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Buen vivir
3.99
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Fascia di prezzo: da 3.99 € a 10.00 €
La crisi attuale mette in luce l’insostenibilità politica e sociale di un modello di sviluppo che ha dimostrato la sua inadeguatezza e che pone domande forti, legate alla sopravvivenza stessa dell’uomo sul pianeta. Domande come: esiste un’alternativa al modello capitalista? è realizzabile migliorare la vita di miliardi di persone tenute ai margini? si può coniugare l’economia con la difesa dell’ambiente? è possibile sperimentare un nuovo patto sociale e ripensare le forme della rappresentanza? Dall’America latina all’Asia, all’Africa, a molte comunità e territori del Nord del mondo i conflitti ambientali e sociali hanno creato le condizioni per la formazione di una risposta nuova che, a partire dalla democrazia deliberativa e dalla responsabilizzazione collettiva, lavora alla costruzione di un nuovo paradigma di civiltà, fondato sul buen vivir – cioè su una vita in armonia con la natura, della quale tutta la comunità è parte – che è oggi tra i principi fondanti delle Costituzioni della Bolivia e dell’Ecuador. Educazione popolare, autogoverno, orizzontalità, giustizia sociale, mutualismo, creatività e decolonizzazione del potere sono gli strumenti e le pratiche che l’ecologismo dei poveri utilizza per costruire una democrazia della Terra. Oltre alla postfazione di Gianni Minà, giornalista, direttore della rivista Latinoamerica e tutti i sud del mondo, il libro si fregia della prefazione di Adolfo Pérez Esquivel, intellettuale argentino, Premio Nobel per la Pace nel 1980 per l’attività di denuncia contro la dittatura militare svolta negli anni Settanta.
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La Calabria brucia. II edizione
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«Sarebbe venuto giù il diluvio, se parole come queste le avesse scritte “uno del nord”: il diluvio. Ma proprio perché è calabrese, Minervino può permettersi di dire cose scomodissime. Sulle quali farebbero bene a riflettere tutti». Gian Antonio Stella, «Corriere della Sera» 21 gennaio 2009. Antropologo prestato alla letteratura, nato nell’officina di «Nuovi Argomenti», Minervino racconta, con impegno civile e fuori dalle approssimazioni mediatiche, una regione dell’Italia di oggi. Immagini di una Calabria che si situa tra passato e presente, notazioni storiche e filosofiche, echi letterari, diari di viaggio e fatti di attualità commentati in presa diretta, in un flusso lavico che ricompone lo spirito di un luogo, la sua presunta e perduta identità. Con una lingua tesa, affilata, e un tono sempre caldo e partecipato, l’autore racconta i ragazzi di Paola, la fe rocia di Duisburg, il mare amato da Enzo Siciliano, la Calabria di Mario Soldati e i suoi vini, le operazioni mediatiche di Oliviero Toscani, e naturalmente i fuochi, gli incendi e i roghi che ogni anno con sinistra cadenza divampano in un paesaggio arcaico e insieme «modernissimo». Come ha scritto Franco Arminio nella prefazione al testo: «La Calabria di Minervino è una regione potente, un luogo in cui la bellezza e la devastazione della bellezza sembrano sfuggire a ogni tentativo di cercarne rimedi e ragioni». «La Calabria brucia, la Calabria va a fuoco, in tutti i sensi. Ci sono immagini, archetipi, che in questi giorni di roghi divampanti riemergono con inquietudine dall’inconscio collettivo. Sembra una prova generale dell’Apocalisse di Giovanni, in cui l’elemento dominante, come ricorda spesso James Hillman, è proprio quello del fuoco che viene dal cielo e del fumo nero che sale dalla terra e brucia ogni cosa.» Nota alla seconda edizione di Gian Antonio Stella. Poscritto dell’autore alla seconda edizione.
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Crisi economica
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Per il sindacato, discutere di crisi economica e di prospettive di ripresa, come si può cogliere dalle importanti relazioni pubblicate nel libro, significa delineare una risposta all’altezza della nuova situazione. Il crollo disastroso del modello neoliberista può riaprire, anche se in modo non automatico, nuove e importanti prospettive per il movimento dei lavoratori. La svolta liberista che a partire dagli anni ’80 del secolo scorso si è realizzata, seppur con modalità e con forza diverse, in tutti i paesi avanzati, infatti, ha puntato ad un ritorno ai vecchi assetti della stagione dell’individualismo liberale, messi, a suo tempo, in discussione proprio dalla crescita del movimento operaio, dallo sviluppo delle organizzazioni sindacali. La crisi che oggi ha sconvolto l’economia mondiale chiude questo ciclo. La surroga esercitata dalla finanza rispetto ad un insufficiente reddito dei lavoratori non è più riproponibile e si riafferma, quindi, l’esigenza di organizzazioni sindacali forti come agenti di un’efficiente distribuzione della ricchezza. L’economia si è sradicata dalla società. Per uscire dalla crisi c’è bisogno di una ricostruzione sociale, non solo economica. Anche per questo serve un sindacato forte e autorevole, con un pensiero all’altezza delle sfide che ha di fronte.
