• La Campania, come le altre regioni italiane - e in particolare quelle del sud -, ha conosciuto due grandi esperienze migratorie verso l’estero, la cosiddetta «grande emigrazione», a cavallo tra la fine del XIX secolo e il primo ventennio del XX, con una battuta d’arresto nel ritmo di deflusso migratorio con lo scoppio della prima guerra mondiale, e l’emigrazione del secondo dopoguerra, stimolata, soprattutto, dalla domanda di manodopera proveniente dai paesi latinoamericani (Argentina, Brasile, Uruguay e Venezuela, in particolare) e dai paesi del Nord-Europa. L’emigrazione campana nel corso degli anni cinquanta cambia sostanzialmente la sua direzionalità, in quanto, da una parte, si affievoliscono progressivamente i flussi verso l’America meridionale e, dall’altra, crescono di molto quelli diretti verso l’Europa settentrionale. La ricerca affronta queste problematiche ricostruendo il quadro conoscitivo di sfondo entro il quale si sono sviluppate le migrazioni in generale, e quelle campane in particolare, e come queste si sono insediate nei rispettivi paesi di emigrazione. L’attenzione si focalizza altresì sulle associazioni e sulle modalità che ne caratterizzano la gestione politico-culturale, offrendo dati e informazioni inedite.
  • Gli autori prendono spunto dalle modifiche introdotte alla legge 223 del 1991 dal decreto legislativo 8 aprile 2004, n. 110 attuativo della Direttiva 98/59/CE - che ha parzialmente esteso l’applicazione della normativa anche ai soggetti non imprenditori - per compiere un’ampia e aggiornata panoramica sulla materia dei licenziamenti collettivi e della collocazione in mobilità del personale ritenuto in esubero. Nell’opera si dà conto di tutte le posizioni espresse dalla dottrina e delle decisioni assunte dalla magistratura di merito e di legittimità, in quasi tre lustri di applicazione della legge. È significativo che la legge 223 del 1991, contrariamente alla legge sui licenziamenti individuali - e in particolare all’articolo 18 della legge 300/1971 - non sia stata oggetto di attacchi da parte del «partito della flessibilità» nonostante che l’ultimo decennio sia stato caratterizzato da profonde modifiche negli assetti produttivi delle imprese, che hanno comportato ampie ristrutturazioni, trasferimenti di rami d’azienda, delocalizzazioni. La sua tenuta sta evidentemente a dimostrare che le parti sociali la considerano ancora un utile strumento di governo della mobilità: di qui l’importanza, per tutti gli operatori giuridici e sindacali, di una conoscenza approfondita e aggiornata della materia.
  • Oggi i giovani di origine italiana in Svizzera vengono considerati largamente inseriti professionalmente e socialmente. Questo è il primo risultato dell'indagine raccolta nel volume che smentisce la tesi secondo la quale la transizione al lavoro dei figli degli emigrati italiani è contraddistinta da difficoltà generalizzate. L'indagine coglie inoltre i primi segni di un nuovo movimento immigratorio dall'Italia: si tratta di persone con un bagaglio formativo superiore rispetto all'immigrazione degli anni sessanta, i cui livelli di inserimento professionale sono però spesso contraddistinti dalla precarietà, a conferma delle difficoltà si trasferimento delle competenze da un paese all'altro. I giovani oggetto dell'analisi non vengono poi considerati nella dimensione della «seconda generazione» dell'immigrazione, bensì in quella di giovani di ascendenza italiana di cui si esplorano le reti sociali, l'universo valoriale, il rapporto con la realtà sociale e politica del paese di residenza nonché con quella del paese di «origine». Il quadro che emerge dallo studio ha tratti ben decisi e per alcuni aspetti «preoccupanti»: si va infatti dal forte ancoraggio alle reti familiari ad una socialità che resta iscritta prevalentemente nella comunità italiana, dallo sviluppo di orientamenti materialistici ad un ostentato disinteresse e rifiuto per l'impegno politico e sociale.
  • Il fine ultimo della decisione di bilancio, in una società complessa, è quello di comporre interessi diversi e fisiologicamente confliggenti. Un processo quindi eminentemente politico, in cui azioni redistributive e scelte allocative trovano un punto di equilibrio e di sintesi. È evidente, a questo fine, il ruolo cruciale e ineliminabile delle Assemblee rappresentative, come sanciscono tutte le Costituzioni democratiche. Il sistema maggioritario, la riforma del titolo V della Costituzione e l’adesione al Patto di Stabilità e crescita nel corso degli anni novanta hanno inciso profondamente sul processo decisionale di bilancio, modificando ruolo e peso di Governo e Parlamento e favorendo l’emersione di nuovi soggetti, in particolare le Regioni. Queste modificazioni, di carattere costituzionale, sono messe a fuoco nella prima parte del volume al fine di riscoprire pienamente il bilancio come «luogo» irriducibile della democrazia rappresentativa. Nella seconda parte è effettuata la ricognizione degli strumenti della decisione di bilancio, di cui si analizza evoluzione storica, struttura normativa e contributo al risanamento della finanza pubblica negli anni novanta. Infine, la terza parte del volume è dedicata all’analisi delle manovre di bilancio sviluppate nella XIV legislatura, prima esperienza compiuta di un sistema maggioritario.
