L’articolo analizza il lavoro nascosto che alimenta l’Intelligenza Artificiale (IA), sostenendo che essa non determini la fine del lavoro umano, ma ne ridefinisca la forma in senso precario, frammentato e invisibilizzato. A partire dalla tassonomia del modello PVI (Preparazione, Verifica, Imitazione), vengono esaminate le mansioni svolte da milioni di data worker nelle catene globali dell’IA, mettendone in luce il carattere strutturale e permanente. Lungi dall’essere un processo di sostituzione tecnologica, lo sviluppo dell’IA si fonda su strategie di esternalizzazione e svalutazione del lavoro che riproducono le gerarchie del capitalismo digitale e le disuguaglianze tra Nord e Sud globale. In questo quadro, le retoriche apocalittiche della «fine del lavoro» non mirano soltanto a occultare lo sfruttamento della manodopera, ma anche a indebolire i potenziali tentativi di sindacalizzazione. Tuttavia, l’emergere di pratiche di organizing tra i cosiddetti «operai dei dati» mostra come tali strategie risultino parzialmente vanificate. Il contributo propone infine un’agenda di ricerca-azione volta a intrecciare analisi critica e prospettive sindacali transnazionali, indicando nella regolazione del data work e nella mobilitazione collettiva dei lavoratori condizioni indispensabili per uno sviluppo dell’IA orientato alla giustizia sociale e alla democrazia del lavoro.
ENGLISH - The article examines the hidden labor underpinning Artificial Intelligence (AI), arguing that AI does not signify the end of human work but rather its reorganization into precarious, fragmented, and invisible forms. Building on the PVI model (Preparation, Verification, Imitation), it analyzes the tasks performed by millions of data workers across AI’s global production chains, emphasizing their structural and permanent role. Far from being a process of technological substitution, AI development relies on outsourcing and the devaluation of labor, reproducing digital capitalism’s hierarchies and the inequalities between the Global North and South. Within this framework, apocalyptic «end of work» narratives function not only to obscure labor exploitation but also to undermine potential unionization efforts. Yet, the proliferation of organizing practices among so-called «data workers» demonstrates how these strategies are increasingly challenged. The article advances a research-action agenda that combines critical analysis with transnational union perspectives, highlighting the regulation of data work and collective worker mobilization as necessary conditions for a socially justand democratic development of AI.
L’articolo affronta il tema dell’impatto dell’IA sul lavoro, partendo da una prospettiva che considera la tecnologia non neutrale, ma parte di un processo di rafforzamento delle strutture di potere dominanti, a partire dal capitalismo. L’autrice si interroga su quali siano le trasformazioni che l’IA determina sull’organizzazione del lavoro, in particolare nelle fabbriche, cioè laddove, storicamente, è stato più esplicito il conflitto tra Capitale e Lavoro. Mentre si attende la «fine del lavoro», l’ipotesi di fondo è che, invece, si stia determinando un processo di intensificazione del lavoro, attraverso l’uso dei dati digitali, l’estrema parcellizzazione delle mansioni e l’interiorizzazione del controllo. Si tratterebbe di una lunga catena di sfruttamento tecnologico, che va dai micro-workers del sud globale alle fabbriche digitalizzate nei paesi più industrializzati. Di fronte a questo quadro, l’autrice si interroga su quali siano i compiti – vecchi e nuovi – del sindacato.
ENGLISH - The article deals with the impact of AI on work, starting from a perspective that considers technology not as neutral, but as part of a process of reinforcing dominant power structures, beginning with capitalism. The author questions the transformations that AI causes in work organisation, particularly in manufacturing, where the conflict between Capital and Labour has historically been most explicit. While we await for the «end of work», the underlying hypothesis is that, instead, a process of work intensification is taking place through the use of digital data, the extreme fragmentation of tasks and the internalisation of surveillance. This would be a long chain of technological exploitation, ranging from micro-workers in the global south to digitised factories in the most industrialised countries. Faced with this scenario, the author questions what the old and new tasks of trade unions should be.