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Non si può accettare
10.00
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In questo libro vengono raccolti alcuni scritti di Mario Tronti, dedicati specificamente al problema della sinistra e della ricostruzione della sua cultura politica. Perché, scrive Tronti, «non sarà il coro dei pentiti, degli atei devoti, dei borghesi laici, dei padroni illuminati a cancellare questa storia del grande Novecento». Anzi, «è venuto il momento di porci l’obiettivo di chiudere il dopo ’89, per superare la diaspora che ha diviso la sinistra a partire da quella data e ricomporla unitariamente, in grande, in avanti».
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Il mondo in una regione
10.00
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Durante il 2010 nella Regione Marche, una terra da sempre accogliente grazie anche a politiche sociali particolarmente attente, meta sempre più di migranti che qui trovano la possibilità di progettare un loro futuro, la popolazione extracomunitaria raggiungerà il 10%. Nelle cittadine più grandi, ma anche nei piccoli paesi dell’entroterra, la presenza di stranieri incomincia ad assumere dimensioni considerevoli. Quasi sempre organizzati in associazioni, i migranti di varia provenienza si adoperano per l’integrazione nel tessuto sociale locale senza però rinunciare alla cultura, alla religione e alle usanze dei paesi di provenienza. Dopo una serie di appostamenti, ricognizioni, visite rabdomantiche, e due lunghi anni di lavoro «sul campo», uno scrittore e un fotografo, Angelo Ferracuti e Daniele Maurizi, hanno cercato di raccontare questa popolazione a volte invisibile, che convive, interagisce, cerca un’integrazione e una cittadinanza non senza difficoltà e contraddizioni. Le foto e i racconti, sempre nella forma del reportage, riguardano i tempi della vita: quella vissuta nel quartiere, a scuola, nei luoghi di lavoro, nei riti religiosi e nei momenti di preghiera, nello sport e nel tempo libero. Il mondo in una regione gioca sullo slogan (L’Italia in una regione) coniato da Piovene nel suo Viaggio in Italia per dare una rappresentazione delle Marche, e, oltre ad essere un’indagine «sul campo» che storicizza e racconta un fenomeno, ha il fine di mostrare la normale umanità di persone che cercano un futuro nel nostro paese. Facendo tesoro della celebre frase di Max Frisch, lo scrittore svizzero che riferendosi all’immigrazione degli anni cinquanta (anche italiana) scrisse: «Aspettavamo delle braccia, invece sono arrivati degli uomini».
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Contro i danni collaterali
10.00
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Ha senso parlare di difesa dei diritti umani durante i conflitti armati? E se ha senso, a chi si dovrebbe chiedere di difenderli? E da chi? A queste domande cerca di dare una risposta il libro di Emanuele Russo, che, partendo da una definizione teorica del concetto di diritti umani, procede all’analisi delle Convenzioni internazionali esistenti e delle tecniche di guerra adottate dai paesi occidentali, mettendo a fuoco due dei principali protagonisti dei conflitti armati odierni: i soldati privati e i «bambini soldato». Lungi da voler fornire una risposta univoca a questioni che nascondono universi complessi, questo libro cerca di costruire piuttosto una mappa dei problemi con i quali deve confrontarsi chi voglia impegnarsi nella difesa dei diritti umani.
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Contro il reato di immigrazione clandestina
10.00
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Nel cosiddetto «pacchetto sicurezza» è stato introdotto il reato di immigrazione clandestina, cioè di ingresso o permanenza irregolari nel nostro territorio. Il passaggio dall’area dell’illecito amministrativo a quella penale ha notevoli ripercussioni sul piano etico, sociale e giuridico ed è in netto contrasto con la tradizione e la cultura italiane. Ma oltre a costituire un motivo di disonore per il nostro paese, la legge in questione è affetta da gravi imprecisioni tecniche, da numerose violazioni costituzionali, da un elevato costo a carico dello Stato e dalla sua sostanziale inapplicabilità sul piano concreto. A peggiorare le cose è sopravvenuta l’iniziativa del cosiddetto «respingimento collettivo», facendo così venire meno il diritto d’asilo, diritto unanimemente riconosciuto dalla tradizione dei popoli civili e dal diritto internazionale. L’Autore si sofferma infine sulla ambigua sanatoria delle cosiddette «badanti», dalla dubbia legittimità costituzionale e dalle molteplici difficoltà applicative, confermate dal ridotto numero di richieste presentate alla scadenza del termine previsto.