  • Il quarto numero degli Annali della Fondazione Giuseppe Di Vittorio, in occasione del cinquantesimo anniversario della morte del grande dirigente sindacale, propone una nuova linea di studi e di interpretazioni della figura e dell’opera di Giuseppe Di Vittorio lungo tutto la sua attività. Aperto da una prefazione di Guglielmo Epifani, il volume raccoglie il messaggio del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e i contributi del Presidente emerito Oscar Luigi Scalfaro e dell’allora Presidente della Camera dei Deputati Fausto Bertinotti, rilasciati in occasione dell’apertura delle celebrazioni del 50° della morte di Di Vittorio. Il volume si articola poi in due sezioni. La prima, dedicata agli anni che precedono la Liberazione dell’Italia, contiene due saggi di Maurizio Antonioli e di Piero Di Girolamo che indagano la fase dell’adesione al sindacalismo rivoluzionario, mentre Gloria Chianese analizza la partecipazione di Giuseppe Di Vittorio alla guerra civile spagnola e Carlo Ghezzi esamina l’evoluzione della sua concezione del sindacato che concorrerà in maniera determinante, con il Patto di Roma del 1944, alla rinascita del sindacato unitario nell’Italia liberata. La seconda sezione è dedicata agli anni dell’impegno di Di Vittorio nell’Italia repubblicana. I saggi di Fabrizio Loreto e di Pino Ferraris esaminano rispettivamente la sua concezione delle Camere del lavoro e la loro prospettiva rispetto ai cambiamenti del presente, mentre Pietro Merli-Brandini propone una lettura del pensiero di Di Vittorio nella fase che precede il miracolo economico italiano. Giuseppe Giarrizzo ed Emanuele Macaluso ripercorronom genesi e significato della proposta del Piano del lavoro; Carlo Smuraglia e ancora Emanuele Macaluso affrontano il tema del contributo dato da Di Vittorio per la definizione legislativa di uno Statuto dei lavoratori, grande intuizione che poi avrà compimento solo nel 1970; del rapporto di Di Vittorio con la cultura tratta un saggio di Dario Missaglia, mentre alla vicenda della Fiat del 1955 e alla famosa autocritica di Di Vittorio per la sconfitta subita dalla Cgil nelle elezioni per la Commissione interna sono dedicati i saggi di Stefano Musso e di Gianni Rinaldini. Chiudono la seconda sezione del volume i saggi di Adriano Guerra e di Bruno Trentin che ripercorrono ragioni, passaggi e contenuti della condanna espressa da Giuseppe Di Vittorio nei confronti dell’invasione sovietica dell’Ungheria nel 1956. Gli Annali si chiudono infine con un saggio di Adolfo Pepe sul contributo dato da Giuseppe Di Vittorio alla costruzione della democrazia nel nostro paese. Gli Annali della Fondazione Giuseppe Di Vittorio si propongono come strumento per l’analisi di questioni e temi centrali nel dibattito politico e sindacale in una prospettiva europea e comparata, e sempre intrecciando l’analisi scientifica alla progettualità politica. Gli Annali hanno una struttura monografica flessibile che si articola in diverse sezioni.
  • Spagna 1936

    15.00 
    In occasione del 50° anniversario della scomparsa di Giuseppe Di Vittorio, la Fondazione Di Vittorio, le Comisiones Obreras della Catalogna e la CGIL della Campania hanno avviato una ricerca storica sull’attività svolta da Di Vittorio nel corso della sua partecipazione alla Guerra Civile spagnola, ove era accorso, esule antifascista in Francia, in difesa della Repubblica contro i golpisti di destra insorti sotto la guida del generale Francisco Franco, e dove militò nelle Brigate Internazionali assumendo ruoli di direzione rilevanti. La ricerca, condotta da studiosi italiani e spagnoli su fonti in gran parte inedite, e discussa in tre convegni tenutisi a Barcellona, a Napoli e a Parigi, viene ora pubblicata nelle versioni italiana e spagnola, arricchita da una documentazione iconografica tratta da fonti giornalistiche e archivistiche dell’epoca. L’itinerario proposto nel volume permette di confrontare molti tra i principi di fondo che hanno ispirato l’azione di Di Vittorio per oltre mezzo secolo - dalla sua giovanile militanza nella lega dei braccianti di Cerignola fino ai massimi livelli del sindacalismo mondiale - con la ricchezza dell’esperienza sindacale che si è sviluppata nel corso dei decenni in Italia e in Spagna e che ha fortemente contribuito a far uscire i due paesi dalla dittatura.
