• L’altipiano

    13.00 
    Scritto in esilio tra il ’36 e il ’37, apparso in Francia nel ’38, in Italia da Einaudi nel ’45, Un anno sull’Altipiano è universalmente considerato uno dei capolavori di tutta la letteratura europea sulla Grande Guerra. A ottant’anni dalla pubblicazione storici, scrittori, critici letterari, uomini di spettacolo riflettono su un testo esemplare scritto da chi la guerra l’ha combattuta in prima linea e per tutti i quattro anni della sua durata. Uno stile asciutto ed essenziale, l’uso corrosivo dell’ironia e del comico dietro i quali si nasconde la tragedia: Lussu mette a nudo la logica assurda della guerra, la ferocia e la stupidità degli Alti Comandi, il disprezzo per i soldati considerati pedine da destinare al massacro. Un libro che ha ispirato maestri del cinema come Stanley Kubrick, Mario Monicelli, Francesco Rosi. Pagine che continuano a parlare agli uomini del Duemila in un mondo sempre più insanguinato dalla disumanità della guerra.
  • L’androgino è uno degli archetipi che hanno formato la storia dell’umanità; il libro indaga sulla figurazione attuale di un mito che ha attraversato i secoli e le culture più diverse. Il tema dell’androgino oggi descrive una tendenza che, nelle sue più differenti espressioni, si sta rivelando molto presente. Le autrici e gli autori del libro colgono l’androginia nelle sue esplicite presenze, nella politica, nella moda, nello spettacolo, nei differenti linguaggi culturali, letteratura, arte, cinema e altro ancora, ma anche negli stili di vita, nelle scelte personali, relazionali e culturali. L’androgino è tra noi: immagini tradizionali di femminilità e maschilità vengono continuamente erose e nello stesso tempo esasperate, esibite, proposte a modello; le vite di donne e uomini si avvicinano, condividono spazi e tempi in forme impensabili per il passato; si moltiplicano le ricerche di identità sessuali, che rifiutano ogni stabile definizione, propongono l’ambiguità o l’ambivalenza come scelte di vita, mescolano ironicamente i modelli, si mostrano ormai refrattarie a ogni integrazione univoca e binaria. E al contempo viene messa in discussione una possibile onnipotenza dell’androgino sul proprio corpo. Differenti punti di vista si confrontano con queste tendenze: dal pensiero femminista, alle nuove riflessioni maschili, al pensiero lesbico, gay e queer.
  • "Il libro è risultato tra i finalisti del Premio Nazionale di Divulgazione Scientifica 2015" L’architettura moderna nasce dalla sovrapposizione di due grandi «rivoluzioni»: quella tecnologica, che conduce all’introduzione di nuovi materiali – soprattutto calcestruzzo e acciaio – nella costruzione dell’edilizia corrente, e quella figurativa, in cui è preminente il ruolo delle avanguardie novecentesche che nella pittura hanno già messo in crisi quella spazialità prospettica e tridimensionale tramandata invariata fin dal rinascimento. Ma l’architettura moderna nasce soprattutto dalla risposta ad un interrogativo: qual è lo stile dell’architettura della «Prima età della macchina»? In questo libro la parabola dell’architettura moderna viene ricostruita attraverso l’opera di quattro protagonisti, scelti per raccontare quattro «paradigmi» che rappresentano nodi problematici anche per l’epoca contemporanea: Le Corbusier per il paradigma dell’innovazione; Mies van der Rohe per quello della costruzione; Terragni per quello della sovversione del linguaggio; Niemeyer per quello del globale vs locale.
  • Il fondo archivistico Pietro Ingrao, Carte CRS, consistente in 930 fascicoli e 112 faldoni, è diviso in quattro serie: A (Corrispondenze), B (Scritti e discorsi), C (Atti e materiali) e D (Foto). Le carte sono quelle raccolte presso gli uffici del Centro di studi e iniziative per la Riforma dello Stato e coprono un arco cronologico che va dal 1930 ai giorni nostri. La maggior parte riguarda però il periodo tra la metà degli anni settanta e gli anni novanta: gli anni della presidenza di Ingrao al CRS, seppur con il noto intervallo istituzionale del 1976-79. La mappatura dell’Archivio, attraverso la descrizione sintetica del contenuto dei documenti, fornisce utili indicazioni per approfondire l’analisi della storia politico-istituzionale dell’Italia repubblicana, perché permette di ricostruire la figura e l’attività di Ingrao, intrecciando il suo ruolo all’interno del PCI con le riflessioni sulla riforma dello Stato.