L’articolo analizza l’evoluzione del capitalismo contemporaneo attraverso il prisma delle piattaforme digitali e del management algoritmico. Le piattaforme non rappresentano una rottura con il passato industriale, ma una sua radicalizzazione, in continuità con il modello lean e il toyotismo. Il management algoritmico, basato su raccolta dati, automazione e controllo in tempo reale, ridefinisce le relazioni lavorative, accentuando la flessibilità, la frammentazione e la precarietà. L’articolo esplora anche le forme di auto-organizzazione dei lavoratori migranti e le sfide normative emergenti, proponendo un nuovo quadro di tutele universali che superi la dicotomia tra lavoro subordinato e autonomo. Un focus specifico è infine dedicato al caso italiano, dove dati quantitativi e testimonianze qualitative mostrano la complessità e l’ambivalenza del lavoro su piattaforma, tra opportunità di inclusione e nuove forme di vulnerabilità.
ENGLISH - The article examines the evolution of contemporary capitalism through the lens of digital platforms and algorithmic management. Platforms are not a rupture from industrial models but rather a radicalization of lean production and Toyotism. Algorithmic management – based on data collection, automation, and real-time control – reshapes labor relations by increasing flexibility, fragmentation, and precarity. The article also explores migrant workers’ self organization and the emerging regulatory challenges, advocating for a new framework of universal protections that transcends the traditional divide between dependent and independent work. A specific focus is dedicated to the Italian case, where both quantitative data and qualitative insights reveal the complexity and ambivalence of platform work, balancing inclusion opportunities with new forms of vulnerability.
L’articolo fornisce un resoconto empirico e qualitativo del cambiamento tecnologico nell’organizzazione del lavoro nei contact center in Italia. Il quadro illustrato mette in luce l’ampia gamma di applicazioni di intelligenza artificiale (IA) nel settore, informandoci empiricamente delle ambivalenti implicazioni per i lavoratori, e di come tali implicazioni siano influenzate dalle catene del valore e dalle risorse di potere a disposizione di lavoratori e sindacati. La trattazione si basa su sei casi di studio selezionati all’interno della filiera delle Telecomunicazioni e ripartiti sui due gruppi che si distinguono per il posizionamento ricoperto nella catena del valore: (i) i contact center interni ai gestori dei servizi di telefonia; (ii) i contact center che operano in outsourcing. Fra i due gruppi emerge un impatto asimmetrico e sfavorevole al segmento in outsourcing, dove la perdita di posti di lavoro, l’intensificazione dei ritmi e il monitoraggio intrusivo si presentano con forza e frequenza. Il quadro tracciato respinge le letture tecno-deterministiche del cambiamento tecnologico, indicando invece un collegamento stretto tra la political economy del settore, le traiettorie di innovazione tecnologica e gli effetti prodotti. Laddove il costo del lavoro pesa più sui margini di rendimento e le risorse di potere (istituzionali e associative) a disposizione dei sindacati risultano deboli, è più probabile che l’ingresso dell’IA giochi a sfavore del lavoro.
ENGLISH - The article provides a qualitative-empirical account about technological change in the organization of work in contact centers in Italy. The picture below highlights the wide range of artificial intelligence (AI) applications in this sector. It informs us empirically of the ambivalent implications for workers, and how these implications are affected by the value chain and the power resources available to workers and trade unions. The discussion is based on six case studies selected within the Telecommunications sector and divided into two groups that are distinguished by their sition in the value chain: (i) the contact centers of the telephone service providers; (ii) the contact centers outsourced. Between the two groups, there is an asymmetric impact that is unfavourable to the outsourcing segment, where work substitution, pace intensification and intrusive monitoring are more pronounced and frequent. Where labour costs weigh more heavily on margins of performance and the power resources (institutional and associative) available to trade unions are weak, it is more likely that the entry of AI will play against work.
Il contributo analizza le implicazioni dell’intelligenza artificiale in relazione alle discriminazioni di genere. Si evidenzia come bias nei dati, prevalenza maschile nei processi di programmazione e opacità dei sistemi contribuiscano alla riproduzione di stereotipi e disuguaglianze. Particolare attenzione è rivolta all’impatto sul mercato del lavoro femminile e al quadro regolatorio europeo, con riferimento all’AI Act. L’analisi si conclude sottolineando la necessità di approcci educativi, culturali e giuridici capaci di garantire un utilizzo inclusivo e rispettoso dei diritti fondamentali. Viene altresì rimarcata l’urgenza di una maggiore presenza femminile nei settori Stem, condizione essenziale per influenzare i processi di progettazione algoritmica. L’IA, in definitiva, costituisce un banco di prova decisivo per il futuro delle democrazie e per la piena realizzazione del principio di uguaglianza.
