• Questo libro di storia scritto da un sociologo combina, inevitabilmente, una visione retrospettiva con un’analisi più dettagliata dell’epoca recente e qualche sguardo arditamente rivolto al futuro. Ma non pretendo che questo racconto serva a individuare le tendenze che consentano di prevedere il futuro. Tendenze di questo tipo non esistono: esse sembrano esistere solo dopo essersi verificate, ma tutto avrebbe potuto succedere in un altro modo. Questo è particolarmente vero per l’Argentina, che diverse volte nella sua storia ha avuto bruschi cambi di direzione, non sempre felici e senza che necessariamente qualcuno se lo fosse proposto. Ma allora, perché studiare il nostro passato, a parte il fatto che per qualcuno ciò possa essere piacevole? Perché questo passato è una grande raccolta di avvenimenti, di situazioni, di memorabili partite di scacchi. Semplicemente, conoscere molte di queste partite consente di giocare meglio quelle che si dovranno giocare… Dalla introduzione dell’autore
  • Il libro – costituito da alcuni saggi e studi recenti (2008-10) – propone un’interpretazione della crisi politica del paese che vede l’origine della fase attuale nella sconfitta della politica di solidarietà democratica. L’omicidio di Aldo Moro (1978), l’uomo politico che con maggior lucidità aveva diagnosticato l’incipiente crisi di regime e stava lavorando a una ricomposizione degli equilibri politici, non segnò solo la fine della politica di solidarietà. Quell’episodio, anche per le sue modalità, interruppe il percorso del progetto democratico-costituzionale che era stato alla base della rinascita del paese, con la conseguenza di snaturare il senso della convivenza nazionale e costringere le istituzioni repubblicane a torsioni innaturali. Dopo il delitto Moro la politica italiana si è caratterizzata per una linea di divisione (che si è ripresentata in varie forme: il preambolo Dc nel 1980, il craxismo, il berlusconismo) che ha comportato l’esclusione «programmatica» di settori essenziali della società (sia masse, sia élite politiche) dall’esercizio del potere. Questa linea di divisione (che perdura ed è all’origine della crisi politica attuale) caratterizza, da oltre un trentennio, una fase di declino civile e politico del paese che la cultura e la politica democratiche non hanno ancora valutato in tutta la sua portata.
  • Questo libro, omaggio a due combattenti per la libertà, Tina Anselmi e Aung San Suu Kyi, e ai loro compagni di lotta, nasce dalla consapevolezza che in un mondo globalizzato le vittorie si sostengono reciprocamente, così come le sconfitte ingenerano altre sconfitte. Di diversa generazione, nazionalità e fede, esse hanno in comune la stessa serena determinazione nell’impegno per la giustizia sociale e contro le notti della democrazia: la feroce alleanza nazifascista, combattuta dalla diciassettenne staffetta partigiana Tina; lo spietato regime militare birmano, al quale da anni resiste con la non violenza il premio Nobel per la Pace Aung. Tina e Aung, due donne che sono state presenti e hanno risposto quando il paese è stato in pericolo. In sintonia con la propria gente, si sono messe in gioco insieme agli altri, con intelligenza e coraggio. Questo libro, nato dall’esigenza di focalizzare alcuni tragici eventi che hanno intaccato la democrazia e l’avanzamento civile in un paese, e che li hanno cancellati del tutto nell’altro, è stato possibile grazie alle persone che, nella condivisione della militanza democratica, hanno aderito con slancio e generosità. Hanno partecipato con le loro testimonianze e, per quanto riguarda le vicende italiane, con un’analisi approfondita del Piano di Rinascita democratica di Licio Gelli, il cui progetto eversivo piduista ha attraversato la storia d’Italia negli ultimi trent’anni, lasciando a volte dietro di sé una scia di sangue. I due curatori si sono avvalsi del fondamentale contributo di saperi e convinzioni variegate, senza prendere posizione, pur restando di parte: dalla parte di chi sente il bisogno di non dimenticare, di capire perché il nostro paese si è consegnato per così lunghi anni a un potere in maschera, corrotto e di matrice piduistica. Contributi di: Giuseppe Amari, Margherita Bebi, Francesco M. Biscione, Paolo Bolognesi, Susanna Camusso, Pierre Carniti, Tullio De Mauro, Giovanni Di Ciommo, Guglielmo Epifani, Giorgio Frasca Polara, Carlo Ghezzi, Vincenzo Giaccotto, Ashin Kovida, Giovanna Leone, Giuseppe Malpeli, Luigi Mariucci, Michele Prospero, Alessandro Roncaglia, Albertina Soliani, Mauro Storti, Giuliano Turone, Anna Vinci, Nita Yin Yin May, Beaudee Zawmin.