  • Tre Camere del lavoro della Cgil (Ferrara, Mantova e Verona), sostenute dai rispettivi segretari organizzativi regionali e accompagnate operativamente da Ires Veneto, hanno avviato nel 2007 un’ampia ricerca sui propri funzionari, tesa a indagare le caratteristiche socio-anagrafiche, l’articolazione delle attività e i conseguenti livelli di soddisfazione/insoddisfazione lavorativa, le competenze e l’evoluzione professionale dei sindacalisti. Sono stati raccolti 303 questionari (90 per cento del totale distribuito) e si sono svolte 36 interviste semi-strutturate al personale politico...
  • Gli anni dell’università di Padova sono stati molto importanti per Bruno Trentin. A meno di due mesi dal suo rientro dalla Francia, dove fino ad allora aveva vissuto con il padre Silvio e la sua famiglia fuoriusciti a causa del fascismo, il 1° novembre del 1943 Trentin si iscrive alla Facoltà di giurisprudenza, dove si laurea il 16 ottobre 1949. In questo volume viene pubblicata per la prima volta la sua tesi di laurea, relatore Enrico Opocher, che reca il titolo «La funzione del giudizio di equità nella crisi giuridica contemporanea (con particolare riferimento all’esperienza giuridica americana)». Tra l’inizio e la conclusione della sua esperienza universitaria ci sono la guerra partigiana che Bruno Trentin combatte nel Veneto e a Milano nelle file di Giustizia e Libertà, e l’impegno politico come responsabile nazionale dei giovani del Partito d’Azione. Dopo lo scioglimento del PdA nel 1947 continua a fare politica, ma senza tessera. Si iscriverà poi al Partito Comunista e lo farà presumibilmente nel 1950. È allegato al volume un Dvd che ricostruisce il suo corso di studi e contiene la sua testimonianza sull’appello agli studenti contro il fascismo lanciato dal rettore Concetto Marchesi. Nel libro è presente, inoltre, un vero gioiello: una lettera inedita di Bruno Trentin a Gaetano Salvemini del 1952. Si tratta di una lunga lettera, che trae spunto da un articolo del professore, amico di suo padre e che Bruno aveva conosciuto a New York nel 1947, sul caso Angelo Tasca, accusato di doppiogiochismo e che Salvemini invece assolve e giustifica, al contrario di Bruno e dei suoi fratelli. Nella lettera Trentin, oltre a contestare la posizione di Salvemini su Tasca, illustra la sua visione della Resistenza, il suo stato d’animo nei confronti della guerra fredda già in atto nel mondo e annuncia la sua adesione al Partito Comunista.
  • «"Spezza il tuo bisogno e la tua paura di essere schiavo, il pane è libertà, la libertà è pane". Già Luciano Lama indicava nei versi di Albert R. Parsons, dirigente di primo piano del sindacalismo statunitense, "la definizione più pura e più universale del significato del Primo Maggio". In effetti, le parole proclamate da uno dei "martiri di Chicago", di fronte ad un tribunale che lo condannava all’impiccagione per essere stato a capo del movimento per le otto ore, racchiudono il senso che ancora oggi, a centoventitré anni di distanza da quel drammatico 1° maggio 1886, comunemente attribuiamo alla Festa internazionale del lavoro: una celebrazione che per oltre un secolo, da quando venne istituita nel 1889, ha ribadito i valori della pace, della fratellanza e della solidarietà internazionale, del progresso sociale ed economico, della lotta per l’emancipazione e contro lo sfruttamento dei lavoratori, che rappresentano il patrimonio culturale e civile del movimento operaio… «Dobbiamo ancora una volta essere grati a Francesco Renda per avere messo a disposizione di tutti noi la sua competenza scientifica e la sua sensibilità umana, con l’obiettivo di ricostruire in modo rigoroso e puntuale le vicende storiche sviluppatesi intorno alla Festa del lavoro, dalle origini ad oggi... il cammino è stato, è e sarà tortuoso, difficile, irto di ostacoli; le conquiste, una volta ottenute, vanno difese con la forza, con la lotta, con il diritto… «...occorre agire in modo ancora più deciso che in passato per rilanciare il 1° maggio quale simbolo del valore sociale del lavoro, di quel lavoro che oltre sessant’anni fa i costituenti vollero mettere a fondamento della Repubblica democratica"». (Dalla prefazione di Guglielmo Epifani)
  • Il volume espone i risultati di una grande inchiesta sui cambiamenti del lavoro, sicuramente la più rilevante per dimensioni realizzata negli ultimi anni con i suoi circa 23 mila questionari raccolti. La ricerca, promossa dai Democratici di sinistra e da l’Unità, è stata condotta da un gruppo di studiosi ed esperti, e ha indagato gli atteggiamenti, le opinioni e le aspettative di un ampio spaccato di lavoratori italiani, molti dei quali hanno risposto al questionario on line. I risultati che qui vengono presentati forniscono dati di grande interesse e stimolano ulteriori riflessioni: i lavoratori coinvolti si dicono in media soddisfatti del loro lavoro, ma si sentono più insicuri rispetto al passato; il lavoro migliora nei contenuti e nella qualità, anche se non in modo omogeneo in tutti i comparti produttivi; nello stesso tempo crescono ansie diffuse e insicurezze verso il futuro che riguardano tanto la stabilità del posto di lavoro quanto la stabilità sociale del lavoro stesso e il suo spazio nella società italiana. Ne emerge un ritratto vario e mosso, che vede in transizione il mondo del lavoro, caratterizzato da evoluzioni positive, come quelle della maggiore scolarità e formazione, ma anche da nuovi disagi e dalla persistenza di una irrisolta questione alariale. Un mondo del lavoro - o piuttosto dei «lavori» plurali - analizzato con le sue ansie e le sue speranze, che sul piano politico si indirizzano prevalentemente verso le prospettive di successo del centro-sinistra. In sintesi la ricerca costituisce un vero e proprio censimento dei problemi e delle domande che vengono dai lavoratori e che chiamano in gioco il ruolo e l’azione dei soggetti di rappresentanza sociale e politica.