ENGLISH - The paper examines the implications of artificial intelligence in relation to gender discrimination. It highlights how biased data, the predominance of men in programming processes, and the opacity of systems contribute to the reproduction of stereotypes and inequalities. Particular attention is given to the impact on women’s employment and to the European regulatory framework, with specific reference to the AI Act. The analysis concludes by stressing the need for educational, cultural, and legal approaches capable of ensuring an inclusive and rights-based use of new technologies. The urgency of a stronger female presence in Stem fields is also emphasized, as a key condition to influence algorithmic design processes. Ultimately, AI represents a decisive test for the future of democracies and for the full realization of the principle of equality.
L’articolo analizza l’ascesa e il declino dell’utopia della doppia transizione – «verde» e digitale – mettendo in luce come la promessa di prosperità sostenibile, fondato sulla convergenza tra innovazione tecnologica e protezione ambientale, si vada frantumando. Attraverso una genealogia congiunta di «digitalizzazione» e «sviluppo sostenibile», si mostra come – a partire dagli anni Ottanta – tali processi abbiano trasformato il capitalismo, intrecciando crescita economica, espropriazione della natura e ridefinizione del lavoro. Si sottolinea inoltre il ruolo degli immaginari legati alla digitalizzazione green: da un lato l’idea della sostituzione del lavoro umano con quello delle macchine, dall’altro la prospettiva di una sua emancipazione grazie all’automazione. Entrambe risultano funzionali all’occultamento delle gerarchie sociali, razziali e di genere che strutturano il capitalismo contemporaneo, in cui il lavoro più svalutato – manuale, di cura, migrante – rimane centrale, eppure invisibile. Si propone infine una critica degli effetti materiali e degli immaginari sociali della doppia transizione, avanzando piuttosto la plausibilità di una «giusta transizione» capace di legare ecologia e lavoro in un progetto comune.
ENGLISH - The article analyses the rise and fall of the utopia of the twin transition – «green» and digital – highlighting how the promise of sustainable prosperity, based on the convergence of technological innovation and environmental protection, is crumbling. Through a joint genealogy of «digitalisation» and «sustainable development»è, our investigation shows how, since the 1980s, these processes have transformed capitalism, intertwining economic growth, the expropriation of nature and the redefinition of work. The role of imaginaries linked to «green» digitalisation is also emphasised: on the one hand, the idea of replacing human labour with machines, and on the other, the prospect of its emancipation through automation. Both serve to conceal the social, racial and gender hierarchies that structure contemporary capitalism, in which the most devalued work – manual, care and migrant labour – remains central, yet invisible. Finally, we propose a critique of the material effects and social imaginaries of the twin transition, advancing instead the plausibility of a «just transition» capable of linking ecology and labour in a common project.
Questo lavoro è frutto di una riflessione sulle IA generative nata dall’incrocio di due prospettive: quella di chi traduce testi stranieri in italiano e quella di chi traduce il pensiero in immagini, nell’attuale contesto di radicale trasformazione dei processi produttivi dell’industria culturale e, più precisamente, dell’editoria. Assumendo il punto di vista del lavoro creativo di traduzione letteraria e il lustrazione, si esplorano i meccanismi e le possibili conseguenze – sull’organizzazione del lavoro autoriale e creativo, sulla cultura e sulla società – dell’introduzione massiccia dell’IA generativa nella produzione dell’editoria li braria e periodica. Per quanto riguarda l’organizzazione del lavoro, si esaminano le implicazioni a monte e a valle del processo produttivo, per mostrare le nuove strategie di produzione ed estrazione di valore rese possibili dall’applicazione di IA. Si procede con una riflessione sulle trasformazioni in ambito culturale, adottando un approccio critico per dimostrare l’esigenza di una visione antropologica e la non neutralità dello sviluppo tecnologico in questione. Si conclude presentando alcune possibili soluzioni alla luce dei principali rischi in termini di impatto sociale.
ENGLISH - This paper is the result of a reflection on generative AI at the intersection of two perspectives: that of those who translate foreign texts into Italian and that of those who translate thought into images, in the current context of ical transformation of the way in which the cultural industry – more specifically: publishing – works. Taking the perspective of literary translation and illustration as creative la bor, the paper explores the inner mechanisms and possible consequences – on the organization of creative work, on culture and on society – of the massive introduction of generative AI into the production of book and periodical publishing. Regarding the organization of labor, the upstream and downstream implica tions of the production process are examined to show the new strategies of value production and extraction made possible by the application of AI. The paper then ponders the transformations happening in the cultural sphere, taking a critical approach in order to demonstrate the need for an anthropo logical view and the non-neutrality of such a technological development. Fi nally, it presents some possible solutions in light of the main societal risks.