  • Silenzi

    14.00 
    Nel nuovo dialogo e confronto che si sono aperti tra donne e uomini permangono snodi cruciali solo sfiorati, e ciò che è iniziato a cambiare rischia di trasformarsi in nuovo stereotipo se non se ne riprende in mano la complessità, se non ci si assume il rischio di rimettere ancora in discussione quello che appare già conquistato. Vi sono quindi ambiti, aree di attenzione su cui appare necessario non solo continuare il lavoro di confronto e ricerca, ma riprenderlo anche con lo sguardo più critico, soprattutto là dove alcuni progressi, alcune sensibilità si sono mosse e una sottolineatura appagante di tutto questo rischia di fermare i processi di cambiamento. Ma vi sono anche situazioni così radicate nell’immaginario sociale di genere che non sono state per nulla toccate dal cambiamento degli ultimi decenni e non solo perpetuano recinti di segregazione, ma legittimano – se non sottoposte a critica – le culture che li hanno creati. L’esempio che viene più naturale ricordare è l’assenza maschile nell’educazione, ma anche le categorie a cui si ricorre nel contrasto della violenza o le forme con cui si reagisce alla rappresentazione del corpo femminile e del desiderio maschile schiacciati nella falsa alternativa tra rischio del «moralismo» e fuga nell’indifferenza. Nell’uno e nell’altro caso il volume si propone di identificare alcune tematiche che appaiono particolarmente significative o paradigmatiche e avviare su ciascuna una riflessione problematica, affidandola ogni volta a una donna o a un uomo, o ad ambedue, perché ne sappiano rivelare, anche esasperandole, le criticità e crucialità, al di fuori di ogni retorica accreditata anche dai più recenti mutamenti.
  • Questo libro ironico e sovversivo guarda al corpo – della donna ma non solo – come protagonista del luccicante mondo delle pubblicità commerciali, con una nuova angolazione, quella intersezionale, incrociando diverse prospettive analitiche. Perché le icone delle pubblicità sono prevalentemente belle, alte, magre, ricche, eleganti, giovani e desiderabili allo sguardo maschile? Altrimenti, come vengono rappresentate? È vero che molte pubblicità sono razziste? Cosa c’entrano le réclame con la nostra vita quotidiana, con i nostri comportamenti? Il bombardamento incessante di immagini commerciali non ci impone solo di comprare: esso agisce anche in funzione normativa nei confronti del corpo sociale stesso. La prospettiva di decostruzione politica è duplice: induce la comprensione dei rapporti di potere sottesi alla costruzione sociale di tali immagini e svela che il mercato ha una funzione attiva nel rafforzamento delle ideologie dominanti. Così viene sancita la supremazia del maschio adulto, bianco, occidentale, «che ama le donne» – e dello stile di vita delle classi alte come modello a cui conformarsi, o aspirare, come valori da condividere o perlomeno da copiare. Nonostante si spenda moltissimo per le pubblicità, oggi la crisi rende possibile una nuova consapevolezza per le donne, le classi svantaggiate, le persone di colore, le minoranze sessuali, per tutti coloro che si trovano al margine e che rappresentano una maggioranza emergente. Così diventa possibile giocare una partita fuori dallo specchio e lungi dalle sue brame, elaborando una microfisica del contropotere, forme autonome di agentività, solidarietà e resistenza. Codici altri al cui interno il tutto dell’utopia si esprime in ogni gesto opposizionale: nella guerriglia semiotica, nel rovesciamento dei significanti dispotici, negli atti di riappropriazione consapevole della vita, fuori dalla forma merce, lontano da rapporti di potere. Abbiamo diritto di riprendere il controllo sul nostro immaginario: la liberazione dei corpi non ha nulla a che vedere con il liberismo commerciale delle réclame. Con il contributo di Marta Baldocchi, Emanuela Chiodo, Vincenza Perilli, Angela Tiano.