  • Se si effettuasse un sondaggio, la maggior parte delle persone non saprebbe indicare che tre o quattro conflitti tra i tanti che insanguinano il pianeta. Le guerre nei Balcani, in Cecenia, in Afghanistan, in Iraq, nel Medio Oriente, territorialmente periferiche, ma connesse agli interessi geopolitici del mondo industrializzato, hanno praticamente occupato tutto lo scarso spazio informativo sulla politica internazionale nei mass media. Eppure dall’Indonesia all’Uganda, dal Congo Brazzaville all’Abkhazia, dalle Molucche alle Isole Salomone, dal Nepal alla Colombia, numerose sono le aree dove tensioni interne tra opposte fazioni si confondono spesso con i potenti interessi delle multinazionali. Paesi non di rado poveri trovano sul mercato mondiale degli armamenti abbondanti forniture, mentre la popolazione subisce le conseguenze devastanti di guerre senza regole né limiti. In aree apparentemente marginali si stanno svolgendo decine e decine di crisi e conflitti per il controllo di territori e di risorse importanti per l’economia mondiale. Alla globalizzazione dell’economia corrisponde quella degli armamenti, che vanno ad alimentare ancora di più tensioni e drammi in atto. La ricerca, condotta da uno staff dell’Istituto di ricerche internazionali Archivio Disarmo e diretta da Maurizio Simoncelli, docente di Geopolitica dei conflitti, svela, con il supporto di carte, tabelle, dati e grafici illustrativi, la dimensione geopolitica di queste vicende nascoste, anzi, per meglio dire, di queste guerre dimenticate.
  • "C'è dunque un problema che riguarda noi più forte e peculiare rispetto agli altri paesi europei. Ce lo conferma tutti i giorni il numero delle crisi aziendali che cresce in ogni settore. Ce lo dice l'estensione della cassa integrazione, della richiesta di mobilità dei lavoratori, la precarietà del lavoro che aumenta, le tantissime vertenze aziendali in corso ove è a rischio un numero ormai impressionante di posti di lavoro, l'emarginazione delle alleanze internazionali senza le quali non c'è futuro per molte imprese. Per questo l'obiettivo di fermare il declino, indicando le politiche che possono riconsegnare competitività al sistema per superare la grave crisi industriale e riorientare attività e specializzazioni, è la sfida decisiva per il paese, per i lavoratori e per il sindacato". Così Guglielmo Epifani, nella presentazione del volume, commenta l'approccio e il compito che la Cgil si propone per affrontare la grave crisi di competitività che da troppo tempo investe l'industria italiana. La sua profondità è analizzata dettagliatamente sia a livello settoriale, sia per ciascuna delle regioni e per alcuni territori rilevanti, ed è questa la base su cui Epifani e Carla Cantone delineano direzioni e contenuti dell'impegno che la Confederazione ne deriva in primo luogo per il confronto nazionale. Analisi dettagliate e concrete indicazioni di merito per tutti i settori coinvolti e per tutte le regioni del paese vengono fornite dai segretari generali delle Federazioni nazionali di categoria e delle Cgil regionali. Completano il volume i quadri analitici elaborati dall'Osservatorio sulle crisi aziendali del Dipartimento settori produttivi della Cgil e il testo degli accordi e dei protocolli nazionali, regionali e di territorio stipulati fra le forze sociali e con le istituzioni, a partire da quello del 19 giugno 2003 fra Cgil, Cisl, Uil e Confindustria.