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L’idea sociale di sviluppo
10.00
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Nella storia sociale e culturale italiana l’idea di sviluppo si è coniugata con l’immagine di una società ordinata. È un’idea che ha avuto espressione politica a destra come a sinistra, tra le componenti conservatrici del pensiero sociale come in quelle progressiste. Un’idea che vive di coppie di concetti (insediamento e produzione, industrializzazione e governo locale, proprietà e controllo, inclusione dei ceti sociali emergenti e ordinamento sociale stabile, gerarchia e antiurbanesimo) e la cui costruzione, che data dal Settecento, accelera nel Novecento a ridosso del boom degli anni Cinquanta/Sessanta. Le origini dell’idea di sviluppo nella storia culturale italiana non vanno rintracciate solo nella storia del pensiero economico. Vi rientrano anche altre discipline e sensibilità: la pedagogia, la demografia, lo studio delle tecniche agrarie, la nascente scienza della politica e il ruolo pubblico degli intellettuali. Infine la riflessione morale e l’etica. Oggi l’idea di sviluppo come equilibrio è il risultato di questo viaggio culturale nel tempo, in cui essa si è presentata talvolta nelle vesti di una figura arretrata, antimoderna, e tuttavia, come altre volte è accaduto nella vicenda italiana, ha precorso a suo modo i tempi, trovandosi in assonanza con quel linguaggio dell’antindustria elaborato intorno alla via antiutilitarista in economia che ispira molta riflessione critica sulla globalizzazione, e che è parte essenziale del dibattito odierno sui destini possibili dello sviluppo «governabile».
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Quale rappresentanza
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Questa non è l’ennesima inchiesta giornalistica sul sindacato italiano e sul suo stato di salute. Né è un pamphlet pro o contro il sindacato. È piuttosto una messa a punto agile, ma basata sulle teorie della rappresentanza e del sindacalismo, volta a stabilire dove sia il sindacato oggi e dove stia andando, o possa andare. Il riferimento è al sindacato italiano, ma l’ottica è quella degli studi comparativi sui sindacati contemporanei. La presunzione è di dire qualcosa che vada oltre le polemiche contingenti e di breve respiro e possa aiutare a comprendere, più in generale e a partire dai dati di fatto, le potenzialità e i limiti del sindacalismo nella fase di trasformazione dell’economia e del capitalismo da tempo in corso. Il libro inizia con una puntualizzazione sulle caratteristiche strutturali della rappresentanza sindacale, che ne costituisce la chiave di lettura e di interpretazione generale. Il fuoco è poi sulle dinamiche, i successi, i limiti, i problemi aperti, le prospettive possibili del rapporto di rappresentanza – dell’identità stessa del sindacato, quindi – in un periodo in cui il mondo del lavoro cambia profondamente.
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Un paese da scongelare
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Un libro di denuncia: disuguaglianze e povertà collocano l’Italia tra i paesi più arretrati d’Europa; sistema educativo e meccanismi di ingresso nel lavoro irrigidiscono la scala sociale e comprimono merito ed impegno; la bassa mobilità sociale ne fa un «paese bloccato». Un libro di analisi: all’origine di questi fenomeni sta una iniqua distribuzione del reddito che prelievo fiscale e prestazioni sociali non riescono a modificare sostanzialmente. Un libro di documentazione: i dati riportati e la documentazione statistica in appendice ne fanno un vero e proprio manuale per gli operatori politici, sindacali, sociali. Un libro di indicazioni politiche soprattutto per le forze di sinistra: modificare la distribuzione del reddito, agire con prelievo fiscale e prestazioni sociali per ridurre disuguaglianze e povertà, favorire la mobilità tra classi sociali e nei percorsi di vita.
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Un futuro per Roma
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Dopo la crisi del «Modello Roma», il volume, a partire da una serie di considerazioni critiche sui lavori della Commissione Marzano, offre idee e spunti di riflessione per un possibile e diverso futuro della città che superi la stretta tra edilizia e turismo come motore tradizionale del suo sviluppo. Tra gli obiettivi considerati vi è quello di fare di Roma un esempio di città sostenibile, da ripensare in una dimensione policentricae metropolitana, incentrata su un’economia verde diffusa e a forte innovazione energetica; di mettere fine all’espansione urbana nel territorio dell’Agro romano e riqualificare le periferie con un forte decentramento di attività direzionali, di beni e servizi pubblici; di fare della città un bene pubblico usufruibile da tutti i suoi cittadini; di pensare ad uno sviluppo locale che valorizzi le risorse ambientali, culturali e partecipative del territorio metropolitano.
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Educo ergo sum
10.00
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In una società dove conta solo ciò che serve a breve termine, l’educazione e l’istruzione sono oramai beni irrilevanti. La scuola pubblica, che è lo spazio fondamentale in cui tali beni prendono forma – e che non può sopravvivere se non sa guardare oltre né praticare valori duraturi –, è di conseguenza abbandonata, incompresa, diventa terreno di politiche sempre subalterne ad altri obiettivi. Eppure è un mondo animato da passioni, frustrazioni, speranze, delusioni, lotte e rinunce di adulti, bambini, adolescenti; un’umanità straordinaria che, per quanto studiata e indagata, raramente riesce a essere pienamente conosciuta. Ora Dario Missaglia, che della scuola ha fatto lo spazio di un’intera vita, ha voluto
raccontare
quel mondo dando voce a parole, sentimenti, conflitti, aspettative. Ed è un narrare in cui realtà e immaginazione si contaminano a vicenda: perché la realtà così evocata finalmente ci riconsegna per intero quel mondo complesso e restituisce credito e fiducia al compito più difficile che ogni adulto è chiamato a svolgere.
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