  • Per le femministe di oggi pren dere la parola sul mondo è diventato sempre più compli cato. Che dire del velo, delle veline, delle modificazioni genitali e della chirurgia estetica? Della famiglia, del sex work, del postporno? Di Dio, della poligamia, del welfare e della globalizzazione? Come dialogare con la teoria queer e con la ricerca postcoloniale? Le identità sono un bene o un male? E che significato assumono ora parole chiave della tradizione femminista come sesso, genere, differenza, autodeterminazione e riproduzione? Intorno a questi grovigli nasce un dizionario ragionato, frutto del confronto tra femministe con esperienze e percorsi diversi, con lo scopo di aiutare a chiarirsi le idee e riattivare la capacità di convivere con le contraddizioni, caratteristica del pensiero delle donne. Autrici delle voci Elisa A.G. Arfini, Chiara Bonfiglioli, Rachele Borghi, Francesca Brezzi, Beatrice Busi, Sara Cabibbo, Giulia Cortellesi, Silvia Cristofori, Daniela Danna, Andrea D’Atri, Barbara De Vivo, Angela D’Ottavio, Suzanne Dufour, Liliana Ellena, Olivia Fiorilli, Giulia Garofalo, Gaia Giuliani, Inderpal Grewal, Alessandra Gribaldo, Barbara Mapelli, Maria Rosaria Marella, Lea Melandri, Catia Papa, Renata Pepicelli, Isabella Peretti, Elisabetta Pesole, Monica Pietrangeli, Flavia Piperno, Ambra Pirri, Tamar Pitch, Valeria Ribeiro Corossacz, Enrica Rigo, Annamaria Rivera, Caterina Romeo, Laura Ronchetti, Sonia Sabelli, Alessandra Sciurba, Smaschie ramenti, Anna Vanzan, Stefania Vulterini, Giovanna Zapperi.
  • Conservatorio

    10.00 
    Parte da lontano questo libro diviso in tre tempi, quando la scuola di musica era un luogo altro, come quello evocato da Romano Bilenchi nel suo Conservatorio di Santa Teresa, quello dell’educazione e dell’iniziazione alla vita. E attraverso racconti esemplari di più periodi, riconnette e aggrega i resoconti degli storici, la vita dei «figlioli» di Napoli, quella dei Maestri o, ancora, dei costruttori di strumenti musicali, cioè il mondo antico di ieri. Con l’arrivo perturbante e innovativo del jazz siamo quasi nell’oggi, che è la parte centrale, dove l’autore narra di progetti e contraddizioni, di querelle burocratiche che segnano il nostro tempo di crisi, di artisti lavorativamente sospesi tra canto barocco ed esibizioni da pianisti sull’oceano. Il libro si chiude con sei racconti che gettano uno sguardo su un altro conservatorio ancora, quello di domani, abitato dalle cantanti liriche coreane Jee e Hee, dalle contaminazioni di jazz, popular music, elettronica; dalle storie struggenti di un percussionista che muore in tenera età e di un suo amico di studi che ne tramanda, suonando, la memoria, e quella di Giordano, sedicenne autistico studente di pianoforte, che chiude il libro e il cerchio. Tarcisio Tarquini, giornalista di formazione letteraria e presidente di un importante conservatorio italiano, quello di Frosinone, racconta dal di dentro, con cognizione di causa e una scrittura che si muove tra oggettività e pathos, le tante e ricche esperienze, le persone, i progetti e i sogni di innovazione di queste istituzioni miracolosamente in equilibrio tra antico e futuro; e, guardando attraverso il microcosmo del suo istituto, che qui diventa un prototipo, ci offre con questo lavoro a tutto campo una visione partecipe e appassionata della grande vitalità del mondo musicale italiano. Il libro si chiude con un reportage fotografico di Mario Ritarossi, Il santuario più degno, sulla biblioteca del Conservatorio di Napoli San Pietro a Majella, dove si trova custodita la partitura autografa di Mozart (un minuetto composto a Salisburgo nel 1773) ritratta nella copertina del volume.
  • La prima biografia di Mastronardi nel cinquantenario de Il maestro di Vigevano. Riccardo De Gennaro colma una vasta lacuna, restituendoci il ritratto vivido di uno scrittore ancora troppo poco conosciuto, autore dello straordinario romanzo “Il maestro di Vigevano”. Un grande intellettuale che, insieme a Bianciardi e Pasolini, ha saputo raccontare meglio di chiunque altro gli sconvolgimenti degli anni del boom economico, quando la frenesia e la furia della corsa al denaro travolsero quasi tutta la nostra società. In tutti i suoi romanzi Mastronardi ha saputo cogliere lo spirito del tempo, parlando di quella grande provincia padana che, come scrive Fofi nella prefazione, «era - ed è forse ancora - la zona più fragile, succube e ricettiva della frenesia collettiva». Ma De Gennaro ci parla anche dei dilemmi insolubili di oggi, rivelando un mondo della cultura e dei media mai stato così conformista e totalmente privo di osservatori geniali ed acuti, come lo furono ieri Mastronardi e Bianciardi.
