RPS N. 1/2024
Gennaio-Aprile 2024
ISBN: 9788823025387
Descrizione
Politiche attive del lavoro e creazione diretta di nuova occupazione
  • Il lavoro tra «oscuramento teorico» e «invisibilità politica»
  • L’Europa di fronte ai radicali cambiamenti mondiali
  • Pnrr, un’occasione sprecata
Scarica indice gratuitamente
Scarica la rivista completa
Abbonati
Abbonati

TEMA Politiche attive del lavoro e creazione diretta di nuova occupazione - a cura di Andrea Ciarini e Michele Raitano
Abbonati
Introduzione
Andrea Ciarini, Michele Raitano

Abbonati
Il legame (mancante) tra politiche industriali e del lavoro
The (missing) link between industrial and labour policies
Dario Guarascio

Il contributo analizza la relazione che c’è tra politiche industriali di tipo verticale e selettivo, orientate cioè a favorire cambiamento strutturale e posizionamento dell’economia su una traiettoria di crescita superiore, e politiche del lavoro volte a promuovere la creazione di «buona occupazione». Investigando la recente evoluzione dell’economia italiana, l’articolo mostra come quest’ultima rappresenti un rilevante caso di studio per quanto riguarda il parallelo indebolimento di struttura produttiva e mercato del lavoro e, d’altra parte, la man-canza di un legame «virtuoso» tra politiche industriali e del lavoro.

ENGLISH - This paper analyzes the relationship between vertical and selective in-dustrial policies, i.e., oriented toward fostering structural change and positioning the economy on a higher growth trajectory, and labor po-licies aimed at promoting the creation of «good jobs». Investigating the recent evolution of the Italian economy, the paper shows how it repre-sents a relevant case study in terms of the parallel weakening of pro-duction structure and labor market and, on the other hand, the lack of a «virtuous» link between industrial and labor policies.

Abbonati
Verso uno schema europeo di sostegno al reddito? Le preferenze degli italiani per una politica sociale sovranazionale
Towards a European income support scheme? Italian citizens’ preferences for supranational social policy
Gregorio Buzzelli, Stefano Sacchi

Questo articolo presenta un’analisi empirica delle preferenze degli italiani relative alla crea-zione di uno schema europeo di sostegno al reddito dei disoccupati, tramite l’ausilio di un conjoint survey experiment che consente di esplorare le attitudini individuali verso mol-teplici dimensioni di policy. Inoltre, l’interazione delle dimensioni sperimentali con alcune variabili sociodemografiche e attitudinali restituisce un quadro delle preferenze di policy per vari sottogruppi dell’opinione pubblica italiana. I risultati mostrano una preferenza degli italiani per generosi contributi sovranazionali alle misure nazionali di sostegno al reddito dei disoccupati, il cui finanziamento non preveda un ulteriore aggravio fiscale e accompagnati da condizionalità lavorativa e da programmi for-mativi. Non emergono, invece, chiare preferenze in materia di governance e redistribuzione transnazionale dei fondi. Le principali divergenze attitudinali riguardano il sostegno per le condizionalità lavorative, significativamente osteggiate dagli individui potenzialmente esposti a vulnerabilità economiche reali o percepite. Tuttavia, tale polarizzazione a livello di prefe-renze non trova riscontro nelle scelte di voto.

ENGLISH - This article presents an empirical analysis of Italians’ preferences regar-ding the creation of a European scheme to support the income of the unemployed, through the use of a conjoint survey experiment that allows exploration of individual attitudes towards multiple policy dimensions. Furthermore, the interaction of experimental dimensions with certain socio-demographic and attitudinal variables provides an overview of po-licy preferences for various subgroups of the Italian public. The results show that Italians prefer generous supranational contribu-tions to national income support measures for the unemployed, whose funding does not involve additional tax burdens and is accompanied by work requirements and training programs. However, clear preferences do not emerge regarding governance and transnational redistribution of funds. The main attitudinal divergences concern support for work requirements, significantly opposed by individuals potentially exposed to real or perceived economic vulnerabilities. However, such polariza-tion in preferences is not reflected in voting choices.

