Copertina - RPS N. 3/2025
RPS N. 3/2025
Settembre-Dicembre 2025
ISBN: 978-88-230-2636-0
Descrizione
Pensioni. A 30 anni dalla legge 335/1995
  • I problemi aperti del contributivo
  • Disagio abitativo e politica per la casa
  • Transizione e nuovo patto sociale
  • La regolazione della finanza sostenibile in Europa
 
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TEMA Pensioni. A 30 anni dalla legge 335/1995: i problemi aperti del contributivo a cura di Angelo Marano e Michele Raitano
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Potenzialità e criticità del sistema contributivo. Un quadro introduttivo
Angelo Marano, Michele Raitano

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A trent’anni dalla Riforma. Intervista a Roberto Artoni, Pia Saraceno, Elsa Fornero, Felice Roberto Pizzuti
Paolo Andruccioli

Per il sistema previdenziale italiano il 2025 rappresenta un anniversario: è il trentennale della riforma pensionistica del 1995, che ha introdotto il sistema contributivo (legge 8 agosto 1995, n. 335). I problemi che erano all’origine di quel cambiamento sono stati risolti? Il sistema è in equilibrio e potrà avere un futuro anche per i giovani? Oppure è l’istituto stesso della pensione nella sua accezione storica che oggi rischia di essere rimesso in discussione dalla profonda e forse epocale trasformazione del mercato del lavoro? Alla domanda che si faceva in passato «avremo mai una pensione?», cosa possono rispondere i più giovani? Per capire come stanno davvero le cose abbiamo girato queste (e altre) domande a quattro protagonisti delle politiche previdenziali e studiosi della materia: Elsa Fornero, Roberto Artoni con Pia Saraceno e Felice Roberto Pizzuti. Ecco cosa ci hanno risposto in relazione alle questioni centrali della flessibilità, adeguatezza, sostenibilità ed equità del sistema e al rapporto tra sistema pubblico e previdenza integrativa.

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Le proiezioni a lungo termine del rapporto tra spesa per pensioni e Pil
Long-term projections of the pension expenditure/Gdp ratio
Gianni Geroldi

L’aumento della spesa sociale, soprattutto pensionistica, e il suo impatto sul debito pubblico tendono a spostare l’attenzione dall’efficacia e dall’equità dei modelli di protezione sociale alla loro sostenibilità finanziaria. Le dinamiche demografiche e l’invecchiamento della popolazione, sono diventate un tema centrale nel dibattito politico e tecnico, poiché tendono ad aumentare la quota di reddito da destinare alle pensioni, con conseguenze fiscali, politiche e sociali rilevanti. Per analizzare questa evoluzione, i paesi europei utilizzano un indicatore comune di sostenibilità, il rapporto tra spesa pensionistica e Pil. Molte analisi cercano di prevederne l’andamento nel lungo periodo attraverso modelli di proiezione che includono variabili demografiche, macroeconomiche, del mercato del lavoro e i cambiamenti normativi. L’articolo si concentra su questi modelli di simulazione e mette in evidenza come la fissazione di un limite massimo al rapporto spesa pensionistica/Pil implichi scelte di distribuzione del reddito che riflettono inevitabilmente giudizi di valore. Inoltre, mentre i modelli di proiezione possono essere considerati strumenti utili per stimare gli effetti di lungo periodo delle politiche pensionistiche, essi non possono però essere presi a riferimento in modo del tutto vincolante, a causa di alcune intrinseche debolezze metodologiche e per le incertezze nella previsione a lungo termine di variabili cruciali.

ENGLISH - Rising social spending, especially pension spending, and its impact on public debt are shifting attention from the effectiveness and equity of social protection models to their financial sustainability. Demographic trends and population ageing have become a central topic in political and technical debate, as they tend to increase the share of income allo-cated to pensions, with significant fiscal, political, and social conse-quences. To follow this evolution, European countries use a common sustainability indicator: the ratio of pension expenditure to Gdp. Many analyses attempt to forecast its long-term trend through projection models that include demographic, macroeconomic, labor market variables, and regulatory changes.The article focuses on these simulation models and highlights how setting a maximum limit on the pension expenditure/Gdp ratio involves income distribution choices that inevitably reflect value judgments. Furthermore, while projection models can be considered useful tools for estimating the long-term effects of pension policies, they cannot, however, be taken as a completely binding reference, due to some intrinsic methodological weaknesses and the uncertainties in the long-term forecasting of crucial variables.