  • Esiste e funziona egregiamente in Francia un Fondo vittime di amianto che indennizza indistintamente tutti i lavoratori affetti da malattie da asbesto, senza la necessità per questi di dover dimostrare la colpa del datore di lavoro. L’indennizzo viene così erogato sul solo presupposto del nesso tra esposizione ad asbesto e malattia anche ai lavoratori che, ad esempio, sono stati dipendenti di aziende non più esistenti o non solvibili. Anche in Italia esiste un Fondo vittime di amianto, che però, pur essendo stato istituito, non è mai decollato compiutamente. A differenza della Francia, infatti, il tema della «riparazione economica» per i lavoratori ammalati o per le famiglie dei lavoratori deceduti è stato integralmente devoluto al sistema giudiziario con una conseguente miriade di controversie giudiziali, civili e penali. Intanto agiscono in giudizio solo quei lavoratori che possono farlo nei confronti di aziende tuttora esistenti e soprattutto solvibili. Inoltre ad essi, per ottenere il risarcimento del danno, compete l’onere di provare non solo il nesso tra l’esposizione e la malattia, ma anche la colpa del datore di lavoro. I contributi di medici e giuristi raccolti nel volume fanno quindi il punto sullo stato della giurisprudenza, sul diritto sostanziale e sugli aspetti processuali, in tema di patologie da amianto e diritto al risarcimento.
  • Il libro riporta in sintesi i risultati di un lavoro di ricerca svolto nell’ambito di un progetto sulla Prostituzione migrante che ha visto impegnate unità di ricerca delle Università di Siena, Firenze, Torino e Salerno oltre che l’IOM di Ginevra e l’UNODC di Vienna. Si è trattato di una ricerca originale condotta in situazioni caratterizzate da precarietà e illegalità, dove lo sfruttamento non è soltanto un dato economico ma pervade l’humus sociale delle realtà coinvolte dal fenomeno. Utilizzando il metodo dell’inchiesta è stato messo a fuoco in particolare l’aspetto dei clienti delle prostitute. La ricerca mostra come oggi, nel mondo globalizzato, da parte dei giovani intervistati il mercato del sesso sia considerato di facile accesso e del tutto aperto. I mezzi di comunicazione inoltre da tempo presentano il sesso secondo infinite modalità, facendolo diventare ad un tempo obiettivo di facile consumo ma anche di più sofisticata sostanza; ne consegue che il cliente consumatore riesce a soddisfare il maggior numero di variabili sul tema quasi soltanto con il ricorso alle prestazioni a pagamento. Gettata nuova luce sulla questione dei clienti, nel volume viene messo a fuoco come sia maturo il tempo per portare ad emersione tale problematica, favorendo un dibattito volto in primo luogo a far crescere, non solo tra i clienti, ma anche tra i cittadini in generale, la consapevolezza che le prostitute non sono una merce qualsiasi, bensì persone, e che la cosa riguarda tutti. Infatti il dato più preoccupante che le interviste ci consegnano è la completa indifferenza alla questione e una diffusa apatia a porsi per lo meno il problema di avviare forme di contrasto a questa deriva.
  • Attraverso un fitto intreccio di fonti e di linguaggi, di sguardi e di approcci il volume dà vita ad una narrazione sull’uso industriale dell’amianto in Italia capace di restituirne tanto la storia che le storie. La prima è ripercorsa attraverso il filtro della medicina del lavoro, dalle prime scoperte sulla nocività del minerale d’inizio Novecento ad oggi, offrendo una ricostruzione di lungo periodo degli avanzamenti scientifici e delle loro ricadute e applicazioni sia in Italia che in altri paesi europei. A dar voce alle storie sono invece le memorie raccolte da storici ed oralisti tra coloro che hanno vissuto il problema sulla propria pelle, per aver lavorato in porti e cantieri navali, in fabbriche e grandi aziende italiane. Ma sono anche i racconti di medici, di avvocati, di psicoterapeuti, di sindacalisti, di persone che lo hanno variamente conosciuto nella sua dimensione esistenziale per aver portato aiuto, assistenza, tutela, solidarietà ai lavoratori colpiti dal male e alle loro famiglie. In questa molteplicità di sguardi e di approcci il volume trova un filo unificante nella scelta di centrare l’attenzione sulla percezione che gli operai avevano dei rischi derivanti dall’esposizione, sugli strumenti, sulle capacità, sulle risorse di cui disponevano per tutelare loro stessi. Guardata in questa prospettiva, la vicenda amianto rappresenta anche l’occasione per riflettere sulla cultura della salute nei luoghi di lavoro nel suo complesso rapporto con la soggettività operaia di ieri e di oggi.
