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Lavoro, politica e sindacato
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Fra gli studiosi di sociologia politica vi è stato a lungo il convincimento che fra collocazione di classe e comportamento elettorale vi sia un nesso quasi naturale, per cui a destra si collocherebbero i ceti medio-alti dell’imprenditoria e del lavoro autonomo, e a sinistra gli operai e vasti settori del lavoro dipendente. Alcuni studi più recenti rivelerebbero invece un’erosione progressiva di questo nesso, con settori sempre più ampi del lavoro dipendente che si spostano, in Occidente, verso i partiti neopopulisti del centrodestra. Tale ipotesi non sembra aver trovato riscontro in Italia, in occasione delle elezioni politiche del 2006, nelle quali si è registrato un relativo successo del centrosinistra tra i lavoratori dipendenti. In questo volume sono contenuti i risultati di alcune indagini recenti compiute in Italia su questi temi (Ires; Istituto Cattaneo; Swg), discussi da studiosi, sindacalisti e dirigenti politici, con particolare attenzione alle elezioni parlamentari del 2006. Un confronto ricco di informazioni e di spunti interpretativi intorno ai grandi mutamenti che negli ultimi due decenni hanno radicalmente trasformato il sistema politico italiano, sia sul versante dell’offerta posta in essere dai partiti, sia su quello della domanda di rappresentanza, sempre più complessa, espressa dalla società e dal mondo del lavoro dipendente.
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Rapporto sulla Finanza Locale del Lazio 2007
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È nella democrazia del bilancio il fondamento di una democrazia aperta al controllo del cittadino sulle scelte pubbliche. I governi regionali, non meno di quelli centrali, devono cioè essere sottoposti ad una norma democratica di verifica del loro operato: il che non significa ridurre all’impotenza il decisore politico, ma soltanto rendere chiari a tutti l’indirizzo e le conseguenze delle sue scelte. Il Rapporto sulla finanza locale del Lazio si muove in questa direzione: è uno strumento di conoscenza, e per certi versi di verifica, delle scelte finanziarie della nostra Regione. Un nuovo punto di osservazione, che mette a fuoco la realtà degli enti locali: analizzandone la dinamica di entrate e spese, l’evoluzione delle basi imponibili e gli interventi nei diversi settori di spesa, sia ordinaria sia di investimento. Il Rapporto evidenzia la preponderanza della spesa sanitaria. È in ciò la vera anomalia della finanza regionale, cui molto si chiede ma che poche risorse ha a disposizione: anche in una Regione come il Lazio, che è seconda per contributo al prodotto interno lordo nazionale. La predisposizione del Rapporto è stata curata dall’Assessorato al Bilancio, Programmazione economica e Partecipazione della Regione Lazio.
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Storia dell’Inu
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Tempi duri per l’urbanistica. Quelli più recenti sono stati anni di disinteresse e, peggio, di diffidenza per la disciplina che dovrebbe disegnare e governare correttamente la città e il territorio abitato. E non a caso, negli stessi anni, si osserva una crescente inesorabile squalificazione del paesaggio e una sempre maggiore difficoltà a garantire la necessaria efficienza delle strutture insediative. Per tentare di superare questa gravissima situazione non c’è che sostenere le ragioni dell’urbanistica, tanto più in quelle sedi (in special modo quelle politiche) dove meno se ne parla. Questo è il proposito (forse non poco ambizioso) di questo libro, nel quale sono delineate le vicende dell’Istituto nazionale di urbanistica (INU), dalla nascita alla fine del secolo da poco terminato. Su di esse, proprio oggi, sembra necessario tornare per comprendere a fondo la «crisi» della disciplina e per confermarne le ragioni. Alle quali, a giudizio dell’autore, sarà anche opportuno (e forse necessario) riconoscere una fondamentale dimensione estetica, non revocabile in dubbio se si vuole avere un ambiente insediativo fatto ad arte, ben ordinato, funzionale e quindi, in definitiva, vivibile e bello.