  • In questo libro sono raccolte venti conversazioni con madri, figlie, sorelle e mogli, che ci riportano le figure di sindacalisti, magistrati, giornalisti, uomini delle forze dell’ordine e persone comuni, tutte per sempre costrette al silenzio per mano di mafia. È un percorso nella memoria storica siciliana che si compie in un momento difficile, come l’attuale, in cui da troppe parti si sostiene che parlare di mafia nuoce alla Sicilia e alla sua immagine. Le donne raccontano e si raccontano, andando al di là del dolore e affrontando anche temi di stringente attualità: l’impegno per la legalità e la convivenza civile, la difesa dei diritti di libertà e giustizia, la lotta alla connivenza e all’omertà. Poi da queste storie emergono anche emozioni diverse, con ricordi e aneddoti che ci fanno conoscere qualche cosa in più dell’aspetto umano e privato delle persone ricordate. È un racconto corale, con diverse protagoniste, nel quale, come sul palcoscenico di un teatro, ognuna aggiunge un tassello alla storia di tutte, cercando di colmare il vuoto di memoria che purtroppo accompagna tante di queste drammatiche vicende. Accanto alle parole delle donne, ci sono poi le fotografie che le ritraggono, spesso con oggetti e ricordi delle persone che non ci sono più. L’idea del libro è nata dall’incontro determinante avuto nel maggio 2003 dall’autrice con Felicia Bartolotta, madre di Peppino Impastato. A lei, in particolare, il libro è dedicato.
  • Il codice civile e le leggi sul lavoro, oltre al mobbing, fanno riferimento specifico al cosiddetto straining. Il termine, derivato dall’inglese, significa «mettere sotto pressione»; il fenomeno è similare ma distinto dal mobbing. Gli aggressori, o strainers, possono essere esclusivamente il datore di lavoro e i superiori gerarchici. Le azioni tipiche dello straining sono spesso le stesse del mobbing, di regola non ad alto contenuto vessatorio o persecutorio ma piuttosto orientate a determinare discriminazione creando situazioni di stress forzato nel posto di lavoro. Si tratta soprattutto di isolamento sistematico e di cambiamento di mansioni, con il ricorso, in particolare, all’assegnazione a mansioni «prive di contenuto» o «irrilevanti»; al demansionamento; al confinamento in postazioni lavorative isolate, alla sottrazione degli strumenti di lavoro. Consiste sempre in una sola azione, ma con efficacia ed effetti perduranti. Lo straining è sanzionato da norme che consentono una difesa più puntuale degli specifici diritti lesi dei lavoratori. È inoltre regolato dagli stessi strumenti normativi applicabili anche al mobbing. La guida, nelle prime due sezioni, indirizza in primo luogo il lettore a riconoscere i fenomeni di mobbing e di straining, fornendo poi un’articolata disamina dei diversi strumenti di tutela contro di essi. Nella terza sezione della guida, l’insieme di tali indicazioni viene poi sistematizzato e raccolto in trenta tavole sinottiche di grande chiarezza e utilità.
  • Giuseppe Di Vittorio è stato il più importante e influente sindacalista del Novecento italiano. Nato a Cerignola (FG) nel 1892, cresciuto nella miseria accanto ai suoi «fratelli» braccianti, divenuto fin da ragazzo il leader del movimento sindacale pugliese, fu deputato dal 1921 al 1924 e convinto antifascista. Costretto all’esilio dalla dittatura, entrato nelle file del PCd’I egli divenne dal 1930 il Segretario della CGL clandestina. Dopo la caduta di Mussolini fu, insieme al socialista Bruno Buozzi e al democristiano Achille Grandi, il principale artefice della rinascita della CGIL unitaria. Deputato nell’Assemblea Costituente, Di Vittorio lottò con tutte le sue forze, contro l’involuzione del quadro politico nazionale e internazionale della «guerra fredda», per evitare fratture nel sindacato. Purtroppo, il suo sogno unitario si infranse nel momento delle scissioni del 1948-49. Ma egli continuò a difendere strenuamente gli interessi e i diritti delle classi più povere e umili, dando vita a una forma inedita e originale di «sindacalismo del popolo», che ebbe nel Piano del lavoro del 1949 il suo momento più alto. La presente antologia raccoglie una selezione di suoi articoli sulla stampa quotidiana e periodica dal 1944 al 1950. Si tratta di scritti mai pubblicati in volume, che permetteranno di sviluppare una analisi più puntuale del linguaggio e del pensiero di Giuseppe Di Vittorio.