  • Eduardo Lourenço, uno dei maggiori critici e saggisti portoghesi viventi, ha scritto che l’unica guida lecita all’opera pessoana è Pessoa stesso. La vulgata relativa alla sua opera si basa invece ancora su una serie di miti critici, nati subito dopo la morte del grande poeta e mai completamente debellati; innanzitutto, che egli sia un autore legato esclusivamente alla fama postuma e in vita pressoché ignorato, morto indigente e incompreso. Studi più attenti hanno dimostrato come la sua grandezza fosse chiara già dalle opere pubblicate in vita, a partire dalla geniale produzione poetica legata all’invenzione degli eteronimi. Il volume rappresenta una breve ed efficace guida all’ingresso nell’universo pessoano, alla luce delle più recenti acquisizioni critiche e scientifiche. Partendo dalla contestualizzazione delle principali tappe biografiche, dalle condizioni e i luoghi in cui le sue opere sono state pubblicate, si giungerà a possedere tutti gli strumenti utili a effettuare un’attenta analisi dei numerosi indizi critici che lo scrittore stesso ha lasciato e delle opere più importanti pubblicate prima e dopo la sua morte. In chiusura, viene fornita una visione d’insieme del suo immenso Fondo e di ciò che esso deve ancora rivelare al pubblico, oltre a una breve antologia di testi, scelti tra i più illuminanti a livello critico, a cui si aggiunge un breve, sorprendente inedito.
  • Un viaggio nel Mezzogiorno dal punto di vista del lavoro e un’occasione per riflettere sulla CGIL in una stagione di cambiamenti epocali. La narrazione di Franco Garufi racconta le trasformazioni di quella parte d’Italia che più di ogni altra ha subito le conseguenze della crisi globale ed ha pagato lo scotto dell’arretramento economico e sociale. Lo scopo è quello di descrivere il Sud oltre gli stereotipi e i pregiudizi, come componente viva e attiva dell’Italia, un grande Paese che affronta uno dei momenti più difficili della sua storia, nella vita interna e nel rapporto con l’Europa, e che ha nel lavoro e nella coesione sociale e territoriale valori fondanti. Ancora è un tentativo di raccontare come è mutato il lavoro nel Mezzogiorno e come la CGIL, per la sua parte, ha interpretato e guidato il cambiamento per consolidare democrazia e diritti. Il racconto dei problemi e delle difficoltà, delle opportunità e delle volontà, delle delusioni e delle speranze in un’area che è decisiva per il futuro dell’Italia intera. Con la partecipazione di Andrea Montagni e Frida Nacinovich.
  • Da alcuni decenni migrazione e sicurezza sono divenute le due facce di un binomio che sembra inseparabile e si è compreso che per promuovere questo binomio serve una dimensione politica «esterna», in grado, cioè, di assicurare la collaborazione tra paesi di arrivo e paesi di origine dei flussi migratori. Il termine «sicurezza» continua però ad essere automaticamente associato ai concetti di controllo, respingimento dei migranti irregolari, difesa dei confini nazionali, lotta alla criminalità e, in ultima analisi, al sentimento di paura. L’obiettivo di questo volume è evidenziare come, specie in tempi di pace, esista un’altra dimensione della sicurezza, anch’essa strettamente legata ai flussi migratori. Questa dimensione coincide con i concetti di sicurezza umana, stabilità e accordo tra le nazioni e si intreccia all’universale desiderio di benessere e protezione sociale, tanto dei migranti quanto degli autoctoni. In un contesto di crescente interdipendenza tra paesi diversi e lontani il benessere e le politiche che lo regolano mostrano sempre più chiaramente una faccia transnazionale. Promuovere la convivenza con gli autoctoni o assistere un anziano sono ad esempio processi che hanno radici lontane e cominciano a compiersi già nei paesi di origine. Ugualmente la possibilità di un migrante di contribuire positivamente allo sviluppo sociale, oltre che economico, della madrepatria in gran parte dipende dal percorso compiuto nella società di destinazione. Anche la politica sociale, dunque, non solo quella di difesa, deve dotarsi di una «frontiera esterna» e trarre vantaggio dal dialogo e dalla cooperazione con i paesi di origine, nella convinzione che il bene comune possa essere protetto anche attraverso reti estese nello spazio e un welfare transnazionale forte.
  • Il razzismo

    15.00 
    È impensabile fare la storia del razzismo senza elaborare un modello teorico che ne delinei concetti e nozioni adeguate, ma ogni modello deve sapersi misurare ed arricchire nel confronto serrato con l’analisi storica. A partire da questa duplice esigenza, il volume ripercorre a maglie larghe le vicende storiche dei due grandi filoni del razzismo moderno, quello antisemita e quello coloniale, culminate ad Auschwitz e nelle società segregate degli Stati Uniti e del Sudafrica, provando quindi a formulare un’ipotesi teorica in grado di descrivere il dispositivo logico sotteso alle ideologie razziste operanti negli eventi narrati. Pur nella diversità dei contesti storici, infatti, risulta possibile riconoscere una configurazione unitaria del discorso razzista: una logica comune alla base dell’invenzione delle «razze umane», individuando la quale la critica teorica e pratica del razzismo (e la sua stessa storia) appaiono sotto una luce diversa. Sulla scorta di questa ipotesi, viene così ripreso il filo della narrazione storica del XIX e del XX secolo, mettendo il dispositivo logico individuato alla prova dei più recenti processi di esclusione: la «razzizzazione» dei cosiddetti «marginali» («zingari» e «devianti», delinquenti e proletari), il razzismo sessista, il controverso tema del razzismo italiano. Infine, lo sguardo si spinge sull’ultimo trentennio, un’epoca in cui il razzismo sembra riemergere con virulenza immutata, ma con caratteristiche in parte inedite.