Abbonati
Motori della crescita, divari regionali e cittadinanza sociale nelle regioni italiane
Engines of growth, regional disparities and social protection in the Italian regions
Anna Villa, Donato Di Carlo

Questo articolo focalizza l’attenzione sui divari territoriali nel sistema di welfare italiano alla luce degli incastri istituzionali che collegano il mercato del lavoro, l’offerta di prestazioni sociali e le funzioni economiche della spesa sociale. L’analisi condotta offre un panorama di situazioni altamente diversificate a livello nazionale, tra un gruppo di regioni (Centro-Nord) in cui i sistemi di welfare orientati supportano il mercato del lavoro e lo sviluppo di servizi orientati all’Investimento sociale (Is) e le regioni del Mezzogiorno, in cui emerge una persistente dipendenza dai trasferimenti nazionali e l’offerta di servizi più debole e limitata. In questo contesto, emerge una variabilità nella capacità dei contesti locali di implementare istituzioni efficaci che si traducano in maggiori opportunità di crescita per le persone e per i territori. Riguardo alla spesa compensativa, se da un lato non svolge funzione attivante od orientata alla qualificazione dell’offerta di lavoro e dei sistemi produttivi territoriali, dall’al-tro contribuisce a sostenere i redditi di chi o è ai margini del mercato del lavoro o in condi-zione di forte dipendenza dai trasferimenti per garantirsi una qualche forma di integrazione nella società. Queste tendenze acuiscono le fratture interne ai sistemi di welfare regionali italiani, tra aree del paese che si sentono minacciate dai tagli alle politiche redistributive e all’assistenza, ma che rappresentano una componente fondamentale ai fini della tenuta della domanda interna, oltre che per fronteggiare i maggiori rischi associati alla endemica bassa crescita, e aree più forti che beneficiano delle strategie di ricalibratura.

ENGLISH - This article focuses on the territorial disparities in the Italian welfare system in the light of the institutional links between the labour market, the provision of social services and the economic functions of social spending. The analysis carried out offers a panorama of highly diversi-fied situations at national level, between a group of regions (Centre-North), where the territorial welfare systems support the labour market and the development of a Social investment (Si) agenda, and the regions of Southern Italy, characterized by a persistent dependence on com-pensatory social transfers and a limited provision of social services. Against this background, a variability emerges in the capacity of local contexts to implement effective institutions that translate into more growth opportunities for people and territories. However, compensa-tory social expenditure contributes to support the incomes of those who are either on the margins of the labour market or highly dependent on transfers to ensure some form of integration into society. These trends are exacerbating the internal fractures in Italy’s regional welfare systems, between areas of the country that feel threatened by the cuts in redistributive policies and support, but which represent a fundamen-tal component for the purposes of maintaining internal demand and coping with the greater risks associated with endemic low growth, and stronger areas that benefit from recalibration strategies.

Abbonati
Traiettorie di lavoratori e lavoratrici vulnerabili: oltre gli stereotipi del welfare. Uno studio mixed-methods
Trajectories of vulnerable male and female workers: beyond welfare stereotypes. A mixed-methods analysis
Maristella Cacciapaglia, Marina De Angelis

L’articolo mira ad analizzare le traiettorie lavorative dei soggetti vulnerabili che hanno beneficiato o meno di politiche sociali come il Reddito di inclusione e quello di cittadinanza. Utilizzando sinergicamente metodi quantitativi e qualitativi, si integrano le analisi statisti-che descrittive di un campione rappresentativo della popolazione di beneficiari del Reddito di inclusione nel 2018 – di cui la maggior parte sono diventati beneficiari del Reddito di cittadinanza – e quelle di un campione di controllo con le evidenze di uno studio etnografico realizzato in un’area marginale del Mezzogiorno d’Italia a partire da un gruppo di indagine composto da diversi percettori del Reddito di cittadinanza, anch’essi già beneficiari del Red-dito di inclusione in molti casi. Le analisi evidenziano la frammentarietà del lavoro, data da pessime condizioni contrattuali e scarsa quantità di «giornate lavorate» che il mercato del lavoro italiano riserva alla categoria di lavoratori più vulnerabili, e restituiscono l’im-magine di lavoratori poveri, intrappolati in traiettorie lavorative discontinue se non interrotte e mai più riprese. Si sottolinea, dunque, la necessità di intervenire a livello sistemico nel mercato del lavoro, superando l’errata aspettativa che le sole politiche attive del lavoro pos-sano permettere la fuoriuscita da una condizione di vulnerabilità.