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Racconti lontani
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L’arte di Gianni Carino è fortemente autoriale, benché qui si presentino due racconti disegnati i cui soggetti Carino ha derivato da altri autori letterari quali Tonino Guerra e Mario Rigoni Stern. «Un ragazzo di contrada» racconta una storia di altopiano, di guerra, morte e libertà. Riconosciamo l’universo di Rigoni Stern fin dal primo tratto di disegno. Ancora più silenziosa e scabra «La scala che va verso il cielo», dove un uomo e una donna sono colti in un rapporto delicato e misterioso, venato di impalpabili flash back in punta di matita, rappresentati in un panorama di quiete e silenzio estremi. (Dalla presentazione di Dario Voltolini)
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Il cavaliere e le tasse
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Dietro le discussioni sul fisco ci sono, oltre ad interessi contrapposti e ad aspetti pratici, visioni ideologiche e concettuali che riguardano un rapporto più profondo: quello tra proprietà, individuo e Stato. Avere un quadro delle scelte valoriali è, quindi, fondamentale per comprendere l’effettiva portata delle diverse politiche fiscali. Ciò, secondo Beniamino Lapadula, responsabile del Dipartimento economico della Cgil, è tanto più importante nel momento in cui il sindacato con la piattaforma «per valorizzare il lavoro e far crescere il paese» ha sollevato con forza la necessità di rimettere mano al sistema fiscale. Occorre, infatti, ridare respiro ai salari, oggi fortemente compressi anche a causa dell’eccessivo carico tributario, e mettere a punto incentivi fiscali per favorire lo sviluppo della contrattazione di secondo livello. Bisogna pertanto riaprire il cantiere delle riforme fiscali, un cantiere che ha lavorato alacremente nel corso degli ultimi dieci anni con risultati però deludenti. La base imponibile Irpef resta troppo ristretta e riferita, nei fatti, quasi esclusivamente ai redditi da lavoro dipendente e da pensione, mentre il suo gettito è troppo elevato rispetto a quello dell’Iva. Il governo della destra, fino ad oggi, non sembra disponibile ad avviare un dialogo sociale costruttivo e a confrontarsi in modo aperto con le proposte delle grandi confederazioni sindacali. Berlusconi rischia così di ripetere l’esperienza del passato, quella cioè di una conflittualità sociale che potrebbe metterlo in serie difficoltà.
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Teresina
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Orfana, prostituta, alcolista, «artista» come spesso amava definirsi, madre di un solo figlio maschio, moglie un po’ per convenienza un po’ per affetto di un ex pugile in libertà vigilata, cattolica a suo modo e comunista a suo modo: questa è la storia di Teresina, veneziana, donna dalla straordinaria carica vitale di ironia, intelligenza, passione e voglia di vivere. Nata povera nel 1923, muore altrettanto povera nel 1980, a soli cinquantasette anni. Teresina è stata ripetutamente picchiata dal marito e dal figlio, fino alla morte, dovuta ad una combinazione fatale di cirrosi epatica e percosse dei familiari su un corpo ormai incapace di guarire dagli ematomi e dalle ferite. La sua vita disperata e la sua vitalità irriducibile nella Venezia del dopoguerra fino agli inizi degli anni ’80 sono un simbolo forte, purtroppo ancora attuale, delle grandi contraddizioni dell’Italia di pochi decenni fa ma anche della società contemporanea. Il narratore, testimone della storia di Teresina, scrive nella doppia veste di ex vicino di casa negli ultimi cinque anni di vita della protagonista, e di co-fondatore dell’associazione italiana Maschile Plurale, nata nel 2007. Il libro, scritto in collaborazione con l’associazione rEsistenze per la memoria e la storia delle donne in Veneto, è dedicato alla Giornata mondiale contro la violenza sulle donne del 25 novembre 2008.