  • Il volume è stato tradotto in spagnolo http://www.octaedro.com/OCTart.asp?libro=10257&id=es&txt=Maria%20Montessori Nei primi decenni del Novecento Maria Montessori divenne l’icona di una nuova pedagogia progressista che proponeva una educazione «a misura di bambino». Nonostante l’importanza del personaggio, sono relativamente poche le biografie intellettuali a lei dedicate e ancor meno quelle con caratteristiche non agiografiche. L’autore affronta criticamente, con riferimenti a fonti edite e inedite, la biografia della Montessori, inserendola nelle culture in cui operò e analizza i fondamenti della sua pedagogia relativamente ai riscontri teorici e scientifici che la ricerca più aggiornata ha apportato a questa «pedagogia della libertà». In rilievo le novità del Metodo montessoriano alla luce delle coeve scienze umane, con l’accento sulla rilevanza che determinate posizioni scientifiche possono rivestire nell’ambito dello sviluppo della società civile quando s’intrecciano con la storia delle istituzioni politiche e dell’organizzazione dello Stato sociale. Si troverà così una nuova chiave interpretativa per comprendere l’opera di Maria Montessori e l’attualità del suo Metodo pedagogico.
  • Per il lavoro

    14.00 
    Tra la fine del 2007 e la primavera del 2012 l’Europa e gran parte del mondo occidentale hanno vissuto un periodo drammatico. La crisi, prima finanziaria, poi economica e occupazionale, infine sistemica, ha messo a nudo i limiti di una struttura economica fondata su un liberismo senza freni ed ha rivelato la totale inadeguatezza delle politiche conservatrici nel farvi fronte. In Italia, complice l’insipienza del governo Berlusconi, le cose sono andate ancora peggio. Quando, a fine 2011, si è conclusa anzitempo l’avventura della destra al potere ed è nato il governo «tecnico» di Mario Monti il Paese era a un passo dal fallimento e a rischio contagio per l’intera Europa. È a questo periodo che si riferiscono gli articoli e le interviste di Cesare Damiano raccolte in questo volume. Al centro, accanto al ruolo della politica e alle questioni dello sviluppo e dello Stato sociale, il lavoro. A dire che una risposta alla crisi è possibile proprio partendo dalle condizioni e dalle aspettative di chi lavora e costituisce la spina dorsale del Paese.
  • Il Rapporto sui diritti globali, che da 10 anni propone analisi e documentazione sulla globalizzazione in una chiave di lettura dell’interdipendenza dei diritti, è un volume unico a livello internazionale per ampiezza dei contenuti e dei temi trattati. È uno strumento fondamentale d’informazione e formazione per quanti operano nella scuola, nei media e nell’informazione, nella politica, nelle amministrazioni pubbliche, nel mondo del lavoro, nelle professioni sociali, nelle associazioni. Ideato e realizzato dall’Associazione Società INformazione ONLUS, è co-promosso con la CGIL nazionale, in collaborazione con ActionAid, Antigone, ARCI, Coordinamento Nazionale delle Comunità di Accoglienza (CNCA), Fondazione Basso-Sezione Internazionale, Forum Ambientalista, Gruppo Abele, Legambiente, Redattore Sociale, Una Città, Vita, vale a dire con le associazioni italiane tra le più autorevoli, rappresentative e territorialmente diffuse che sono concretamente impegnate sulle problematiche trattate dal Rapporto. Prefazione di Susanna Camusso, introduzione di Sergio Segio, interventi di Erik Assadourian, Virgilio Balducchi, Danilo Barbi, Pietro Barbieri, Paolo Beni, Aldo Bonomi, Massimo Campedelli, Alessandra Cappelletti, Francesco Ciafaloni, Luigi Ciotti, Vittorio Cogliati Dezza, Matteo De Bellis, Gabriele Del Grande, Giuseppe De Marzo, Andrea Di Stefano, Fulvio Fammoni, Sergio Finardi, Giovanni Giacopuzzi, Maria Grazia Giannichedda, Patrizio Gonnella, Maurizio Gubbiotti, Bijay Kumar, Vera Lamonica, Ignazio Marino, Ugo Mattei, Nicola Nicolosi, Enrico Panini, Ciro Pesacane, Morena Piccinini, Andrea Pinchera, Felice Roberto Pizzuti, Marco Revelli, Claudio Sarzotti, Rossana ScaricabarozzI, Vincenzo Scudiere, Roberto Sensi, Fabrizio Solari, Serena Sorrentino, Gianni Tognoni, Stefano Trasatti, Achin Vanaik, Stefano Zamagni, Armando Zappolini.
