è degenerata in una lotta senza esclusione di colpi", sulla base dei ricordi propri e dei protagonisti della vicenda, oltre che sulle carte processuali, che hanno poi posto un punto fermo sulle responsabilità di Maria Ausilia Piroddi e dei suoi complici nell’assassinio di Pintus (ma nella storia purtroppo non mancano altre vittime), condannandoli nel 2000 all’ergastolo. E non tace nessuno dei ritardi che ci furono, a tutti i livelli dell’organizzazione, nel capire la portata dello scontro e nel prendere provvedimenti adeguati». (Dalla prefazione di Guglielmo Epifani)
  • Da storico paese di emigrazione per oltre un secolo, l’Italia è diventata nel volgere di quattro decenni meta di consistenti flussi di immigrazione e, nell’ultimo decennio, nuovamente paese di emigrazione. La compresenza dei due fenomeni non è un dato sufficientemente acquisito; soprattutto per quanto riguarda la componente in uscita, sottostimata nelle sue ragioni e nei suoi esiti, pur avendo un impatto non secondario sulle prospettive sociali, economiche e perfino demografiche del paese. Sono oltre 6 milioni gli italiani all’estero secondo le anagrafi del ministero degli Affari esteri. In corrispondenza con la crisi del 2007-2008, il trend emigratorio è ripartito con tassi crescenti, portando oltre un milione di persone alla ricerca di migliori condizioni di lavoro e di vita all’estero, senza fermarsi neanche durante la pandemia. I risultati di questa ricerca qualitativa, realizzata grazie alla partecipazione attiva del mondo associativo, provano a fare emergere le motivazioni, le aspettative e soprattutto i problemi affrontati nel percorso migratorio in alcune realtà metropolitane di sei diversi paesi europei, dagli stereotipi con cui i nuovi migranti sono costretti a confrontarsi alla scarsa attenzione istituzionale, alla carenza di servizi di orientamento, con uno sguardo conclusivo sugli effetti che la pandemia da Covid-19 può determinare su questi percorsi emigratori. Aprono e chiudono il volume gli interventi di Enrico Pugliese, professore emerito alla Sapienza Università di Roma e associato alla ricerca Irpps-Cnr, e di Matteo Sanfilippo, professore ordinario di Storia moderna presso l’Università della Tuscia e direttore del Cser.
  • Il volume indaga, attraverso le fonti a stampa e documenti provenienti dai fondi della Camera del lavoro, della Prefettura e degli Archivi nazionali Cgil e Fiom, la crescita dell’industria metalmeccanica nel Parmense a partire dal 1945, la maturazione dell’organizzazione sindacale Fiom e lo sviluppo delle lotte operaie. Uno sguardo complesso, che punta a far emergere i ruoli delle diverse componenti aziendali e sindacali che hanno accompagnato la crescita di una realtà a lungo rimasta ai margini del processo industriale nazionale. Un «caso di studio», quindi, focalizzato su una delle «periferie» industriali del Paese, che narra la costituzione di un polo industriale robusto, sebbene contenuto, protagonista nella vita politica ed economica emiliana degli anni sessanta. Il racconto comprende i cicli di lotte che hanno attraversato i primi decenni del dopoguerra, il fallimento della più importante azienda metalmeccanica parmense (Salamini) nel 1969, il crescente protagonismo della Fiom Cgil nelle officine e nell’organizzazione sindacale parmense, fino al processo di unità sindacale che ha portato alla costituzione della Flm.