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Il finanziamento del welfare attraverso il bilancio Inps
Welfare funding through the Inps budget
Angelo Marano

Il sistema italiano di welfare è incentrato su trasferimenti monetari. Un unico istituto, l’Istituto nazionale della previdenza sociale (Inps), gestisce la quasi totalità delle pensioni e degli altri trasferimenti, sia di carattere previdenziale che assistenziale. Il bilancio dell’Inps è enorme: nel 2024 ha erogato prestazioni per 413 miliardi di euro, finanziate da 250 miliardi di entrate contributive e 180 miliardi di trasferimenti dalla fiscalità generale, secondo un modello di finanziamento mediante contributi sociali, a ripartizione, della componente previdenziale e mediante trasferimenti pubblici della spesa assistenziale. Il bilancio dell’Inps appare caratterizzato da un suo equilibrio e da meccanismi di spesa e finanziamento rodati nel tempo. Tuttavia, uno sguardo più di dettaglio fa emergere anche discrasie e incongruenze. Fra queste, l’articolo evidenzia l’erosione del principio contributivo, per cui le effettive entrate contributive sono di gran lunga inferiori alle entrate teoriche. Inoltre, emergono dinamiche divergenti a livello categoriale: l’equilibrio finanziario dell’Inps è assicurato dagli attivi generati dai parasubordinati e da una parte del lavoro dipendente privato, cui continuano, fra l’altro, ad essere richiesti contributi sociali per gli assegni familiari, senza più corrispondente prestazione; d’altra parte, il lavoro autonomo, il lavoro pubblico e alcune specifiche categorie del lavoro dipendente privato mostrano importanti deficit.

ENGLISH - The Italian welfare system is centred on cash transfers. A single institution, the National Social Security Institute (Inps), manages almost all pensions and other transfers, both social security and welfare. The Inps budget is enormous: in 2024, it provided €413 billion in benefits, financed by €250 billion in contribution revenues and €180 billion in transfers from the National budget, according to a financing model of social security spending through social contributions, pay-as-you-go, and of social welfare spending through public transfers. The Inps budget appears to be characterized by a balanced structure and well-established spending and financing mechanisms. However, a closer look also reveals discrepancies and inconsistencies. Among these, the article highlights the erosion of the contributory principle: actual contribution revenues are far lower than theoretical revenues. Furthermore, divergent dynamics emerge at the category level: the Inps’s financial balance is ensured by the surpluses generated by self-employed workers and by a portion of private sector employment, who, among other things, continues to be required to pay social secu-rity contributions for family allowances, without any corresponding benefits; on the other hand, self-employment, public sector employment, and some specific categories of private sector employees show significant deficits.

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Quale indicizzazione per quale pensione?
Which indexation for which pension?
Nicola Salerno

Negli ultimi tempi, l’indicizzazione delle pensioni si è ritagliata un posto tutto suo nel dibattito di politica economica, non solo per i picchi di inflazione raggiunti nel 2008 e soprattutto nel 2022 e 2023, ma più in generale per la consistenza che anche tassi di inflazione «normali» (inferiori o a ridosso dell’obiettivo della Bce) hanno su uno stock di spesa maturo, per la maggior parte composto da pensioni calcolate col criterio retributivo, che è la principale voce del welfare system e del bilancio pubblico e che è previsto in ulteriore crescita nel prossimo decennio. Quello dell’indicizzazione è diventato un tema dentro il tema più ampio delle pensioni, con delle specificità sue e anche delle distinte possibilità di manovra. La prima parte di questo contributo è dedicata a ripercorrere le misure che, dal 1995 a oggi, hanno riguardato le regole di indicizzazione. Successivamente, si passano a esaminare le pronunce della Corte costituzionale, dalle quali emerge una crescente consapevolezza che su questo tema il punto di Diritto non può rimanere separato da quello di Economia. Infine, si propongono brevi considerazioni per la politica economica.