  • Il 28 maggio 1974 una bomba esplodeva a Brescia, in Piazza della Loggia, dove era in corso una manifestazione unitaria contro il terrorismo neofascista indetta dalla Federazione CGIL-CISL-UIL e dal Comitato antifascista della città. Otto morti e centodue feriti sono stati il bilancio di quella strage, venuta a comporsi nella lunga teoria di attentati che da Portella della Ginestra alla stazione di Bologna per decenni ha insanguinato l’Italia senza che nessuno dei mandanti e dei protettori della mostruosa trama eversiva sia stato individuato e colpito. E anche gli esecutori materiali di quegli attentati quasi mai sono stati individuati. Così è stato anche per la strage di Piazza della Loggia sulla quale, dopo 38 anni di indagini e processi, il 14 aprile 2012 la Corte d’Assise di Appello di Brescia ha calato definitivamente il sipario giudiziario assolvendo tutti gli imputati e umiliando qualsiasi aspirazione di giustizia e di verità. Attraverso saggi e memorie il libro ricostruisce quella drammatica giornata e il lungo iter giudiziario che ne è seguito, collocandoli nel più generale quadro della strategia della tensione e proponendo anche in un Dvd allegato il documentario Scene di una strage del regista Lucio Dell’Accio.
  • Rosso rosso

    10.00 
    Dopo il fortunato esordio narrativo Mannaggia la miserìa, che denunciava le condizioni di lavoro e di sfruttamento della comunità marocchina del ghetto di San Nicola Varco di Eboli molto prima dello sgombero, e il successivo Graziemila, che racconta dal di dentro i tormenti degli ottocento braccianti africani cacciati con violenza dalla polizia, Anselmo Botte chiude con Rosso rosso la sua trilogia nelle terre dove Levi scrisse il suo memoriale civile. Anche questo nuovo libro, che ha la forma del romanzo, usa lo stesso travestimento formale, dove l’autore utilizza le storie e l’esperienza sul campo di sindacalista per raccontare la condizione umana delle operaie stagionali del pomodoro, quelle 12.000 donne che «come formiche, correvano verso un nuovo giorno di lavoro, in molteplici fabbriche dell’Agro Nocerino-Sarnese, sotto il Vesuvio, a due passi da Salerno». Nella capitale mondiale del pomodoro pelato, terra di caporali e caporale, in una fabbrica dove si spettegola e si lotta per la sopravvivenza quotidiana, vive e racconta in un registro a volte comico-grottesco, in altre sentimentale, la protagonista-narratrice di Rosso rosso, cioè l’operaia Lucia. Parla e straparla del suo bell’Antonio e dell’amore nella terra dei pommarolari, spietati padroni avvezzi a rapporti di lavoro feudali, dove «la mezzadria e la colonia apparivano gli unici criteri di valutazione dell’economia», nel contesto desolato e barbarico della Statale 18, territorio di pomodori e camorra. È proprio lì che il suo amore, nato in quelle fabbriche, diventa metaforicamente esistenziale «come il pomodoro: quando è fresco ti offre tutta la sua fragranza e il suo profumo ti inebria, quando viene conservato nei barattoli, scade inesorabilmente dopo qualche anno e se lo assapori ti inguai la vita per sempre».
  • Il volume, ripercorrendo a grandi linee il processo di formazione di due Stati nazionali unitari, l’Italia e la Germania, esamina il contributo portato al Nation Building dai rispettivi movimenti operai. Al centro della riflessione le questioni della libertà, dell’unità nazionale, dell’integrazione sopranazionale, che non possono essere risolte senza riferimento alla giustizia sociale, alla solidarietà e alla democrazia economica nel quadro di un’Europa sociale e coordinata. Poiché l’Europa, ieri come oggi, è la cornice entro la quale la Germania e l’Italia devono pensare la loro storia, le prospettive del processo di integrazione del continente saranno l’asse intorno al quale rileggere il passato per progettare il futuro.