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Napoli bene
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Dopo anni di intensa attività, un anziano professore inglese di Scienza politica va in pensione, costringendo il suo assistente universitario al precariato. Appena prima di partire per l’Inghilterra, il maestro decide di lasciare al suo discepolo un divano bianco. Il giovane comincia così un viaggio nei salotti della Napoli bene, in cerca di una degna sistemazione per l’oggetto ereditato. La ricerca diventa l’occasione per rileggere alcuni capitoli della storia sociale e politica napoletana: da Lauro a Gava, agli «opachi anni ottanta», per finire con il disincanto della Iervolino e il disastro dei rifiuti. Se Saviano ci ha accompagnato nel ventre delle periferie degradate e del sistema della camorra, Iaccarino ci racconta un’altra Napoli, quella istituzionale, quella del potere politico. Scrutando nelle maglie più nascoste della città, il libro - che si sviluppa in modo ibrido tra narrativa, finzione e dettagliato reportage sociale, una sorta di memoir di formazione intellettuale - illustra i motivi di complicità che legano la società civile all’illegalità, riflettendo sulle debolezze politiche e sulle possibili vie per risollevare le sorti della città. «La politica campana, rinchiudendosi nel salotto, aveva finito per sottovalutare la portata reale dei problemi. I cittadini avvertivano la crescente distanza, come se il personale politico avesse smesso di calpestare i suoli della città. [...] Le politiche pubbliche nell’era dei rifiuti sembravano soffrire della "sindrome del sassolino". Tutte le volte che provavamo a scrivere dei processi decisionali nella nostra regione, menzionando il nome del governatore campano, il computer lo correggeva automaticamente con "sassolino". Come se, dinanzi alla tragedia della spazzatura, ogni altra decisione, persino la più valida, si dovesse tramutare in un sassolino caduto nello stagno.»
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La Calabria brucia
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Antropologo prestato alla letteratura, nato nell’officina di «Nuovi Argomenti», Minervino racconta, con impegno civile e fuori dalle approssimazioni mediatiche, una regione dell’Italia di oggi. Immagini di una Calabria che si situa tra passato e presente, notazioni storiche e filosofiche, echi letterari, diari di viaggio e fatti di attualità commentati in presa diretta, in un flusso lavico che ricompone lo spirito di un luogo, la sua presunta e perduta identità. Con una lingua tesa, affilata, e un tono sempre caldo e partecipato, l’autore racconta i ragazzi di Paola, la fe rocia di Duisburg, il mare amato da Enzo Siciliano, la Calabria di Mario Soldati e i suoi vini, le operazioni mediatiche di Oliviero Toscani, e naturalmente i fuochi, gli incendi e i roghi che ogni anno con sinistra cadenza divampano in un paesaggio arcaico e insieme «modernissimo». Come ha scritto Franco Arminio nella prefazione al testo: «La Calabria di Minervino è una regione potente, un luogo in cui la bellezza e la devastazione della bellezza sembrano sfuggire a ogni tentativo di cercarne rimedi e ragioni». «La Calabria brucia, la Calabria va a fuoco, in tutti i sensi. Ci sono immagini, archetipi, che in questi giorni di roghi divampanti riemergono con inquietudine dall’inconscio collettivo. Sembra una prova generale dell’Apocalisse di Giovanni, in cui l’elemento dominante, come ricorda spesso James Hillman, è proprio quello del fuoco che viene dal cielo e del fumo nero che sale dalla terra e brucia ogni cosa.»
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Giuseppe Garibaldi
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La figura di Giuseppe Garibaldi riveste un ruolo particolare nella storia d’Italia. Nel libro si sottolienea la correlazione tra il mito dell’Eroe dei due Mondi e le forme di impegno sociale e politico da esso scaturite, nell’utilizzo che ne fecero i protagonisti del mondo del lavoro, nel campo associativo e rivendicativo così come sul terreno più direttamente politico e partitico. Si risale alle origini del mito popolare di Garibaldi, quando esso alimentò i caratteri del primo radicalismo italiano sul piano sociale e politico, nel paese e nell’emigrazione. Fu all’indomani dell’unificazione nazionale che le eredità di Garibaldi e le memorie dei suoi volontari influenzarono la contaminazione delle culture politiche laiche e democratiche (repubblicana in primo luogo, ma anche federalistica, massonica, socialista). Furono diverse le generazioni di volontari e quindi di «militanti» garibaldini, dal Risorgimento alla Resistenza e fino alle lotte elettorali dei primi anni della Repubblica. Volontariato e identità generazionale (tanti giovani nel nome del mito di Garibaldi) connotarono sempre le diverse ondate di garibaldini che animarono la storia italiana, facendone comunità ben riconoscibili, dotate di memorie e simboli identitari. Garibaldi non appariva solo il condottiero del Risorgimento ma il possibile simbolo di una sinistra plurale (di volta in volta democratico-repubblicana e libertaria, socialista e comunista) che intendeva accomunare la saldezza dei principi morali e umanitari alla concretezza dell’azione sociale e politica. Saggi di: Eva Cecchinato, Fulvio Conti, Marco Fincardi, Emilio Franzina, Annita Garibaldi Jallet, Mario Isnenghi, Lucy Riall, Maurizio Ridolfi, Luigi Tomassini.