  • La pace non è solo assenza di guerra: comincia dal rispetto degli altri e si realizza nella convivenza democratica e nell’osservanza di comuni regole internazionali. Il libro ricostruisce le vicende che hanno condotto, dall’Ottocento al Novecento, a conflitti e sopraffazioni a causa del protezionismo, dei monopoli economici e del bellicismo di governi dittatoriali. Contemporaneamente si sono sviluppati gruppi operanti per la pace e movimenti per la difesa dei diritti politici e del lavoro, e per l’emancipazione femminile. Il peso degli interessi finanziari e militari ha provocato altre tragedie, attraverso le quali tuttavia sono emerse la testimonianza e la capacità dei popoli di resistere alle violenze e di battere gli aggressori. Guerre, privazioni di libertà, contese per la disponibilità delle fonti energetiche continuano ad imperversare, mentre le spese per gli armamenti detraggono mezzi che potrebbero migliorare le condizioni di vita in tanti paesi. Ecco perché a favore dei diritti umani e della non violenza nascono nuove iniziative, ampiamente documentate in queste pagine insieme a organizzazioni, gruppi politici e di volontariato, enti di ricerca sul disarmo. La pace si fonda su due pilastri. Il primo è costituito da movimenti attivi nella società tecnologica per contrastare prepotenze, abusi e conformismo, ma che per ottenere risultati positivi dovranno perseguire obiettivi concreti e raccordarsi con le istituzioni, il secondo pilastro, necessario per garantire eguaglianza, certezza del diritto e multiculturalismo.
  • L’articolo 3

    16.00 
    Arriva il primo rapporto periodico sullo stato di attuazione dei diritti fondamentali della persona e delle garanzie poste a protezione delle minoranze. Pensato per valutare e «misurare» il riconoscimento o il mancato riconoscimento, l’effettiva attuazione o l’inosservanza, dei diritti e delle garanzie correlati al pieno esercizio delle prerogative fondamentali della persona: dalla libertà personale alla libertà di movimento, dalla libertà religiosa alla libertà sessuale, alla libertà dalle discriminazioni di qualunque origine e dalle violenze comunque motivate. Tra i temi trattati, disabilità, omosessualità e diritti, il pluralismo religioso, minoranze, migrazioni e integrazioni, profughi e richiedenti asilo, giustizia e garanzie, libertà di espressione e informazione, dati sensibili, riservatezza e diritto all’oblio. E ancora: la tutela dei minori, l’istruzione e la mobilità sociale, la libertà femminile e l’autodeterminazione, il diritto alla salute e la libertà terapeutica, le garanzie del lavoro e quelle del reddito, la protezione dell’ambiente. La tutela e l’effettività dei diritti umani non è affare esotico che riguarda lande e continenti lontani. Al contrario, è bene partire da noi, prima di andare in giro per il mondo a predicarne il valore e l’urgenza. L’articolo 3 è un resoconto e un progetto politico. Il progetto politico della Costituzione repubblicana e del principio d’uguaglianza scritto in nome della dignità e dei diritti di ogni essere umano. (dalla prefazione di Luigi Manconi) Scritti di: Daniela Bauduin, Valentina Brinis, Valentina Calderone, Valeria Casciello, Angela Condello, Ulderico Daniele, Angela De Giorgio, Silvia Demma, Valeria Ferraris, Domenico Massano, Caterina Mazza, Ezio Menzione, Paolo Naso, Giovannna Pistorio, Federica Resta, Mauro Valeri. Contributi e approfondimenti di: Alessandro Leogrande, Eligio Resta.