ENGLISH - Recently, pension indexation has become an important topic in economic policy debates, not only because of the inflation peaks in 2008 and, above all, in 2022 and 2023, but also in cases of normal inflation peaks, i.e. below or close to the Ecb’s target. Even in these cases, in fact, the stock of expenditure, consisting mainly of pensions calculated on the basis of earnings, is significantly affected. This will also be the case in the future, because earnings-related pensions are the main item in the welfare system and the public budget, and are expected to grow further over the next decade. Indexation is an issue within the broader issue of pensions, which have certain specific characteristics and certain possibilities for government’s action. The first part of this article summarises the policies on indexation rules from 1996 to the present day. It then examines the rulings of the Constitutional Court, which has progressively demonstrated that the Law cannot be separated for Economics in relation to this issue. At the end of the article, the reader will find some political economy suggestions.

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Dinamiche dei redditi da lavoro e da pensione in Italia: un’analisi per generazioni
Intergenerational inequalities in an ageing welfare state: labor and pension income dynamics in Italy, 1977-2022
Carlo Mazzaferro, Martina Griseri

Il contributo analizza l’evoluzione della posizione relativa di lavoratori e pensionati in Italia tra il 1977 e il 2022, in un contesto di cambiamenti demografici, riforme pensionistiche e trasformazioni del mercato del lavoro. I risultati evidenziano un’inversione strutturale di tendenza: i pensionati hanno visto crescere redditi e sicurezza economica, mentre i lavoratori – specie i più giovani – hanno sperimentato stagnazione salariale, maggiore disuguaglianza e rischio di povertà. Innestandosi nel dibattito già aperto in letteratura, lo studio sottolinea il ruolo congiunto delle riforme del sistema pensionistico e del mercato del lavoro e richiama la necessità di politiche coordinate per bilanciare sostenibilità finanziaria e adeguatezza sociale.

ENGLISH - The study analyses the evolution of the relative income position of workers and pensioners in Italy between 1977 and 2022, within a context of demographic change, pension reforms, and labour market transformations. Based on Shiw-Ha data from the Bank of Italy, the results highlight a structural reversal of trends. On the one hand, pensioners have experienced rising incomes and improved economic security, while workers – especially younger cohorts – have faced wage stagnation, increasing inequality, and a higher risk of poverty. Building on the existing literature, our study emphasises the joint role of pension system reforms and labour market changes, and calls for coordinated policies to balance financial sustainability with social adequacy.

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Mercato del lavoro debole e diseguale e storie lavorative fragili: quali conseguenze per il sistema pensionistico italiano?
A weak and unequal labour market and fragile employment stories: what are the consequences for Italian pension system?
Michele Raitano

Dopo aver ragionato sul legame fra remunerazione del fattore lavoro e finanziamento del welfare pubblico e aver richiamato i tratti principali dell’evoluzione del mercato del lavoro italiano, l’articolo fa uso di evidenze raccolte in una ricerca in corso per valutare quanti fra i lavoratori e le lavoratrici entrati in attività dalla metà degli anni novanta in poi rischino di ricevere al pensionamento una prestazione di importo molto limitato qualora la loro traiettoria di carriera non evolva in modo positivo negli anni a venire.

ENGLISH - After discussing the link between labour income and welfare state funding and reviewing the main features of the evolution of the Italian labour market, the article uses evidence gathered in ongoing research to assess how many workers who entered the labour market from the mid-1990s onwards are likely to receive a very limited pension if their career trajectory will not evolve positively in the coming years.