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Revisioni Inail
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I cambiamenti nel campo della tutela degli infortuni e delle malattie professionali sono stati nel corso degli ultimi anni molti e, in taluni casi di difficile comprensione. Con il decreto 38/2000, per esempio, si è completamente innovato il sistema identitario del danno permanente e recenti sentenze della Cassazione hanno stravolto principi consolidati in tema di revisioni e/o aggravamenti. Alla luce di tale quadro, questo vademecum si propone di facilitare il compito degli operatori dei patronati, degli avvocati e degli specialisti, attraverso la semplificazione della problematica, realizzata con la soluzione di semplici casi che possono presentarsi quotidianamente nell’ambito del loro lavoro. Un contributo, quindi, tanto più prezioso se si considera che l’attività di tutela in questo settore si sostanzia prevalentemente in attività di contenzioso amministrativo e medico-legale.
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La storia rincorsa
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Centenari, decennali e le altre ricorrenze canoniche offrono l’occasione per parlare di fatti e personaggi del passato. A chi, da tanto tempo e in modo sistematico, si applica a questo genere di rievocazioni può venir voglia di metterle una dietro l’altra e vedere così delinearsi una trama, un percorso che dalla fine dell’Ottocento arriva ai nostri giorni. Dalla nascita delle Camere del lavoro agli eccidi proletari di Candela e Buggerru, dall’occupazione delle fabbriche alla marcia su Roma, dal delitto Matteotti alla ritirata di Russia, dagli scioperi del 1943 a Portella della Ginestra, dall’alluvione del Polesine alla «legge truffa», dalle lotte contro il governo Tambroni a Piazza Fontana. Avvenimenti politici e sindacali si alternano a fatti di cronaca e di costume, come lo scandalo de La Zanzara o il mito della Fiat 500. A segnare il cammino si ergono, come pietre miliari, i ritratti di alcuni protagonisti - Lussu, Parri, Levi, Gobetti, Di Vittorio, Santi, Lombardi e Lama - quasi a costituire un pantheon ideale dell’Italia del Novecento. Personaggi e fatti di una storia rincorsa per tener viva la memoria.
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Il carro di pickipò
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Il carro di pickipò è un’espressione nata a Napoli verso la fine della seconda guerra mondiale. Dalla stazione della città, la gente vedeva partire verso la Germania i treni dei deportati. Una scritta tedesca indicava il campo di concentramento di destinazione: un nome impronunciabile per i napoletani che provvidero, appunto, a storpiarlo in pickipò. Su quei treni gli abitanti di Napoli vedevano salire a forza centinaia di loro concittadini di ogni estrazione sociale, di cultura e religioni diverse, ammassati, pigiati, privi di tutto. Da allora in poi nel gergo napoletano l’espressione carro di pickipò si usa per indicare tante persone, con idee diverse, in partenza per un viaggio non certo agevole e la cui meta è sconosciuta, tutte con una gran voglia di tornare a casa. Il carro di pickipò è quindi la metafora moderna di un convoglio su cui si viaggia tutti insieme, senza gerarchie, con tanta voglia di vivere e di condividere un percorso che non è certo facile ma che ognuno arricchisce con le proprie diversità, uniti da quel sentimento comune che si chiama solidarietà.
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