ENGLISH - This article aims to analyze the work trajectories of vulnerable indi-viduals who have or have not benefited from social policies such as the Italian «Inclusion income» and «Citizenship income». By synergistically using quantitative and qualitative methods, we integrate descriptive sta-tistical analyses of both a representative sample of Inclusion income beneficiaries in 2018, most of whom have become recipients of Citi-zenship income, and those of a control group with the evidence from an ethnographic study conducted in a marginalized area of Southern Italy. The latter is based on an investigative group composed of various Citizenship income recipients, many of whom were former Inclusion income beneficiaries as well. The research results highlight the frag-mented nature of work trajectories, resulting from poor contractual conditions and a low quantity of «working days» that the Italian labor market especially allocates to the most vulnerable category of workers. They portray an image of working poors trapped in discontinuous or permanently interrupted work trajectories. Consequently, the need for systemic intervention in the labor market is emphasized, challenging the mistaken expectation that active labor policies alone can enable an escape from a state of vulnerability.

Abbonati
L’attivazione fuori mercato nel contrasto alla povertà. I Progetti utili alla collettività: un’opportunità per chi?
Non-market activities in the anti-poverty measures. The Community service project: an opportunity for whom?
Rosangela Lodigiani, Franca Maino

Le misure di contrasto alla povertà, in specie gli schemi di reddito minimo iscritti nel para-digma del social investment e dell’attivazione, hanno incorporato in Europa la logica di fondo dell’inclusione attiva e della condizionalità. In questo solco si inserisce, con alcune specificità, l’Italia. L’articolo si concentra sui Progetti utili alla collettività (Puc), inseriti tra le forme di condizionalità e attivazione dal Reddito di cittadinanza e – guardando anche alle recenti misure introdotte dal Governo Meloni, l’Assegno di inclusione e il Supporto per la formazione e il lavoro – ne analizza l’attuazione. L’obiettivo è investigare le implicazioni che derivano dall’obbligatorietà di adesione ai Puc per tutti i beneficiari del Rdc privi di esenzioni, senza considerare l’effettivo grado di occupabilità dei percettori. Più ampiamente l’articolo si interroga sulla torsione workfarista delle politiche di contrasto alla povertà inquadrando l’Italia nel contesto europeo, utilizzando i Puc come punto di osservazione per cogliere le ambievalenze che caratterizando questo tipo di condizionalità in tensione tra welfare ordeals e capacitazione.

ENGLISH - Anti-poverty measures and minimum income schemes situated within the social investment and activation paradigm have incorporated the underlying logic of active inclusion and conditionality constraints throughout Europe. Italy fits into this vein with some specificities. The article focuses on Community service projects included among the con-ditionality and activation requirements by the Citizenship income, and – also considering the recent measures introduced by the Meloni Go-vernment, the Inclusion allowance and the Support for training and work – investigates their implementation. The aim is to scrutinize the implications that arise from the compulsory adherence to Pucs for all the Rdc recipients without exemptions, without considering the actual degree of employability of the recipients. More broadly, the article questions the workfare «twist» of anti-poverty policies, framing Italy within the European context, using the Pucs as a vantage point to cap-ture the ambivalences that characterize this type of conditionality in tension between «welfare ordeals» and empowerment.

Abbonati
I programmi di Job guarantee. Un’analisi comparativa delle esperienze pilota in Francia, Austria e Belgio
Job guarantee programmes. A comparative analysis of pilot experiences in France, Austria and Belgium
Andrea Ciarini, Maristella Cacciapaglia, Denise Padula

Nonostante la fine dell’emergenza sanitaria e la ripresa dell’economia, disoccupazione e sottoccupazione rimangono alte in molti paesi europei, così come il lavoro precario. Le fasce più svantaggiate del mercato del lavoro sperimentano da anni una condizione di forte vulne-rabilità che né i sussidi, né le politiche attive del lavoro riescono efficacemente a contrastare. Le attuali politiche manifestano l’assenza di un’integrazione con la domanda di lavoro territoriale, vista come questione di cui le politiche di welfare non si possono, né si devono occupare. La Job guarantee ribalta tale assunzione di fondo, mettendo al centro la crea-zione diretta di lavoro «dignitoso». In questo articolo vengono analizzate alcune delle prin-cipali esperienze pilota che sono attualmente in corso in alcuni paesi europei: Austria, Belgio e Francia. Dall’analisi emerge un quadro eterogeneo, con due aspetti comuni di fondo. Il primo è che l’attivazione e la promozione dell’occupabilità da sole non bastano se slegate (come è oggi) da interventi sulla domanda di lavoro territoriale. Il secondo, che la creazione diretta di lavoro sia finalizzata a garantire non solo il lavoro «dignitoso» che manca laddove il mercato non ne crea abbastanza, ma anche quello che serve ed è utile a rispondere ai bisogni insoddisfatti dei territori.