  • Giuseppe Di Vittorio è stato il più importante e influente sindacalista del Novecento italiano. Nato a Cerignola (FG) nel 1892, cresciuto nella miseria accanto ai suoi «fratelli» braccianti, divenuto fin da ragazzo il leader del movimento sindacale pugliese, fu deputato dal 1921 al 1924 e convinto antifascista. Costretto all’esilio dalla dittatura, entrato nelle file del PCd’I egli divenne dal 1930 il segretario della CGL clandestina. Dopo la caduta di Mussolini fu, insieme al socialista Bruno Buozzi e al democristiano Achille Grandi, il principale artefice della rinascita della CGIL unitaria. Deputato nell’Assemblea Costituente, Di Vittorio lottò con tutte le sue forze contro l’invo luzione del quadro politico nazionale e internazionale della «guer ra fredda», per evitare fratture nel sindacato. Purtroppo, il suo sogno unitario si infranse nel momento delle scissioni del 1948-49. Ma anche nei «duri» anni cinquanta egli continuò a difendere strenuamente gli interessi delle classi più povere, avanzando nel 1952 la proposta di uno Statuto dei diritti dei lavoratori e avviando, con l’autocritica del 1955, il rinnovamento del gruppo dirigente e della strategia sindacale. Celebre fu, nel 1956, la sua denuncia dell’invasione sovietica dell’Ungheria. La presente antologia raccoglie una selezione di suoi articoli sulla stampa quotidiana e periodica dal 1951 al 1957. Si tratta di scritti mai pubblicati in volume, che permetteranno di sviluppare un’analisi più puntuale del linguaggio e del pensiero di Giuseppe Di Vittorio.
  • Glokers

    15.00 
    Glokers, ovvero global workers, le lavoratrici e i lavoratori nel mondo globalizzato, con le battaglie per i diritti, i casi di sfruttamento, le testimonianze dei protagonisti, le immagini e i colori delle persone e dei luoghi. Questo libro è un diario di viaggio nei cinque continenti, un vero e proprio reportage ricco di informazioni, interviste, racconti nelle mille contrade, vecchie e nuove, in cui si sta sviluppando l’economia produttiva del terzo millennio. Protagonisti sono le donne e gli uomini che affrontano le durezze e le sfide di una globalizzazione spesso impietosa, a contatto con una realtà quotidiana lontana anni luce dalla retorica neoliberista. L’obiettivo del lavoro dignitoso per tutti come asse di una politica all’altezza del potenziale di crisi e dei conflitti che attraversano l’economia mondiale, il diritto alla salute, le grandi disuguaglianze, le discriminazioni, la composizione della forza lavoro che cambia e con essa la geopolitica che assume nuovi contorni: questi e altri temi visti dal grandangolo di chi tenta di organizzare il sindacato persino nelle zone più remote del mondo. Sono i problemi che l’autrice ha imparato a conoscere nel corso di un lungo lavoro a contatto con le realtà più povere del pianeta, descrivendoli in questo libro con passione e curiosità. Un’unica certezza emerge come un filo rosso lungo tutte le pagine: l’affermazione dei diritti fondamentali del lavoro come chiave di volta per la costruzione della pace e di un mondo più giusto, per cui si batte il movimento sindacale nelle sue articolazioni nazionali ed internazionali. Completa il libro una ricca sezione fotografica a colori.
  • Le vicende del lavoro e del movimento sindacale nella storia d’Italia. Un percorso che attraversa tre secoli, dall’Ottocento al nuovo millennio, dagli esordi dello Stato unitario alla seconda Repubblica, dal lavoro in miniera e in filanda a quello nei call center, dalle prime società di mutuo soccorso alle Rsu. Un processo di emancipazione che vede generazioni di lavoratori liberarsi dalla schiavitù e dall’oppressione, conquistare diritti e dignità, acquisire coscienza di sé e del proprio ruolo nella società, nella politica e nelle istituzioni e contribuire in modo decisivo allo sviluppo del paese e alla crescita della democrazia. Di pari passo evolve l’organizzazione sindacale: le leghe di resistenza alla testa delle lotte bracciantili, le Camere del lavoro e le federazioni d’industria che organizzano i primi grandi scioperi all’inizio del Novecento, la costituzione della Cgdl, dell’Usi e della Cil, i consigli di fabbrica, il corporativismo fascista, la Cgil unitaria, la scissione del 1948 e la nascita di Cisl e Uil. E poi i temi e gli avvenimenti che caratterizzano la storia recente e l’attualità: lo Statuto dei lavoratori e la scala mobile, lo Stato sociale e la concertazione, le forme della rappresentanza e il modello contrattuale, la flessibilità, la precarietà e la sicurezza sul lavoro. Una ricostruzione rigorosa e avvincente dei rivolgimenti politici, economici e sociali che hanno cambiato il volto del nostro paese.