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Innalzamento dell’età pensionabile, salute e disuguaglianze in Italia
Raising the Retirement Age, Health, and Inequalities in Italy
Chiara Ardito, Giuseppe Costa, Angelo d'Errico, Roberto Leombruni

L’articolo esamina la relazione tra innalzamento dell’età pensionabile, salute e disuguaglianze sociali nel contesto italiano, integrando i risultati del progetto «The health equity impact of increasing age of retirement: the contribution of Italian longitudinal studies», finanziato dal Ministero della Salute, con la letteratura nazionale e internazionale. Le evidenze prodotte dimostrano che il prolungamento della vita lavorativa può avere effetti avversi sulla salute mentale, sulla salute fisica e cardiovascolare, e sulla mortalità. Ritardare l’uscita dal lavoro tende ad amplificare rischi sanitari e disuguaglianze, colpendo in misura maggiore i lavoratori esposti a carichi fisici e psicosociali più elevati, con peggiore salute pregressa e provenienti da contesti socioeconomici svantaggiati. L’analisi documenta anche l’esistenza di significativi spillover verso altri comparti dello Stato sociale, tra cui invalidità, disoccupazione e welfare familiare, che risultano anch’essi fortemente differenziati lungo il gradiente socioeconomico e contribuiscono a ridimensionare parte dei risparmi previdenziali attesi. Nel complesso, i risultati suggeriscono la necessità di riforme pensionistiche più eque e flessibili, capaci di riconoscere le differenze nella capacità lavorativa e nella salute tra gruppi sociali, e di integrare le politiche previdenziali con interventi mirati nei contesti lavorativi, nei sistemi di cura e nel sistema sanitario.

ENGLISH - This article examines the relationship between increases in the retirement age, health, and social inequalities in the Italian context, integrating the results of the project «The health equity impact of increasing age of re-tirement: the contribution of Italian longitudinal studies», funded by the Ministry of Health, with the national and international literature. The evidence produced shows that extending working life may have adverse effects on mental health, physical and cardiovascular health, and mortality. Delaying exit from the labour market tends to amplify health risks and social inequalities, particularly among workers exposed to high physical and psychosocial demands, those with poorer pre-ex-isting health, and individuals from disadvantaged socioeconomic backgrounds. Moreover, the analysis documents the existence of significant negative spillovers to other areas of the welfare state – such as disability benefits, unemployment, and family welfare – which are themselves strongly stratified along the socioeconomic gradient and partly offset the expected savings in pension expenditure. Overall, the findings suggest the need for fairer and more flexible pension reforms, capable of recognising differences in work ability and health along the social gradient, and of integrating pension policies with targeted interventions in the fields of work, care, and the healthcare system.

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Il profilo di genere nei Rendiconti sociali del Civ dell’Inps
The gender profile in the Social Reports of the Inps Civ
Roberto Ghiselli

A partire dai Rendiconti sociali del Civ dell’Inps, l’articolo evidenzia come il divario di genere persista lungo tutto il ciclo di vita: dalle scelte educative, con una maggiore presenza femminile nei licei e in discipline umanistiche, alla fase lavorativa, dove le donne affrontano maggiore disoccupazione, contratti precari e salari più bassi, accentuati dalla maternità. Il divario si riflette poi nelle pensioni, con differenze persistenti nonostante una loro riduzione, che però è legata al calo del valore delle pensioni maschili e non alla crescita di quelle femminili. Servizi di conciliazione, congedi e sostegni economici restano insufficienti e disomogenei. Ad emergere è la necessità di politiche integrate su famiglia, lavoro e servizi per promuovere parità effettiva e coesione sociale.

ENGLISH - Based on Inps Social Reports, the article highlights how the gender gap applies to the entire life cycle. This occurs from educational choices, with a greater female presence in secondary schools and human scien-ces, to the world of work, where women face higher unemployment, precarious contracts and lower wages, partly due to motherhood. This gap also applies to pensions, where persistent differences remain de-spite their reduction, which is linked to the decline in men’s pensions rather than to the increase in women’s ones. Reconciliation services, leave and financial support are still insufficient and uneven. There is therefore a need for integrated policies on family, work and services to promote effective equality and social cohesion.