ENGLISH - Despite the end of pandemic and the economic recovery, unemploy-ment and underemployment remain high in many European countries, as well as precarious work. Low wages, lack of real job opportunities, and poor working conditions, negatively affect labour market transi-tions of the most disadvantaged segments of the labour force. Against this background neither subsidies nor active labour market policies are able to sustain employment. The main problem with these policies is the absence of any strategy for intervening in the local labour demand, seen as a problem that welfare policies cannot and should not deal with. In stark contrast to this view, the Job guarantee reverses this basic as-sumption, focusing on the labour demand and the direct creation of «decent» work. This article analyzes some of the main pilot experiences currently underway in some European countries: Austria, Belgium, France, with particular attention to their overall framework, objectives, target groups, social actors involved, the type of employment created, and the relationship with unemployment benefits and active labour market policies. What emerges is a heterogeneous picture. All share two basic aspects. The first is that activation and promotion of employabi-lity alone are not enough if they are detached (as is generally the case today) from interventions on the labour demand, especially for the most fragile categories, for whom the subsidy-work and training-work combinations are not obvious. The second is that the direct creation of work is aimed at ensuring not only the «decent» work that is lacking where the market does not create enough, but also the work that is necessary and useful to meet the unmet needs of the territories.

CHIAVE DI LETTURA
Abbonati
Una riflessione filosofica inconsueta ma necessaria: il lavoro tra «oscuramento teorico» e «invisibilità politica»
An unusual but necessary philosophical reflection: labour between «theoretical obscurity» and «political invisibility»
Laura Pennacchi

Nell’ultimo trentennio un velo di «oscuramento teorico» ha gravato sulle problematiche del lavoro, che ha portato in buona misura ad una lunga fase di «invisibilità» politica. L’articolo ne ripercorre le cause ed evidenzia come si sia oggi di fronte ad uno stridente contrasto tra il peso dell’«oscuramento teorico» e l’acutezza dello stravolgimento della vita economica e sociale provocato dai profondi cambiamenti degli ultimi anni. Per sciogliere questo paradosso bisogna chiamare a una vera e propria svolta intellettuale in grado di restituirci la carica «umanistica» trasformativa racchiusa nel lavoro, a partire dalla inscrizione delle problematiche relative in un quadro da «grande trasformazione». Pertanto, per il futuro del lavoro si conferma fondamentale l’alleanza tra filosofia e scienze umane e sociali, tra cuil’economia. Ad essere ribadita è la necessità di una rinnovata elaborazione intellettuale e culturale, in cui le innovazioni non riguardano solo il livello dei contenuti specifici, ma investono quello concettuale retrostante

ENGLISH - Over the last thirty years, a veil of «theoretical obscurity» has weighed down labour issues and to a large extent caused a long period of «political invisibility». The article traces the causes and highlights how today we are faced with a stark contrast between the weight of «theoretical obscurity» and the depth of the upheaval in economic and social life, caused by the profound changes of recent years. In order to dissolve this paradox, we need to hope for a real intellectual cleavage capable of restoring the transformative «humanistic» charge contained in the labour, starting from the inscription of the related issues in a framework similar to the «Great transformation». Therefore, the alliance between philosophy and the human and social sciences, including economics, is confirmed as fundamental for the future of labour. It is necessary to reaffirm the need for a renewed intellectual and cultural elaboration to be carried out, when innovations do not only concern the level of specific content, but invest the conceptual one behind it

ATTUALITÀ L'Europa di fronte ai radicali cambiamenti mondiali
Abbonati
Il modello sociale europeo in infinita trasformazione?
The European social model in endless transformation?
Elena Granaglia

L’articolo ripercorre alcune delle più importanti evoluzioni registrate nel modello sociale europeo, con particolare riguardo al Pilastro europeo dei diritti sociali. Quest’ultimo, riprendendo alcuni convincimenti originari del progetto europeo, è tornato a sottolineare la complementarità fra dimensione sociale e crescita nonché le ragioni intrinseche, in termini di giustizia, alla base delle politiche sociali. Il gap fra obiettivi fissati e risultati ottenuti rimane, tuttavia, elevato e nuove esigenze di intervento si profilano in presenza delle sfide poste dalla doppia transizione ecologica e tecnologica. Affrontare tale situazione richiede cambiamenti nella governance sociale dell’Unione europea nonché un’estensione delle politiche sociali sovra-nazionali europee.