  • Il volume è un compendio di tutte le iniziative che la CGIL, insieme alle sue strutture territoriali e di categoria e alle organizzazioni ad essa collegate, ha realizzato nell’ambito delle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia. Susanna Camusso sottolinea nella prefazione l’ampiezza e il livello dell’impegno profuso che, per un intero anno, ha fatto della CGIL uno dei soggetti più attivi dell’intero panorama nazionale, mentre Carlo Ghezzi ne illustra la continuità storica ripercorrendo, con quelle del centocinquantesimo, le iniziative messe in campo nel 1911 e nel 1961 per il cinquantesimo e per il centenario dell’Unità nazionale. Il saggio di Enrico Panini, sulla base di un’attenta analisi del materiale iconografico e fotografico prodotto dalla confederazione, rivela spessore, significato e prospettiva di un legame mantenuto senza salti nel corso dei decenni fra la politica della Confederazione ed i simboli attraverso i quali si manifesta l’identità del nostro paese, in particolare la sua bandiera, ricavando dalla loro permanente attualità una chiara indicazione per il futuro che supera la stessa occasione delle celebrazioni per il centocinquantesimo. Il percorso delle manifestazioni della CGIL delinea un vero e proprio viaggio lungo tutta la penisola tra nodi irrisolti, conquiste di diritti, ferite ancora aperte, partecipazione emotiva e criticità pericolose. Così la CGIL ha deciso di rappresentare le proprie iniziative: come la descrizione del viaggio compiuto da un iscritto immaginario affidata alla penna di Paolo Andruccioli. Il libro contiene inoltre tre relazioni degli storici Stefano Musso, Emilio Gentile e Giuseppe Galasso, a convegni nazionali organizzati dalla CGIL e dalla Fondazione Giuseppe Di Vittorio sui temi «Lavoro e democrazia», «Stato e nazione» e «Questione meridionale», che hanno costituito i grandi filoni di approfondimento su cui si è deciso di lavorare. Completano l’opera un’importante appendice fotografica curata da Ilaria Romeo e, a cura di Elisa Castellano, una cronologia delle iniziative realizzate nell’ambito delle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia.
  • Aggiornato ai recenti provvedimenti del governo Monti (la c.d. «manovra salva Italia», il decretolegge sulle semplificazioni fiscali; la legge costituzionale che introduce il principio del pareggio di bilancio), il volume affronta con una visione moderna e globale il problema dell’evasione, che coinvolge anche l’economia sommersa nei suoi complessi risvolti. Avanza proposte concrete per un’incisiva azione di contrasto attraverso una più stretta collaborazione tra le autorità tributarie centrali e quelle locali e affronta le novità in materia di federalismo. Gli autori esprimono l’esigenza di maggiore equità e razionalità nell’imposizione dei tributi, di integrità e di rigore nella destinazione delle risorse pubbliche. Ma anche di trasparenza fiscale: seppure da più parti si invocano le disposizioni nazionali ed internazionali in tema di privacy, è opportuno richiamarsi alla riservatezza quando la piaga dell’evasione fiscale è così devastante? Ha collaborato Elena Falletti.
  • «Le Piccole e Medie Imprese (PMI) rappresentano una componente centrale del tessuto economico europeo. In Italia il 99,7% delle imprese industriali attive ha un numero di addetti inferiore alle 250 unità e l’81,7% sono microimprese (meno di 10 dipendenti). Per stare al passo dei cambiamenti richiesti dal mercato in termini di investimenti di qualità, specializzazione e modelli produttivi, diventa sempre più indispensabile puntare su politiche ed interventi che qualifichino il mondo del lavoro, su cui la formazione continua può giocare un ruolo importante apportando valore aggiunto al sistema produttivo delle PMI in Italia. Il FAPI - Fondo Formazione PMI (www.fondopmi.it), costituito da CONFAPI, CGIL, CISL, UIL, promuove le attività di formazione continua dei lavoratori delle Piccole e Medie Imprese con oltre 55 mila aziende associate per poco più di 470 mila lavoratori, ad oggi ha assegnato per la formazione oltre 148 milioni di euro. Il volume dapprima restituisce una ricostruzione delle dinamiche che attraversano questo importante segmento produttivo delle PMI nel contesto della crisi economica globale, attraverso un’analisi del quadro statistico e delle politiche di intervento sia a livello europeo che a livello nazionale. Nell’ultima parte si evidenziano le caratteristiche peculiari degli interventi formativi svolti nonché la funzione che può assumere la formazione continua nei percorsi a sostegno del superamento delle crisi aziendali attraverso l’esame quanti-qualitativo degli stanziamenti messi a disposizione dal FAPI per la formazione continua nel biennio 2010-2011, mirati espressamente alle aziende colpite dalla crisi a supporto dei lavoratori temporaneamente sospesi (Avviso 3-2009) e su cui le Parti Sociali del Fondo hanno scommesso fortemente». Tania Grandi (Responsabile Ufficio Formazione del FAPI)