  • Il volume ospita relazioni e interventi del convegno che ha preso spunto dalla recente presentazione, da parte della Cgil, della proposta di legge di iniziativa popolare, la Carta dei diritti universali del lavoro, nuovo statuto di tutte le lavoratrici e di tutti i lavoratori – il cui Titolo II è dedicato, appunto, all’attuazione degli articoli 39 e 46 della Costituzione – e dalla contemporanea emersione di altre due proposte di legge in materia, provenienti rispettivamente da un gruppo di studiosi giuslavoristi che si è dato il nome di «Freccia rossa» e da un altro di scuola napoletana. In merito alla riforma del sistema di contrattazione l’intervento legale dovrebbe fronteggiare gli accordi interconfederali del 2011 e del 2013, poi consolidati nel Testo unico del 2014, che, sia pure con difficoltà innegabili, le grandi confederazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro sono riuscite a costruire dimostrando una forte motivazione verso un sistema contrattuale ordinato e controllato. Per quanto riguarda invece la partecipazione dei lavoratori, una legge che ne consentisse l’avvio rappresenterebbe una vera e propria «rivoluzione culturale» rispetto alla cosiddetta cultura conflittuale che ha caratterizzato l’esperienza sindacale del nostro paese dal 1948 ad oggi. Il volume riporta altresì gli interventi alla Tavola rotonda che, nell’ambito del convegno, si è tenuta con la partecipazione delle forze sociali, nella consapevolezza di quanto sia importante che le riforme legislative in materia sindacale siano comunque aderenti alle aspettative delle organizzazioni di rappresentanza.
  • Il ’69 operaio, celebrato come episodio minore e erroneamente separato dal ’68 studentesco, non fu affatto, come si pensa comunemente, un evento solo italiano. Dal 1968 al 1973 un’ondata di scioperi e di proteste operaie scosse vari paesi del mondo: dall’Occidente all’America latina, ai paesi dell’Est. Quelle lotte erano il risultato di un comune processo di industrializzazione che si era affermato nei vari paesi dopo la seconda guerra mondiale, ed ebbero per protagonista una classe operaia che si era rinnovata nella sua composizione. Tale mutamento strutturale portò con sé anche un cambiamento della coscienza della classe e delle rivendicazioni nuove per le quali lottare. Erano idee e propositi che non calavano dal cielo, ma sorgevano dal vivo dell’esperienza lavorativa e sociale in senso lato. Nuove forme di organizzazione e di lotta si affermarono, sovente in contrasto critico con quelle tradizionali del movimento operaio. Non mancarono momenti di contrasto, di discussione e di confronto in un mondo che si pensava avesse ancora una prospettiva.
  • Il volume raccoglie i contributi di una giornata di studio con Amartya Sen, promossa dallo SPI, il sindacato pensionati della CGIL, per riflettere sui terribili guasti sociali che si producono in questi tempi di crisi della democrazia e di crescenti ingiustizie. È una deriva che oggi destabilizza milioni di vite umane e per opporsi alla quale occorre ripartire dalla condizione concreta delle persone. Questo è il terreno sul quale la pratica di un sindacato come lo SPI-CGIL e la riflessione sull’idea di giustizia di un pensatore come Amartya Sen si sono incontrate. Una teoria della giustizia che si proponga come base per una pratica deve includere metodi per ridurre l’ingiustizia, anziché mirare alla descrizione di una società perfettamente giusta. Su questa base Amartya Sen ripropone un filone di pensiero (da Adam Smith a John Stuart Mill, da Jeremy Bentham a Mary Wollstonecraft, da Karl Marx ad Antonio Gramsci) che rifiuta l’idea che la società si fondi su un contratto. Essa è, invece, una rete di relazioni in cui si affermano le libertà delle persone, anche attraverso la libertà di associarsi per promuovere diritti individuali e democrazia politica. Dalla società devono essere espulsi sia la tirannia della maggioranza che l’arbitrio delle élites di potere, il conformismo come il settarismo. Ecco perché la giustizia si presenta come scelta sociale, come processo che si misura su concrete realizzazioni. Alla lezione di Amartya Sen ed alla sua discussione seguono le presentazioni di casi concreti di azione per la giustizia, promosse dal sindacato in diverse realtà territoriali.