ENGLISH - The article traces some of the most important evolutions recorded in the European social model, with regard to the European pillar of social rights. This latter, taking up some of the original convictions of the European project, has returned to emphasize the complementarity between the social dimension and growth as well as the intrinsic reasons, in terms of justice, in favor of social policies. The gap between expectations and actual results remains, however, high, and new needs for action are emerging in the face of the challenges posed by both the ecological and the technological transitions. Addressing this situation requires changes in Eu social governance as well as an increase in the Eu supra-national social policies.

Abbonati
Convergenza o divergenza delle strutture produttive europee?
Convergence or divergence of European production structures?
Annamaria Simonazzi

Il contributo affronta il problema della vulnerabilità dell’Europa alla luce delle due sfide della transizione verde e digitale da un lato e del cambiamento del contesto economico e politico internazionale dall’altro e analizza brevemente la risposta dell’Ue e i potenziali problemi per l’Italia. Sulla base di questa analisi si conclude che, sebbene sia chiara la necessità di una governance a livello europeo, questa dovrà gestire forti conflitti di interesse sociali ed economici tra paesi e all’interno dei paesi. La nuova politica industriale deve dunque porsi l’obiettivo prioritario di non lasciare indietro nessuno, di ridurre gli squilibri fra le regioni, i paesi e i cittadini europei per non rischiare di minare irrimediabilmente la coesione interna

ENGLISH - The article addresses the problem of Europe’s vulnerability in light of the two challenges of the green and digital transition on the one hand and the changing international economic and political order on the other; it briefly analyzes the Eu’s response to these challenges and the potential problems for Italy. It is concluded that the much needed European governance will have to manage strong social and economic conflicts of interest between and within countries. The new industrial policy must therefore set itself the priority objective of leaving no one behind, reducing imbalances between regions, countries and European citizens so as not to risk irremediably undermining internal cohesion.

DIBATTITO Pnrr, un'occasione sprecata
Abbonati
L'occasione sprecata: il Pnrr e i mali dell'Italia
The wasted opportunity: the Nrrp and Italy’s ills
Francesco Saraceno .

In "Pnrr. la grande abbuffata" Boeri e Perotti forniscono una diagnosi spietata degli errori che hanno caratterizzato la concezione e i primi passi del Pnrr italiano: la fretta, la scelta di far ricorso alla totalità delle risorse, l’incapacità di incastonare il Pnrr in un progetto di più lungo periodo sulla trasformazione della società italiana. Questo articolo ripercorre gli argomenti degli autori, in larga parte condivisibili, ed evidenzia alcune assenze nella loro analisi, in particolare riguardo alla coesione territoriale e alle politiche per il Mezzogiorno.

ENGLISH - In "Pnrr. La grande abbuffata" volume, Boeri and Perotti provide a critical analysis of the errors that have characterized the conception and early steps of the Italian Nrrp: the rush, the choice to mobilize to the entirety of resources available, the inability to embed the Nrrp in a longer-term project on the transformation of Italian society. This article retraces the arguments of the authors, largely agreeing with them, and highlights some missing points in their analysis, particularly regarding territorial cohesion and policies for the «Mezzogiorno».

Abbonati
Pnrr: un piano molto ambizioso, probabilmente troppo
Nrrp: a very ambitious plan, probably too much
Leonello Tronti

Il contributo si concentra sul Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) a partire dal libro di Boeri e Perotti (2023). Il Piano vuol essere un intervento di finanza pubblica europea e italiana dalle dimensioni poderose, animato dalla volontà di trasformare il futuro avviando le transizioni ecologica e digitale dell’economia, in un contesto di maggiore stabilità macroeconomica e di equità e tolleranza tra le varie diversità presenti nella popolazione. Ma se l’obiettivo è riportare l’economia italiana a crescere in una misura sufficiente a non frenare più lo sviluppo dell’intera Europa, la posta in gioco è anzitutto riuscire a spendere per intero l’immenso patrimonio dei fondi ottenuti, portando a termine le più di sessanta riforme messe in programma e le centinaia di migliaia di progetti previsti. L’obiettivo è molto ambizioso anche in ragione di alcune criticità di fondo che il contributo mette in evidenza: dalla fretta con cui è stato confezionato il Piano alla messa a punto di troppi progetti, spesso mal disegnati e dalle dimensioni eccessive; dagli ambiti di intervento, dove viene trascurata la centralità delle spese sociali, alle effettive difficoltà di gestione, soprattutto per una pubblica amministrazione di dimensioni ridotte e di età media parecchio avanzata, fino alla mancata previsione delle attività e delle spese necessarie ad assicurare nel tempo, dopo la fine del Piano, la manutenzione e gestione degli investimenti effettuati