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Una manovra orientata all’austerità: taglio della spesa sociale e assenza di politiche per la crescita
An austerity-oriented Budget Law: cuts in social spending and a lack of policies for growth
Lara Ghiglione

La Legge di Bilancio 2026 si inserisce in un contesto di crisi strutturali multiple: stagnazione economica, crescita delle disuguaglianze, indebolimento del welfare e crisi demografica. La manovra privilegia la rapida riduzione del deficit pubblico attraverso il contenimento della spesa primaria e la restrizione dell’intervento pubblico, accompagnati da un incremento della spesa militare. In un’economia stagnante, tale impostazione rafforza una traiettoria di austerità che comprime la domanda interna e riduce la capacità redistributiva delle politiche sociali, senza affrontare i nodi strutturali di crescita e qualità dell’occupazione. Il Pnrr viene utilizzato prevalentemente come strumento di copertura finanziaria. Il sottofinanziamento di sanità e istruzione accentua le disuguaglianze nell’accesso ai dirittisociali. Sul piano fiscale, l’assenza di interventi sul drenaggio fiscale trasferisce il costo dell’inflazione sui redditi medio-bassi. In ambito previdenziale, l’irrigidimento dei requisiti e l’eliminazione della flessibilità in uscita aumentano il rischio di povertà previdenziale,in particolare per giovani, donne e lavoratori con carriere discontinue, rendendo centrale il tema di una pensione contributiva di garanzia come strumento di riequilibrio sociale e intergenerazionale.

ENGLISH - The 2026 Budget Law comes amid multiple structural crises: economic stagnation, growing inequality, weakening welfare and demographic crisis. The budget measures prioritise rapid reduction of the public def-icit through primary spending cuts and restrictions on public intervention, accompanied by an increase in military spending. In a stagnant economy, this approach reinforces austerity measures that suppress do-mestic demand and reduce the redistributive capacity of social policies, without addressing the structural issues of growth and job quality. The Nrrp is mainly used as a financial cover. Underfunding of health and education exacerbates inequalities in ac-cess to social rights. On the fiscal front, the lack of measures to tackle tax drainage shifts the cost of inflation onto low and middle incomes. In the area of social security, the tightening of requirements and the elimination of flexibility in retirement increase the risk of social security poverty, particularly for young people, women and workers with discontinuous careers, making the issue of a guaranteed contributory pension central as a tool for social and intergenerational rebalancing.

ATTUALITÀ Disagio abitativo e politica per la casa
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Le politiche abitative in Italia (1900-2025): ricostruzione storica e sfide attuali
Housing policies in Italy (1900-2025): historical reconstruction and current challenges
Vanessa Regazzi

La questione abitativa ha storicamente avuto un ruolo marginale nel sistema di welfare italiano, collocandosi in un equilibrio instabile tra intervento pubblico e dinamiche di mercato. L’articolo ricostruisce l’evoluzione delle politiche abitative sociali in Italia dall’inizio del Novecento a oggi, evidenziando continuità e discontinuità nei paradigmi di intervento e nelle logiche di governo, in dialogo con il dibattito politico e accademico. L’analisi si articola attorno alla trasformazione degli strumenti di intervento, all’evoluzione delle categorie interpretative e ai principali nodi critici del dibattito attuale (destinatari, modelli di governance e tensioni tra sostenibilità economica ed equità sociale). Particolare enfasi è posta sull’Edilizia residenziale sociale (Ers) e alla cosiddetta «fascia grigia», per la quale si propone una stima del bacino potenziale a livello nazionale. Nel complesso, il contributo rileva che, a fronte di un arricchimento del dibattito scientifico, le politiche pubbliche continuano a dimostrare una limitata capacità di risposta strutturale alla crisi abitativa, sottolineando l’urgenza di un approccio integrato e multilivello al welfare abitativo.

ENGLISH - The housing issue has historically played a marginal role in the Italian welfare system, occupying an unstable equilibrium between public intervention and market dynamics. This article reconstructs the evolution of social housing policies in Italy from the early 20th century to the present day, highlighting both continuity and discontinuity in intervention paradigms and government logic, in dialogue with political and academic debate. The analysis focuses on the transformation of intervention tools, the evolution of interpretative categories and the main critical issues in the current debate (target groups, governance models and tensions between economic sustainability and social equity). The study places particular emphasis on social residential building (Edilizia residenziale sociale, Ers) and the so-called «grey area» of beneficiaries, providing an estimate of the potential pool at national level. In conclusion, the contribution observes that, despite an enrichment of the scientific debate, public policies continue to demonstrate a limited capacity for structural response to the housing crisis, thus emphasising the urgency of an integrated and multi-level approach to housing welfare.