  • Il libro raccoglie le interviste e le riflessioni di Bruno Trentin sulla sua esperienza nella guerra partigiana e negli anni successivi alla Liberazione, insieme alle relazioni e alle testimonianze presentate in occasione del convegno tenutosi a Treviso a dicembre 2007. Pagina dopo pagina scorrono i passaggi fondamentali di una formazione giovanile straordinaria: due compleanni in carcere, a causa della sua attività antifascista; la morte del padre Silvio, leader riconosciuto della Resistenza veneta. Poi la scelta di combattente partigiano, prima in Veneto, sul Grappa e nella zona pedemontana trevigiana, quindi a Milano, accanto ai capi di Giustizia e Libertà, Leo Valiani, Riccardo Lombardi e Vittorio Foa, fino alla liberazione della città con la Brigata Rosselli da lui comandata. Dopo la Liberazione la laurea a Padova, con una tesi sulla funzione del giudizio di equità che lo porta a passare alcuni mesi nell’Università di Harvard. Ma non rinuncia all’impegno politico: prima nel Partito d’Azione fino al suo scioglimento, e poi accanto ai comunisti. Si iscrive al Pci solo alla fine del 1949, dopo il suo ingresso nell’Ufficio studi della Cgil di Di Vittorio. Sono questi gli anni, dal 1943 al 1950, in cui si realizza la formazione culturale e politica di Bruno Trentin, e si radicano in lui quell’amore per la libertà, la giustizia e la democrazia e quel legame con il movimento operaio - «con la sua sete di conoscenza e di libertà» - che non lo abbandoneranno mai più.
  • La Fondazione Archivio audiovisivo del movimento operaio e democratico dedica il decimo numero degli Annali ai documenti cartacei e iconografici legati alle fonti audiovisive. Si tratta delle molteplici tipologie di documenti prodotti contestualmente alla realizzazione e alla fruizione di audiovisivi: materiali assai eterogenei, comprendenti oltre a soggetti sceneggiature, anche fotografie, manifesti, scalette, contratti, autorizzazioni, preventivi, diari di lavoro, buste paga, certificati, ritagli stampa, bozzetti e molto altro. La pubblicazione affronta i temi dell’uso e della conservazione di questi materiali; si articola in tre sezioni ed è completata da una ricca appendice, dalla bibliografia e dall’indice dei nomi citati. La prima sezione è dedicata al contributo che i documenti cartacei e iconografici connessi ai prodotti audiovisivi possono apportare agli studi umanistici, con particolare riferimento all’impiego di questi materiali per la contestualizzazione delle fonti cinematografiche e televisive. La seconda sezione si occupa dell’ordinamento archivistico e della conservazione di questa particolare tipologia di documentazione. La terza sezione affronta il tema dei giacimenti di documenti presenti sul territorio, ovvero archivi di aziende, di privati e di associazioni attive nel campo cinematografico e televisivo. Il volume contiene scritti di: Aldo Bernardini, Patrizia Cacciani, Carla Ceresa, Paolo Galli, Enrico Menduni, Guglielmo Parisani, Donata Pesenti Compagnoni, Riccardo Righi, Pierre Sorlin, Andrea Torre, Paola Valentini. Tre conversazioni con: Ansano Giannarelli, Italo Pesce Delfino, Nicola Caracciolo.
  • Planetario

    15.00 
    Televisione e consumi di massa, bomba atomica, cinema, comunismi e capitalismi, contestazione e pacifismi, erotismo e merce, fascismo europeo, imperialismo americano, lotta sindacale, mafia, viaggi spaziali, Vietnam: di questo e altro si parla in questa antologia che raccoglie, tra i tanti articoli scritti da Gianni Toti, quelli più significativi e esemplari usciti tra gli anni cinquanta e sessanta su «Lavoro», rotocalco settimanale della Cgil, e su «Vie Nuove», a cui in quel tempo collaborava anche Pasolini. Toti è stato un protagonista della letteratura e dell’arte del secondo Novecento, attivo su più fronti: scrittore di poesia e prosa di fondamentale importanza, tra i primi autori di videopoesia e videoarte, attivo collaboratore di giornali e riviste. In questo libro viene documentata proprio la sua attività giornalistica, che si trovava fino ad oggi dispersa in varie testate. La raccolta è considerevole, non solo perché fa conoscere meglio questo autore ingiustamente trascurato dalla critica, ma anche perché offre un esempio singolare di scrittura giornalistica, priva dell’aria svagata e un po’ schizzinosa tipica dello scrittore prestato alla stampa. Toti è giornalista a pieno titolo, puntiglioso raccoglitore di indizi e solerte intervistatore, e però nello stesso tempo è un autore d’avanguardia, un acrobata del linguaggio dedito a continue invenzioni di stile e di terminologia. Il libro mostra uno spaccato storico degli anni della guerra fredda pieno di spunti polemici e acute analisi, in cui è dato scorgere peraltro non pochi elementi ancora di attualità; è inoltre un viaggio suggestivo per le vie di un mondo già in scala «globale» (tanto che il titolo di una sua rubrica è, appunto, Planetario), dove Toti dimostra tutta la sua versatilità e la sua fame di conoscenza e di parole.