L ’articolo esamina la relazione tra sistemi educativi e intelligenza artificiale, categorizzandola in cinque domini d ’azione: sovranazionale, nazionale, singole istituzioni, livello classe/corso e livello personale. Sottolinea che la comprensione di questa relazione dipende dalla chiarificazione degli obiettivi educativi, se formare cittadini informati o fornire competenze per il mercato del lavoro. Vengono identificati tre tipi principali di IA nell ’educazione: Aied (Artificial Intelligence in Education), alfabetizzazione all ’IA e impatto organizzativo amministrativo. Il dibattito pubblico spesso si concentra su principi astratti (come il controllo umano e la privacy) trascurando questioni essenziali quali la trasparenza procedurale e la responsabilità democratica. A livello sovranazionale, organizzazioni come l ’Unesco e l ’Ue mirano a stabilire linee guida etiche, tuttavia l ’AI Act europeo è largamente inefficace a causa di varie eccezioni. L ’influenza delle grandi aziende tecnologiche pone sfide significative all’autonomia educativa nazionale, che diventa cruciale per sviluppare politiche democratiche di alfabetizzazione digitale. Le singole istituzioni gestiscono aspetti organizzativi, mentre l’IA a livello di classe offre personalizzazione dell ’apprendimento ma rischia discriminazioni sociali e monitoraggio invasivo. A livello personale, educatori e studenti sperimentano un cambiamento nei metodi di insegnamento e apprendimento, particolarmente con l’IA generativa. L ’articolo critica la nozione di «apprendimento personalizzato» come strumento ideologico che rinforza le disuguaglianze sociali. Conclude evidenziando la mancanza di prove scientifiche che supportino l’efficacia dei sistemi digitali nel migliorare il successo educativo, sottolineando la necessità di decisioni politiche chiare sugli obiettivi educativi per valutare correttamente l ’impatto dell’IA.
ENGLISH - The article examines the relationship between educational systems and artificial intelligence, categorizing it into five action domains: supranational, national, individual institutions, classroom/course level, and personal level. It emphasizes that understanding this relationship hinges on clarifying educational objectives - whether to train informed citizens or provide job market skills. Three main AI types in education are identified: Aied (Artificial Intelligence in Education), AI literacy, and organisational-administrative impact. The public debate often centers on abstract principles (like human control and privacy) while overlooking essential issues such as procedural transparency and democratic accountability. At the supranational level, organizations like Unesco and the Eu aim to set ethical guidelines, yet the European AI Act is largely ineffective due to various exceptions. The influence of large tech companies poses significant challenges to national educational autonomy, which becomes crucial for developing democratic digital literacy policies. Individual institutions handle organizational aspects, while classroom-level AI offers learning personalization but risks social discrimination and invasive monitoring. On a personal level, educators and students experience a shift in teaching and learning methods, particularly with generative AI. The article critiques the notion of «personalized learning» as an ideological tool that reinforces social inequalities. It concludes by highlighting the lack of scientific evidence supporting the effectiveness of digital systems in enhancing educational success, stressing the need for clear political decisions on educational goals to evaluate AI’s impact correctly.
L’intelligenza artificiale attraversa la sua terza «primavera», caratterizzata dall’avvento dell’IA generativa e dall’accelerazione impressa dal lancio di ChatGPT nel 2022. A differenza delle precedenti stagioni, l’attuale fase di sviluppo appare destinata a un impatto duraturo anche grazie alla convergenza con altre tecnologie digitali quali Big Data, cloud computing e reti a banda ultralarga. Questo ecosistema tecnologico sta determinando trasformazioni profonde nel mercato del lavoro. Questo breve contributo si propone di analizzare queste trasformazioni passando in rassegna la letteratura scientifica che ha esaminato gli impatti dell’intelligenza artificiale sulle competenze e sull’occupazione. Vengono illustrati i due principali approcci metodologici sviluppati dalla ricerca internazionale: l’analisi task-based, che scompone le professioni nei compiti che le compongono per valutarne l’esposizione all’automazione, e l’analisi dei job posting online, che monitora l’evoluzione della domanda di competenze. Dal le evidenze esaminate emerge come l’IA colpisca prevalentemente lavoratori qualificati con mansioni cognitive avanzate, diversamente dalle precedenti ondate di automazione che interessavano principalmente il lavoro manuale. Per quanto riguarda specificamente il contesto italiano, si rilevano le criticità peculiari legate al significativo mismatch di competenze, al declino demografico e alla concentrazione territoriale dell’innovazione, sottolineando la necessità di politiche formative mirate e di un attento monitoraggio delle dinamiche del mercato del lavoro nella transizione digitale, bilanciando le opportunità di produttività con i rischi di ampliamento delle disuguaglianze.