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Una nuova politica per la casa e l’abitare
A new policy for housing and living
Daniela Barbaresi

Il disagio abitativo, in forte crescita nel paese, rappresenta una condizione sempre più diffusa e strutturale che richiede con urgenza nuove politiche abitative da inquadrare nell’ambito di quelle più complessive di coesione, inclusione sociale e sostenibilità. Occorre ripensare le città e i territori in termini generali per offrire le risposte necessarie a garantire i diritti delle persone e delle famiglie: dagli studenti agli anziani, dalle persone con disabilità alle giovani coppie, in relazione ai loro concreti bisogni abitativi e sociali, al diritto allo studio e al diritto a un reddito giusto e dignitoso. Sono necessarie politiche che consentano di abitare e vivere in città verdi, solidali e sostenibili dal punto di vista sociale, economico, energetico e ambientale, e che garantiscano il diritto alla casa ma anche il diritto di vivere in un quartiere, in un territorio, in una comunità accoglienti, solidali, inclusivi e sicuri. Occorre dunque una politica che agisca sia a livello centrale che locale con una strategia complessiva per affrontare i nodi del disagio abitativo con interventi e risorse adeguate, considerando la casa come una infrastruttura sociale indispensabile, potenziando e progettando soluzioni da inserire in più ampi processi di rigenerazione urbana, in particolar modo nelle aree metropolitane dove la tensione abitativa è più alta.

ENGLISH - Housing crisis, which is growing rapidly in the country, is an increasingly widespread and structural condition that urgently requires new housing policies within the broader context of cohesion, social inclusion and sustainability. We need to reshape cities and territories in general terms in order to provide the answers needed to guarantee the rights of individuals and families (from students to elderly), people with disabilities and young couples, in relation to their specific needs: housing, social needs, the right to education, and the right to a fair and decent income. We need policies enabling people to live in green, cooperative and sustainable cities from a social, economic, energy and environmental point of view, guaranteeing not only the right to housing bur also the right to live in a welcoming, supportive, inclusive and safe neighbourhood, dis-trict, and community. We need a style of politics acting at both central and local level, with a comprehensive strategy to tackle housing problems with appropriate measures and resources. We need to consider housing as an essential social infrastructure, strengthening and designing solutions to be included in broader urban regeneration processes, particularly in metropolitan areas, where housing pressure is highest.

DIBATTITO. Transizione e nuovo patto sociale (Andrea Ciarini, Verso un nuovo patto sociale. Lavoro, welfare e sostenibilità ecologica nella doppia transizione, Donzelli, Roma, 2025)
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Note sull’insostenibilità della transizione
Notes on the unsustainability of the transition
Mirco Di Sandro

Il contributo propone una lettura critica del libro di Andrea Ciarini (2025), focalizzando l’attenzione sulle ambivalenze del paradigma della sostenibilità nella doppia transizione (ecologica e digitale) e sulle trasformazioni del lavoro, la crisi del welfare e i divari territoriali. A fronte dell’inadeguatezza delle politiche di reddito e delle strategie di crescita «verde» orientate all’offerta nel contenere la riproduzione delle disuguaglianze, il contributo approfondisce la proposta di Ciarini di adottare un nuovo welfare eco-sociale radicato nei territori, fondato sulla prossimità, sul lavoro utile e decente e su un «moltiplicatore ecosociale» in grado di connettere servizi universali, occupazione dignitosa e sostegni salariali. L’obiettivo è pervenire ad un nuovo patto sociale che coinvolga Stato, mercato e società civile, fondato su coesione territoriale, prossimità e equità.

ENGLISH - The paper offers a critical reading of Andrea Ciarini’s book (2025), fo-cusing on the ambivalences of the sustainability paradigm within the twin transition (ecological and digital) and on the transformations of work, the crisis of the welfare system, and territorial disparities. In light of the inadequacy of income policies and «green» growth strategies – supply-oriented – in addressing the reproduction of inequalities, the paper delves into Ciarini’s proposal to adopt a new eco-social welfare model rooted in local territories, based on proximity, meaningful and decent work, and an «eco-social multiplier» capable of connecting uni-versal services, dignified employment, and wage supports. The over-arching aim is to articulate a new social pact involving the state, the market, and civil society, grounded in territorial cohesion, proximity, and equity.