ENGLISH - This article focuses on the National recovery and resilience plan (Nrrp), starting from Boeri and Perotti’s volume (Pnrr. La grande abbuffata, 2023). The Plan is intended to be a European and Italian public finance intervention of mighty dimensions, driven by the will to transform the future by initiating the ecological and digital transitions of the economy, in a context of greater macroeconomic stability and equity and tolerance among the various diversities in the population. Indeed, if the objective is to bring the Italian economy back to growth to an extent to no longer curb the development of the whole of Europe, what is at stake is first and foremost the ability of fully spending the immense wealth of funds obtained, completing the more than sixty planned reforms and the hundreds of thousands of envisaged projects. The goal is very ambitious, also because of some basic criticalities that the article highlights: the haste with which the Plan was packaged; the preparation of too many projects, often badly designed and excessive in size; the areas of intervention, in which the centrality of social spending is neglected; the actual management difficulties, especially for a public administration that is small in size and quite old in average age, the failure to forecast the activities and expenses necessary to ensure the maintenance and management of the investments made over time, after the end of the Plan

RUBRICA Autonomia differenziata. Rischi e conseguenze di una riforma
Abbonati
Autonomia differenziata e Premierato: il tentativo della Destra di sovvertire la Costituzione
Differentiated autonomy and Premiership model: the Right’s attempt to subvert the Constitution
Christian Ferrari

Il contributo si sofferma sulla posizione della Cgil in merito al disegno di legge sull’Auto-nomia differenziata. Una posizione necessariamente critica poiché per come è stato concepito aumenterà inevitabilmente i divari tra le diverse aree del paese; aggiungerà alla competizione sociale quella territoriale; frammenterà localmente le politiche pubbliche e lo farà su materie di straordinaria rilevanza strategica, a partire dalla scuola. Significa in altri termini rinun-ciare a un governo nazionale e unitario delle politiche economiche, industriali e di sviluppo del paese, a cui si aggiunge la riforma sul premierato. È l’idea della verticalizzazione dei poteri. Per contrastare tutto questo occorre dare vita a una forte coalizione anzitutto sociale e culturale che affermi un’altra idea di democrazia.

ENGLISH - The article focuses on the the Cgil’s position on the Differentiated au-tonomy bill. The opinion is inevitably critical since the bill is designed to compulsorily increase the gaps between the different areas of the country. Moreover, it will add territorial competition to social compe-tition; it will locally fragment public policies on matters of extraordinary strategic importance, starting with school system. This means, in other words, renouncing a national and unitary government of the country’s economic, industrial and development policies, in addition to the Premiership model reform. All this represents the idea of the «vertica-lization» of power. In order to counter all this, a strong coalition must be created, particularly a social and cultural one, in order to foster an-other idea of democracy.

APPROFONDIMENTO
Abbonati
«All I need is a job!» Giovani madri sole richiedenti asilo tra spinte di autodeterminazione e sfide di conciliazione
«All I need is a job!». Young single mothers seeking asylum between pushes for self-determination and challenges of work-life balance
Michela Semprebon, Giulia Storato, Francesco Della Puppa

Questo contributo approfondisce le traiettorie lavorative di madri richiedenti asilo, «ospitate» in un Centro di accoglienza straordinaria a Verona, all’interno di un progetto dedicato a madri migranti sole. Adottando una prospettiva intersezionale, il contributo ripercorre le loro narrazioni, mettendo in luce, da un lato, i loro desideri di emancipazione, dall’altro, le barriere che incontrano lungo il percorso di inserimento, soprattutto in termini di conciliazione lavoro-cura, in quanto giovani donne, migranti, con status giuridico precario e madri con figli a carico.

ENGLISH - This paper delves into the work trajectories of young single mothers seeking asylum, hosted in an Extraordinary reception center in the city of Verona (Italy), within a social project dedicated to single migrant mothers. Adopting an intersectional perspective, the paper retraces their narratives, highlighting, on the one hand, their desires for eman-cipation, and, on the other, the barriers they encounter along their path to inclusion, especially in terms of work-life balance, as young women, migrants with precarious legal status and mothers with dependent children.

Potrebbero interessarti