  • Attraverso dodici interviste a uomini e donne, già dirigenti o semplici militanti sindacali, Tommaso Baris (Dipartimento di Filologia e Storia dell’Università di Cassino, Fondazione Giuseppe Di Vittorio) ricostruisce il cammino della Cgil in provincia di Frosinone, dalla rinascita del 1944 fino ai nostri giorni. Oltre alla storia della più importante organizzazione sindacale italiana in Ciociaria, mediante il racconto dell’«esperienza di vita» degli intervistati, si è cercato anche di illustrare alcuni passaggi cruciali della società frusinate nel secondo dopoguerra, privilegiando lo sguardo di quanti, in seguito a quelle trasformazioni, videro la propria condizione lavorativa mutare profondamente. La viva voce dei protagonisti ricorda le lotte contadine contro il Patto colonico verolano, gli scioperi a rovescio per la rinascita del Cassinate, la mobilitazione degli operai della carta di Isola Liri, lo sfruttamento senza regole nello stabilimento Annunziata di Ceccano, il pendolarismo e l’emigrazione verso Roma, l’industrializzazione degli anni sessanta culminata nella costruzione dello stabilimento Fiat di Cassino, la successiva crisi industriale, esemplificata dalla vicenda della Videocolor di Anagni, fino all’odierno irrompere di sempre più ampie forme di precarietà nel mondo del lavoro. Riemerge una memoria lunga del conflitto sociale capace, con la mediazione del sindacato, di trasformarsi in un incisivo strumento di ampliamento dei diritti sociali e politici nell’Italia repubblicana.
  • Nel volume vengono ricostruite le articolate vicende dell’atteggiamento delle due maggiori confederazioni sindacali d’Italia e di Francia verso i processi di integrazione europea, prendendo in esame il lasso temporale che dal 1957 - anno dei Trattati di Roma istitutivi del MEC - giunge al 1973 - anno in cui la CGIL in concomitanza con la costituzione della CES decide di mutare la propria collocazione internazionale cambiando il proprio status all'interno della FSM da «affiliata» ad «associata». Al centro del volume si situano le complesse e non sempre congruenti relazioni fra la CGIL e la CGT, dalla presenza nella maison comune, la Federazione Sindacale Mondiale, al fallimento del Comitato Permanente CGIL/CGT. Dopo un'iniziale convergenza di posizioni rispetto al processo di integrazione, si assiste, negli anni cinquanta e sessanta, a un progressivo accumulo di dissintonie dovuto alle differenti risposte date ai mutamenti intervenuti negli ambienti politici, in particolare in relazione al rapporto con i rispettivi partiti di riferimento e con le altre organizzazioni sindacali, e alle congiunture economiche critiche che avevano posto alle rappresentanze del movimento operaio l'esigenza di un riesame delle proprie concezioni teoriche, strategiche e organizzative. L’intera vicenda si inserisce, infatti, in uno dei periodi più ricchi e intricati della storia politica ed economica europea che va dalla rivolta ungherese agli avvenimenti del 1968, e che investe tutta la parabola del boom proprio fino al 1973, anno in cui il lungo ciclo di sviluppo delle economie europee giunge al suo termine simbolicamente e materialmente rappresentato dal primo shock petrolifero.
  • Girolamo Li Causi è stato per lungo tempo il leader dei comunisti siciliani e uno tra i più autorevoli dirigenti nazionali del PCI. A partire dal secondo dopoguerra lavorò alacremente nella sua terra per ricostituire le organizzazioni politiche e sindacali del movimento contadino e per guidare le lotte bracciantili contro il latifondo. Segretario regionale del partito, deputato nell’Assemblea Costituente, senatore, fu vicepresidente della prima Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno mafioso. La lotta alla mafia fu il tratto distintivo del suo impegno politico e istituzionale. La vicenda della strage di Portella della Ginestra, avvenuta il 1° maggio 1947 per opera della banda di Salvatore Giuliano, è da questo punto di vista emblematica. Nel libro sono raccolti gli interventi pubblici di Li Causi sul drammatico episodio: interventi nell’Assemblea Costituente, nell’Assemblea regionale siciliana, in Parlamento e articoli sulla stampa locale e nazionale. Il volume è introdotto da un saggio dello storico Francesco Renda, all’epoca giovane dirigente del movimento sindacale siciliano, che avrebbe dovuto tenere il comizio a Portella quel 1° maggio del ’47. Renda, ripercorrendo la parabola biografica di Li Causi, caratterizzata dalla passione civile e dal coraggio col quale egli sfidò i soprusi dei grandi proprietari terrieri e la violenza della criminalità organizzata, evidenzia come, nell’intreccio perverso tra politica, mafia e banditismo, impegnati insieme nella difesa degli interessi economici e politici degli agrari, si inserisca anche l’esigenza imprescindibile degli Stati Uniti di esautorare le sinistre dai governi nazionali e regionali delle aree strategicamente rilevanti.