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Per una transizione giusta: welfare eco-sociale, territori e nuove coalizioni sociali
Towards a fair transition: eco-social welfare, territories, new social coalitions
Maurizio Busacca

L’articolo propone una recensione critica del volume Verso un nuovo patto sociale (2025) di Andrea Ciarini, collocandolo nel dibattito sulla «policrisi» europea. Il testo decostruisce la narrazione della doppia transizione (ecologica e digitale) promossa dal Green Deal, evidenziando come l’attuale approccio basato sulla crescita verde rischi di esacerbare le disuguaglianze sociali e territoriali senza risolvere l’emergenza climatica. Ciarini supera il paradigma produttivista proponendo un modello di welfare eco-sociale fondato su due pilastri: i Servizi di Base Universali e la Job Guarantee. Questi strumenti mirano a de-mercificare i bisogni fondamentali (trasporti, energia, cura) e a creare occupazione pubblica utile, disaccoppiando il benessere dalla crescita del Pil e dallo sfruttamento illimitato delle risorse ambientali. Il lavoro sottolinea infine il ruolo cruciale dei territori come laboratori di innovazione e la necessità di nuove coalizioni sociali (sindacati, ambientalisti, terzo settore) per attuare questa transizione giusta, definendo l’opera una bussola essenziale per orientare le politiche pubbliche oltre la logica neoliberista.

ENGLISH - This article reviews Andrea Ciarini’s Verso un nuovo patto sociale (2025), framing it within the context of the European «polycrisis». The text challenges the double transition (ecological and digital) narrative of the Green Deal, arguing that the current green growth approach risks deep-ening social and spatial inequalities without effectively addressing the climate emergency. Ciarini proposes a shift beyond the productivist paradigm towards an «eco-social welfare» model built on two pillars: Universal Basic Services and a Job Guarantee. These instruments aim to de-commodify essential needs (transport, energy, care) and create useful public employment, decoupling well-being from Gdp growth and form the unlimited exploitation of environmental resources. The review highlights the pivotal role of territories as innovation hubs and the necessity of broad social coalitions (unions, environmentalists, civic movements) to drive this fair transition. The book is presented as a vital compass for policymakers, offering concrete tools to navigate the transition by integrating social justice with planetary boundaries.

APPROFONDIMENTO
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Quale sostenibilità sociale? Un’analisi critica della regolazione della finanza sostenibile in Europa
What Social Sustainability? A Critical Analysis of Sustainable Finance Regulation in Europe
Tiziana Nupieri , Giulia Salaris

Il contributo indaga le rappresentazioni della sostenibilità sociale veicolate all’interno del quadro regolativo europeo in materia di finanza sostenibile. Attraverso la ricostruzione del percorso che ha condotto il settore finanziario a confrontarsi con le questioni socioambientali, l’analisi si concentra sul ruolo svolto dai gruppi consultivi della Commissione europea nella definizione del concetto, con particolare attenzione a due documenti elaborati dalla Piattaforma per la finanza sostenibile (Psf) nel periodo 2020-2022. Adottando l’approccio analitico del référentiel, lo studio mette in luce le rappresentazioni cognitive e normative che orientano la visione di sostenibilità sociale promossa dagli esperti coinvolti nel processo regolativo. I risultati evidenziano una tendenza prevalente a concepire tale dimensione come fattore funzionale alla crescita economica, più che come elemento costitutivo del benessere collettivo.

ENGLISH - This paper explores the representations of social sustainability con-veyed within the European regulatory framework on sustainable fi-nance. By reconstructing the trajectory that led the financial sector to engage with socio-environmental issues, the analysis focuses on the role played by the European Commission’s advisory groups in shaping the concept, with particular attention to two key documents produced by the Platform on Sustainable Finance (Psf) between 2020 and 2022. Employing the analytical approach of the référentiel, the study highlights the cognitive and normative representations that underpin the under-standing of social sustainability promoted by the experts involved in the regulatory process. The findings suggest that social sustainability is often viewed primarily as a tool for economic growth rather than as a means to promote overall well-being.

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