ENGLISH - Artificial intelligence is undergoing its third «spring», driven by generative AI and accelerated by the launch of ChatGPT in 2022. Unlike earlier waves, this phase is likely to have lasting effects thanks to its convergence with Big Data, cloud computing, and ultra-broadband networks, reshaping labor markets. This article reviews the literature on AI’s impact on skills and employment, focusing on two main approaches: task-based analysis, which measures the automation risk of specific job components, and online job-posting analysis, which tracks shifts in skill demand. Evidence shows that AI predominantly affects skilled workers in advanced cognitive tasks, contrasting with past automation targeting manual labor. In Italy, the challenges are compounded by skills mismatches, demographic decline, and geographically concentrated innovation. Addressing these requires targeted training policies and close monitoring of labor market dynamics to harness productivity gains while mitigating risks of widening inequality.
Il presente saggio analizza il processo di contrattazione sulla riduzione dell’orario di lavoro all’interno di due grandi aziende metalmeccaniche in Italia, studiandone altresì le conseguenze in termini di qualità del lavoro. Lo studio rivela in primo luogo la necessità per i sindacati di possedere un elevato livello di comprensione tecnica dell’organizzazione del lavoro nella propria azienda e di coinvolgere in maniera diretta la forza lavoro durante tutta la fase negoziale. La valutazione dei lavoratori e delle lavoratrici in merito ai regimi di riduzione d’orario, ove è stato possibile raccoglierla, si è rivelata generalmente positiva, soprattutto alla luce dell’allungamento dei periodi di recupero e della maggiore disponibilità di tempo libero. Ciononostante, in entrambi i casi di studio, il rischio di dover scambiare la riduzione dell’orario di lavoro con un possibile peggioramento di altre componenti della qualità del lavoro non è stato del tutto evitato. Tale logica di scambio, più evidente del primo caso ma più limitata nel secondo, è legata al vincolo della produttività e rappresenta un limite significativo alla sostenibilità di modelli riduzione dell’orario di lavoro raggiunti attraverso la contrattazione collettiva.
ENGLISH - The paper analyses collective bargaining on working time reduction in two large metalworking companies in Italy, also studying the consequences of adopting reduced working hours in terms of job quality. The study reveals, first and foremost, that it is necessary for the unions to have a high level of technical understanding of work organisation in their workplace and to directly involve the workforce throughout the negotiation process. Workers’ assessment of working time reduction schemes, where it was possible to collect it, was generally positive, especially in light of the lengthening of recovery periods and the increased availability of free time. However, in both case studies, the risk of having to trade off reduced working hours against a possible worsening of other components of job quality was not completely avoided. This trade-off, more evident in the first case but more limited in the second, is associated with the productivity constraint and represents a significant limitation to the sustainability of working time reduction schemes obtained through collective bargaining.
Lo studio esplora come le caratteristiche del modello di governance nazionale e la qualità delle relazioni industriali influenzino la transizione verde delle piccole e medie imprese (Pmi) del settore gomma in due territori del Nord Ovest italiano. La ricerca si basa su interviste qualitative con testimoni privilegiati e sull’analisi di fonti secondarie relative agli interventi di governo e ai progressi delle Pmi rispetto agli obiettivi verdi. I risultati evidenziano l’assenza di relazioni industriali partecipative come fattore critico, insieme a carenze gestionali e centralizzazione decisionale. Le Pmi italiane affrontano scenari di transizione puntiformi, che rischiano di amplificare i divari territoriali, settoriali e organizzativi.
ENGLISH - This study investigates how the characteristics of the national governance model and the quality of industrial relations influence the green transition of small and medium-sized enterprises (SMEs) in the rubber sector across two territories in north-western Italy. The research is based on qualitative interviews with key informants and an analysis of secondary sources concerning government interventions and the progress of SMEs in relation to green objectives. The findings highlight the absence of participatory industrial relations as a critical issue, alongside managerial shortcomings and decisionmaking centralisation. Italian SMEs are facing dotted transition scenarios, which risk exacerbating territorial, sectoral, and organisational disparities.